30 novembre 2013

31° TFF _ day 7

Giovedì.
Siamo quasi alla fine di questo festival, e io inizio ad essere un po' confusa. Forse la differenza nemmeno si nota, in fondo.
Giornata di film un po'... meh, come tutto il festival, per quanto mi riguarda.
Per caso ho già detto che la direzione di Virzì non mi convince?
Comunque, siamo alle battute finali. Ho in programma la visione di altri 9 film, e poi, anche per quest'anno, la pratica TFF può considerarsi archiviata.
Ma veniamo al riassunto di oggi.

LUTON (Grecia 2013)

La vita di tre persone che apparentemente non hanno nulla in comune si sussegue in una vuota routine: un uomo di mezza età titolare di un emporio, che lavora svogliatamente e che come regalo di compleanno riceve dalla moglie una scopata sul tavolo della sala da pranzo, uno studente apatico oppresso da una coppia di genitori (separati?) borghesi e autoritari, un'avvocato non troppo in carriera smaniosa di cazzo, dialoghi ridotti all'osso, come ridotti all'osso sono i rapporti umani dei protagonisti. Sembra non succedere nulla fino agli ultimi agghiaccianti cinque minuti, in cui si scopre che i tre, anche se non si capisce come quando e perché si sono incontrati, qualcosa in comune purtroppo ce l'hanno, e il film assume una nuova - terrificante - luce.
Dopo l'annichilente Miss Violence, un'altra pellicola greca che riesce a disturbare.
Se il risultato della crisi porta alla realizzazione di film interessanti, ben venga. 

A WOMAN AND WAR (Giappone 2013)

Credo sia, al momento, il peggior film visto dall'inizio del festival. E, a giudicare dalla gente che ha abbandonato la sala prima della fine, non devo essere l'unica a pensarla così.
Siamo in Giappone, verso la fine della seconda guerra mondiale, dove si incrociano i destini di una prostituta frigida ma alla costante ricerca del piacere, di un poeta che decide di vivere con la donna fino alla fine della guerra, considerandola la sua bambola e di un reduce, sposato e padre di famiglia, tornato dalla guerra senza un braccio. 
Io non so se all'epoca il Giappone sia stato bombardato col viagra, resta il fatto che in questo film il sesso la fa da padrone, al punto da infastidire. E/O disturbare, a seconda dei casi. 
Il reduce, da quando è tornato, ha dei problemi sessuali, ma scoprirà, tentando inutilmente di difendere una donna che sta per essere stuprata da tre uomini, di eccitarsi con la violenza. 
Dopo aver allontanato moglie e figlio da casa, col pretesto di proteggerli, inizierà a stuprare e uccidere giovani donne, attirandole con l'inganno di poter acquistare riso a prezzo scontato. 
Le scene di stupro non vengono risparmiate e alla terza inizi ad averne i coglioni pieni, tanto sai già che quando lo stupratore monco incontrerà la puttana frigida, lei godrà come non mai.
Quando lei, nella fase post orgasmica gli proporrà "facciamolo ancora" lui, sdegnato, le risponderà "tu sei matta!". 
E certo, perché tu invece sei normale. 
Nessun sentimento, nessuna morale.

INSIDE LLEWYN DAVIS (USA 2013)
L'ultimo film dei fratelli Coen è un film... carino.
Ma, essendo dei fratelli Coen, per me carino non è sufficiente.
Una settimana circolare (il film inizia dove finisce, o viceversa) nella vita di Llewyn Davis, cantante folk spiantato nel Greenwich Village all'inizio degli anni 60, alla ricerca di un successo che sembra non arrivare mai, attraverso una serie di eventi, incontri e scontri in cui esce sempre sconfitto. Non ha una casa e dorme sul divano di chi è disposto ad ospitarlo, il suo discografico non lo paga, i suoi amici Jean e Jim lo trattano con sufficienza, soprattutto Jean (Carey gattamorta Mulligan), che gli rivela di essere incinta, costringendolo a pagarle l'aborto, la sorella lo reputa un fallito, come il viscido proprietario del locale in cui si esibisce.
Lui galleggia fra frustrazione e sensi di colpa, e sembra quasi che gli piaccia.
L'ironia per fortuna non manca, almeno quella. Bella fotografia, e, mi piacerebbe poter dire altrettanto della colonna sonora. Ma la musica folk mi provoca attacchi narcolettici.
Poteva esser peggio. Poteva essere country.
Però il gatto è bravissimo.

LA PLAGA (Spagna 2013)

Ambientato nella provincia catalana, il film d'esordio di Neus Ballùs ci mostra l'esistenza di cinque personaggi che vivono la loro quotidianità, in un paesaggio desolato. E desolante.
Laurie è un lottatore moldavo che lavora per Raul, un coltivatore le cui piantagioni vengono attaccate dalla mosca bianca, Maria è un'anziana signora che viene ricoverata in un ospizio, dove verrà accudita dalla generosa Rose, ragazza filippina che lavora nella struttura. Sulla strada che costeggia i campi di Raul, che Rose percorre quotidianamente per recarsi al lavoro, c'è Maribel, prostituta senza clienti..
E niente.
Il cinema che racconta la vita. Quando la vita non ha niente da dire.

LA DANZA DE LA REALIDAD (Cile/Francia 2013) 

Alejandro Jodorowsky torna al cinema dopo 23 anni.
Se ne sentiva il bisogno? Per quanto mi riguarda anche no.
Anche qua l'inizio lasciava ben sperare, ma dopo tre minuti ho capito che avrei sofferto per due ore.
Una sorta di autobiografia visionaria (molto visionaria, pure troppo) e compiaciuta che, più che l'infanzia del piccolo Alejandro, spesso affiancato dallo Jodorowsky contemporaneo che dispensa perle di saggezza come un demiurgo dei poveri, racconta la vita del padre Jamie (interpretato dal figlio di Jodorowsky, ma nel cast il regista deve aver infilato più o meno tutta la famiglia), un ebreo ateo e comunista affascinato dalla figura di Stalin, sposato ad una donna che si esprime solo attraverso gorgheggi lirici, convinta che il figlio sia la reincarnazione del padre e bla bla bla.
Ci sarà senz'altro chi griderà al  capolavoro.
No, non guardate me.
Grottesco e ridondante, con alcune scene che sfiorano inutilmente il ridicolo. 

29 novembre 2013

31° TFF _ day 6

EL LUGAR DE LAS FRESAS (Italia/Spagna 2013)
Maite Vitoria Daneris, regista spagnola, è arrivata a Torino nel 2005. E subito è rimasta affascinata dal mercato di Porta Palazzo. 
Una notte, quando vede arrivare Lina, anziana contadina di San Mauro, che inizia a piazzare la sua verdura sul banco, decide di riprenderla nello svolgimento del suo lavoro.
La donna, esile e curva (ché, come dice il vecchio adagio popolare, la terra è bassa) si tira un culo senza senso, aiutata dal marito, che però vorrebbe che Lina smettesse di lavorare.
Quando al mercato compare Hassan, arrivato dal Marocco, la donna lo assumerà al banco per aiutarla nel suo lavoro. 
Un incontro di due culture, che Maite riprende con delicata naturalezza.
Interessante. Edificante. 

CANIBAL (Spagna 2013) 

Guardare Canibal quando la sera hai in programma una cena di tutta carnazza al ristorante argentino può non essere un'ottima idea. Ma a pensarci bene guardare Canibal tout court è una scelta sbagliata.
Carlos è un elegantissimo sarto di Granada, riservato, taciturno, irreprensibile e, ovviamente, insospettabile.
Peccato che nel suo frigo ci sia solo carne, e che questa carne provenga dai corpi delle donne che uccide nella sua casa di montagna e poi fa a pezzi. 
Quando eliminerà Alexandra, la sua nuova vicina di casa, una massaggiatrice rumena, la sorella, preoccupata per il silenzio, inizierà a cercarla, bussando anche alla porta di Carlos. 
Che, per qualche strano motivo, inizierà a provare interesse nei confronti della donna, finendo addirittura per innamorarsi di lei, lui, incapace di amare. 
L'inizio sembra promettere bene, con l'incidente per procurarsi la prima vittima, peccato che, dopo i primi cinque minuti il film si trascini (per quasi due ore) a fatica fino alla fine. Che io fino all'ultimo mi aspettavo il colpo di scena capace di rivalutare un film soporifero, e invece un cazzo proprio. 
Non fa paura, non disturba, non angoscia, non fa innervosire, insomma, non fa nulla.
A parte farti perdere tempo. 

THE GRAND SEDUCTION (Canada 2013)

Nel cast c'è Taylor Kitsch. 
Devo aggiungere altro?
Ma si, dai. C'è anche Brendan Gleeson. 
Il futuro di Tickle Cove, piccola comunità che ha sempre vissuto di pesca, è legato all'insediamento di un'importante fabbrica, che, come regola, dispone che sull'isola sia garantita la presenza di un medico.
Ma sono otto anni che la ricerca di un medico non produce risultati.
Quando il dottor Lewis (Kitsch) viene fermato all'aeroporto con della cocaina, l'ex sindaco di Tickle Cove, che aveva abbandonato la comunità per cercare lavoro in città ed è diventato addetto al controllo dei passeggeri in aeroporto, lo spedisce per un mese a Tickle Cove. Qua sarà compito di Murray (Gleeson) assicurarsi che il dottore voglia stabilirsi in paese e continuare ad esercitare la professione.
Per farlo non esiterà a ricorrere ad ogni tipo di espediente.
Ennesima commedia leggera, gradevolissima.
Che, diciamocelo, io mi sono anche un po' rotta i coglioni di poliziotti depravati e corrotti, fanatici religiosi, serial killer, bambine rapite stuprate e ammazzate, vendette private, cannibali e sarcazzo cos'altro. E ho voglia di leggerezza. 
E The Grand Seduction è davvero perfetto.

THE REPAIRMAN (Italia 2013)



Ascanio Libertetti è un ingegnere (interpretato da Daniele Savoca, molto convincente) che sembra vivere in un mondo tutto suo. Non butta via niente, e per vivere ripara macchine da caffè, ha un gruppo di amici uno più odioso dell'altro, e ci si stupisce quasi di come Scanio non sia diventato un serial killer sterminandoli tutti senza pietà.
Mentre sta seguendo un corso per recuperare i punti della patente, quando l'istruttrice gli chiede di spiegare il motivo per cui è lì, parte il racconto di Scanio, dettagliatissimo, di come i ladri gli abbiano prima "preso in prestito" l'auto e, per scusarsi, gli abbiano lasciato un biglietto sul parabrezza in cui gli offrivano una cena al Baluardo (ristorante stellato michelin di Mondovì dove - fra le altre cose - sono stata portata a cena per il mio compleanno, l'anno scorso. Frega un cazzo? Fa lo stesso). Salvo rientrare a casa e scoprire che, mentre era a cena, i ladri gli hanno svaligiato l'alloggio, lasciandogli soltanto Felipe, il suo cactus.
Così decide di trasferirsi a casa di Helena, la fidanzata. E, fra alti e bassi, onde elettromagnetiche e problemi di insonnia, incapacità di relazionarsi con il mondo reale e frequentazione degli odiosissimi amici, sempre pronti a criticarlo e prenderlo per il culo, ricerca di un lavoro "serio", visite allo zio panettiere, la vita di Scanio si sussegue senza affanni, perchè Scanio è sempre tranquillo e rilassato. 
Ambientato nella provincia di Cuneo, fra Carrù e Mondovì, il film è diretto da Paolo Mitton, piemontese trapiantato a Londra.
Pervaso di garbata ironia, io l'ho apprezzato, trovandolo molto carino.

28 novembre 2013

31° TFF _ day 5

2 AUTOMNES 3 HIVERS (Francia 2013)


Storia a capitoli ed incastri, raccontata in prima persona dai protagonisti al pubblico, sulla complessità dei rapporti di coppia a partire da Arman, attorno a cui ruotano Amelie, la donna che ama, dal loro primo incontro (o scontro) al parco, mentre entrambi stanno facendo jogging, passando a Benjamin, migliore amico di Arman, colpito da un ictus a 30 anni, la sua riabilitazione, e l'amore con Katia, la sua giovane ortofonista, il logorio dei rapporti, fra alti e bassi e personaggi di contorno, come il depresso cugino di Katia, che, abbandonato da Marie, tenterà di suicidarsi, la prima volta imitando Ian Curtis, la seconda Jeff Buckley... 

THE WAY WAY BACK (USA 2013)




Il coming of age di Duncan, quattordicenne timido ed introverso, costretto a trascorrere le vacanze estive nella casa al mare di Trent, il nuovo compagno della madre, che lui detesta (Steve Carrell, che per una volta non veste i panni dello sfigato ma dello stronzo a tutto tondo) e la figlia adolescente dell'uomo.
Quando in un bar conosce Owen (ennesima grande prova di Sam Rockwell, sempre in grande spolvero), manager di un parco acquatico, inizierà a frequentarlo, e - di nascosto dalla madre - a lavorare nel parco, stringendo amicizia con l'uomo e con tutto il resto dello staff, in un'estate che lo aiuterà a maturare e ad acquistare una maggiore consapevolezza del suo potenziale. 
Commedia davvero gradevole che da noi uscirà con il titolo "C'era una volta un'estate". 

WRONG COPS (USA 2013)

Appartengo alla scuola di pensiero per cui una seconda possibilità è dovuta a tutti. 
Così, nonostante l'anno scorso io abbia patito tantissimo "Wrong" di Quentin Dupieux, quest'anno ho voluto dare una chance a Wrong Cops.
Ben mi sta.
Se l'anno prossimo Quentin Dupieux tornerà al TFF io lo eviterò con tutte le mie forze, sappiatelo. 
In caso contrario ho già dato disposizioni alla Tiz e alla bionda affinché mi percuotano con il programma del festival arrotolato. 
Le vicende di un gruppo di poliziotti disgustosi, ripugnanti e patetici. C'è quello che spaccia erba nascondendola all'interno di topi morti, quello che compone orribile musica tecno sperando che abbia successo, quello ossessionato dalle tette che non esita a minacciare con la pistola giovani donne che ferma con un pretesto, quello le cui foto in divisa, mentre viene inculato da un carcerato vengono pubblicate su una rivista gay, che finirà inavvertitamente nelle mani della figlia tredicenne... ecc.ecc. 
Il più normale di tutti è Marylin Manson. E io non aggiungo altro.
Anzi, sì.
Wrong Cops sucks.   

PRINCE AVALANCHE (USA 2013)


Diretto da David Gordon Green, Prinche Avalanche è l'inutile remake americano di un altrettanto abbastanza inutile film islandese, vincitore del TFF un paio di anni fa, "Á annan veg", che già non mi aveva entusiasmato all'epoca. 
Dall'Islanda al Texas. 
Per il resto il film è identico. 
Con la differenza che uno dei protagonisti è quel minchione di Emile Hirsch, che io tollero solo se muore o se lo picchiano fortissimo. E qua ovviamente nessuna delle due opzioni viene presa in considerazione. 
Se proprio avete voglia di annoiarvi un po', almeno fatelo con l'originale. 

27 novembre 2013

31° TFF _ day 4

T H E   H U S B A N D   (Canada 2013)








Henry lavora e bada al piccolo Charlie, suo figlio. Alyssa, la sua compagna, è in carcere, arrestata per aver fatto sesso con un suo alunno minorenne. 
Mancano un paio di settimane alla sua scarcerazione ed Henry, sempre più tormentato dalla gelosia e da un senso di umiliazione che non riesce a placare, decide che vuole incontrare il ragazzo e, dopo essersi licenziato, inizierà a pedinare il giovane, che considera suo rivale, sempre più arrabbiato e incapace di affrontare la situazione. 
Una commedia amarognola che mischia rabbia e perdono.

A L C E S T E   A   B I C Y C L E T T E   (Francia 2013)








Serge è un affermato attore che da un po' di anni si è ritirato dalle scene, andando a vivere all'ile de Rè. Viene raggiunto da Gauthier, suo amico, attore nonché  star di una serie TV, che gli propone di tornare a recitare Il Misantropo. 
Serge è titubante, ma acconsente a provare la parte. 
E, mentre provano, scambiandosi le parti, fra i due si innesca una specie di battaglia verbale, e il testo di Molière diventa un canovaccio perfetto per dare sfogo alle loro insicurezze, dando loro l'occasione per uno scambio di accuse reciproche, che si accentueranno dopo aver conosciuto Francesca, arrivando a compromettere la loro amicizia. 
Allegramente cinico, con un ottimo cast composto da Fabrice Luchini, Lambert Wilson e Maya Sansa.

S W E E T W A T E R   (USA 2013)


Potevo forse lasciarmi sfuggire un revenge pulp western con Ed Harris? Ovvio che no. 
Strizzando l'occhio a Tarantino il regista realizza un film sanguinario e divertente che sicuramente non aggiunge nulla al genere, ma lo fa con scanzonata leggerezza, e il risultato è - per quanto mi riguarda - più che soddisfacente. 
Un'ex prostituta, Sarah, che ha sposato un uomo onesto, un sedicente uomo di legge che si fa chiamare "profeta" dai suoi fedeli, una setta di fanatici disposti a credergli e uno sceriffo sui generis arrivato in città per indagare sulla misteriosa scomparsa di due fratelli diretti a Santa Fe, di cui si è persa ogni traccia mentre attraversavano le terre del profeta, oltre alla altrettanto inspiegabile scomparsa del marito di Sarah, scatenerà l'implacabile vendetta della donna. 
Nel cast, oltre al già citato e sempre mitico Ed Harris nella parte dello sceriffo Cornelius Jackson, troviamo la splendida January Jones nella parte di Sarah.

F R A N C E S   H A   (USA 2012)




Un elegante film in bianco e nero ambientato a New York, reso piacevole, grazie anche alla simpatia della protagonista, (Greta Gerwig), la Frances del titolo, che arrivata quasi alla soglia dei 30 anni, non ha ancora trovato una sua precisa collocazione nel mondo. Ballerina precaria in una compagnia, viene esclusa dal balletto di natale, rompe con il fidanzato per non lasciare sola Sophie, proprio nel momento in cui questa decide di trasferirsi a Tribeca con un'altra ragazza, e successivamente va a vivere con il fidanzato in Giappone. Frances si sente tradita e dovrà iniziare a badare a se stessa, dapprima affittando una stanza nell'alloggio di Lev e Benji, due figli di papà pseudo-artisti che non hanno mai problemi a trovare i soldi per l'affitto, a differenza della ragazza, che si adatta a fare i lavori più umili e non riesce a sbloccare alcuna situazione, né lavorativa, né sentimentale, essendo, come le ripete sempre Benji, undateable.
Bello.

T H E   S T A G   (Irlanda 2013)
Divertente commedia irlandese - che dovrebbe arrivare in sala anche da noi, prima o poi - che si sviluppa nell'arco di un week end, quello dell'addio al celibato di Fionan, organizzato dietro insistenza di Ruth, la sua futura moglie. I cinque amici decidono di partire per un week end in montagna a contatto con la natura, e fin qua non ci sarebbe nessun problema, fino al momento in cui Ruth chiede che, all'addio al celibato partecipi anche suo fratello, detto The Machine, individuo spregevole e volgare detestato cordialmente da tutto il resto del gruppo. 
I tentativi di depistaggio ovviamente falliranno e il branco eterogeneo si ritroverà a passare due giorni in cui, superate le ostilità iniziali il gruppo si metterà a nudo - non solo in senso metaforico - scoprendo che lo spregevole fratello non è poi così pessimo come credevano.
Finale forse un po' telefonato e un tantino melenso, ma, nel complesso, ci può stare.

25 novembre 2013

31° TFF _ day 3

Bello guidare per Torino la domenica mattina, la città è deserta. Il fatto che io sia uscita di casa all'ora in cui solitamente esco per andare in ufficio facciamo finta che non conti. Colazione da Talmone, e poi via, ad aspettare l'apertura del cinema.
Sotto i portici di via Roma ho visto un barbone che parlava al cellulare. E la cosa mi ha lasciato alquanto perplessa, non so a voi. 
Il primo film della giornata è un po' un'incognita, trattandosi di un film indiano.
U G L Y   (India 2013)
Che, a dispetto del titolo, non è affatto un brutto film, e i suoi 128 minuti non si fanno sentire nemmeno per un momento, impegnata come sei a capire chi, fra tutti i grandissimi minchioni che si dividono la scena, sia il peggiore. Il fatto che non sia brutto ovviamente non lo risparmia dall'essere pieno di un sacco di brutta gente.
Ma brutta proprio.
Il rapimento della piccola Kali, lasciata da sola in macchina da suo padre, Rahul, aspirante attore irresponsabile, mette in moto un meccanismo dove ritrovare la bambina sembra l'ultimo dei problemi, dato che tutti sono impegnati ad accusarsi a vicenda, in un desiderio di rivalsa personale e di vendetta privata.
Così il capo della polizia, uomo violento e rude, nuovo compagno dell'ex moglie di Rahul, dapprima sospetta del padre, convinto che abbia nascosto lui la bambina, poi accusa il suo migliore amico che nel frattempo pensa di approfittare della situazione, chiedendo un riscatto di due milioni di rupie. In un susseguirsi di equivoci e falsi indizi, le indagini sembrano non procedere in nessuna direzione, tanto che anche lo zio della bambina decide di chiedere un riscatto di cinque milioni. La madre, donna depressa e totalmente succube del nuovo compagno, pensa di sfruttare la situazione, e, chiedendo al padre i soldi del riscatto, decide a sua volta di fare la cresta, facendolo diventare di sei milioni e mezzo.
Anche qua la polizia non ne esce benissimo, ma, in questo film made in Bollywood, ingarbugliato ma atipico (mancano - fortunatamente - lustrini e balletti e nella colonna sonora ) non si salva davvero nessuno.

B I G   B A D   W O L V E S   (Israele 2013)
La musica che accompagna e sottolinea la bellissima scena iniziale basta da sola a far crescere l'angoscia. Mentre gioca a nascondino con una coppia di amici, una bambina scompare.
La polizia (tanto per cambiare) indaga. Ferma un sospettato, professore di religione, che però è costretta a rilasciare, a causa di un "eccesso di zelo" durante l'interrogatorio da parte di uno dei detective.
Quando il cadavere della ragazzina verrà ritrovato in un bosco, decapitato, il poliziotto, estromesso dal caso, deciderà di seguire l'uomo che era stato fermato e liberato, in una specie di indagine parallela.
Ma, contemporaneamente, anche il padre della vittima è alla ricerca di vendetta, e, dopo aver catturato sia il professore sia il poliziotto, non esiterà a sottoporre l'uomo, che continua a proclamarsi innocente, ad atroci torture, con dita spezzate e unghie strappate. Un film teso e nerissimo, ma farcito di dialoghi carichi di pungente ironia, e, nonostante il finale amarissimo, si riesce anche a ridere.

LA   S E D I A   DELLA   F E L I C I T A'   (Italia 2013)

Iniziato con 20 minuti di ritardo, con tanto di banda, presentazione di attori, costumisti, fotografi, mancavano giusto le comparse, l'ultimo film di Carlo Mazzacurati è una commedia ruffiana e prevedibile, che tenta di far ridere, piena di clichè e di luoghi comuni, incentrata su un'estetista oberata dai debiti, a cui una detenuta in punto di morte ha rivelato l'esistenza di un tesoro nascosto. Cosa che però ha detto anche al prete della prigione, arrivato per l'estrema unzione.
La ragazza, con l'aiuto di un tatuatore (con meno tatuaggi di me, roba che non sta né in cielo né in terra) inizierà la caccia al tesoro, ecc.ecc.ecc.
Indovinate un po' come va a finire?
Ecco. Esatto.

A U   N O M   D U   F I L S   (Belgio 2012)












Pellicola belga che, in maniera abbastanza grottesca, parla di preti pedofili e integralismo cristiano.
Un film che sicuramente farà discutere per il tema trattato, che, oltre alla pedofilia, sempre opportunamente coperta dalla chiesa, sconfina - anche qua - nel desiderio di farsi giustizia da soli, questa volta compiuto da una madre devota che, dopo la morte del marito e il suicidio del figlio, inizierà ad avere dei dubbi e la sua fede solida inizierà a vacillare. E, dopo essere entrata in possesso di una lista di preti pedofili, inizierà ad eliminarli uno ad uno. Non sarà un film perfetto, ma sicuramente è coraggioso. Come altrettanto sicuramente sarà difficile che venga distribuito, in Vaticanitalia, almeno. 

L F O   (Svezia/Danimarca 2013)














Che dire? Sarebbe stato uno splendido cortometraggio la storia di Robert Nord, tecnico del suono triste e depresso che, studiando frequenze, onde e robe simili di cui io non capisco una mazza fionda, riesce a trovare una particolare sequenza in grado di ipnotizzare chiunque. 
Ovviamente l'uomo se ne approfitta biecamente, quasi schiavizzando la nuova coppia di vicini, obbligandoli a fare le peggio cose dopo aver azionato un telecomando che lancia la sequenza, dopo averli istruiti preventivamente, ovviamente seducendo lei, che - per sua fortuna, povera donna - non ricorderà niente, esibendosi in tristissimi amplessi con una compagna vicina alla catatonia. Quanta soddisfazione, eh?
Quotidianamente parla con il fantasma della moglie, morta con il figlio in un incidente stradale dopo che lui aveva sabotato i freni dell'auto.
Insomma, idea interessante, ma inutilmente dilatata: in buona sostanza due coglioni per quasi tutta la durata del film, che si riscatta con un buon finale. Ma 5 minuti sono troppo pochi per salvarlo. IMHO.

24 novembre 2013

31° TFF - day 2

Sabato mattina. Colazione al bar, quello dell'ufficio. Perdi il 72 per un semaforo rosso e aspetti il successivo. Arrivi al Lux e c'è già la bionda. Di Dantès nessuna traccia. Entriamo in sala.
S A L V O (Italia/Francia 2013)
Opera prima di Antonio Piazza  e Fabio Grassadonia, il film, presentato a Cannes, ha vinto il Grand Prix de la Semaine de la Critique, e il Prix Révélation. 
In una Sicilia che sembra il West (splendida la scena finale) Salvo Mancuso (Saleh Bakri) è il laconico è spietato uomo di fiducia di un boss latitante, (Mario Pupella) la faccia come una trasposizione di Klaus Kinski a Villa Palagonia, che - a inizio del film salva da un agguato. Scoperto chi è il mandante, ligio al dovere, si recherà a casa dell'uomo per eliminarlo. Qua troverà Rita, la sorella, cieca dalla nascita. Dopo aver ucciso il fratello decide di rapire la ragazza (che, per qualche strano motivo, con la sola imposizione delle mani dell'assassino di suo fratello sembra abbia ripreso a vedere) per nasconderla in una fabbrica abbandonata.
Mentre le giornate di Salvo si susseguono identiche, ospite/prigioniero di una coppia che gestisce una lavanderia, ogni tanto sparisce per portare da mangiare a Rita.
Ma il paese è piccolo e la gente mormora.
È la voce che Rita sia ancora viva, mentre Salvo gli aveva assicurato di averla uccisa, giunge all'orecchio del boss, che, raggiunto il ragazzo alla fabbrica, gli ordinerà di portare a termine il lavoro.
Due cecità a confronto per un film che potrebbe dire qualcosa, ma lascia spazio ai lunghi silenzi, indugiando su rumori, luci ed ombre e una canzone dei Modà ripetuta all'infinito. Che se fosse partita anche ai titoli di coda mi sarei messa a strillare.
Salvo?
Per me è nì.
Abbandoniamo la sala e ci spostiamo al Reposi per la visione dei primi due episodi, diretti da David Fincher, di
H O U S E   O F   C A R D S   (USA 2013)

Chi mi legge ormai dovrebbe sapere che il mio rapporto con le serie TV  è praticamente inesistente, perché dopo un po' mi rompo i coglioni e le abbandono, ma qua, con Kevin Spacey membro del congresso, a cui viene negato il posto di segretario di stato dopo che gli era stato promesso, e mette in piedi una vendetta avvalendosi di tutti i mezzi più o meno - soprattutto meno - leciti in suo possesso, con l'aiuto di un'ambiziosa giornalista, mi ha invogliato ad andare alla ricerca degli episodi successivi, per vedere cosa riuscirà ad architettare, e fin dove sarà disposto a spingersi...
E adesso una raccomandazione per i turisti giunti in città per il TFF: lo so che la bagna cauda è tanto buona e questa è la stagione giusta e ce l'abbiamo solo noi e la curiosità è una brutta bestia, ma, vi prego, vi scongiuro, vi supplico: se dopo andate al cinema, non la mangiate, per favore! 
Approfitto della retrospettiva "New Hollywood" per rivedere, o trivedere, ma per la prima volta in lingua originale, 
THE LAST PICTURE SHOW (L'ultimo spettacolo) di Peter Bogdanovich. 

Film del 1971, girato in bianco e nero, segna l'esordio di Cybill Shepard, bellissima, qua in versione gatta morta zoccoleggiante, nonché di un giovanissimo Jeff Bridges, qua al suo terzo film, dove, per l'interpretazione di Duane, ottenne la nomination all'oscar come miglior attore non protagonista. 
Se non doveste averlo mai visto, ma non credo, recuperatelo. 
B L U E   R U I N   (USA 2013)

Questo è uno dei pochi film in concorso che vedrò quest'anno. Un revenge movie in salsa indie. 
Dwight vive nella sua Pontiac blu portatrice sana di ruggine, si lava quando capita introducendosi in case vuote, si nutre come e quando capita rovistando nei bidoni della spazzatura e sembra totalmente inoffensivo. Quando gli viene comunicato che l'uomo accusato dell'omicidio dei suoi genitori sta per essere scarcerato, parte alla volta della Virginia deciso a farsi (più) giustizia. 
Peccato che poi sembra quasi che ci prenda gusto, incapace di arrestare la spirale di violenza che ha innescato, in una lotta all'ultimo colpo. 
Tripudio di arsenali casalinghi, un paio di scene da risata amara, una faida familiare che sembra la versione con più sangue di  "shotgun stories" di Nichols. 
Interessante. 
E N O U G H   S A I D   (USA 2013) 

Graziosa commedia sulla difficoltà di iniziare nuove relazioni quando non si è più ragazzini, e di quanto le opinioni altrui  sulle relazioni precedenti possano o meno influenzarci. 
Eva, massaggiatrice divorziata, conosce, ad una festa, Albert. Decidono di rivedersi nonostante inizialmente lei non sia attratta dall'uomo. La stessa sera, alla stessa festa, conosce Marianne, poetessa pseudo alternativa, che diventa sua cliente. Mentre la relazione con Albert prosegue ottimamente, parallelamente anche il rapporto con Marianne si trasforma da professionale ad amicizia, e, un giorno, attraverso alcuni particolari, Eva scopre che Albert è l'ex marito di Marianne, ma decide di non dire nulla all'uomo. Fino ad un imbarazzante incontro in cui giocoforza si scoprono le carte in tavola, che sembra segnare l'inizio della fine. 
Vedere James Gandolfini sullo schermo (questo è il suo ultimo film) mette tanta, tanta tristezza. 
Ma, se vi capita - e non siete più di primo pelo - dategli un'occhiata, ne vale senz'altro la pena. 

(questo post è stato scritto mentre sono in coda per vedere "Big Bad Wolves", definito dal caro vecchio Quentin Tarantino uno dei film dell'anno). Tenetevi pronti. 

23 novembre 2013

31° TFF _ day 1

Drogowka (Traffic Department) _ Polonia 2013


Torbido thriller poliziesco che ci mostra, senza fare sconti a chicchessia, un compartimento della polizia stradale di Varsavia nell'esercizio delle sue funzioni, indugiando sul marciume dilagante che non risparmia nessuno.
Un gruppo di individui che a definirli corrotti gli fai un complimento, dediti ad ogni sorta di prepotenza, depravazione, vizio, priva di scrupoli e di morale,  roba che se loro sono i buoni, pensa a che livelli possono arrivare i delinquenti. 
La prima parte è un po' stagnante, da farti pensare che se per 117' devi assistere alle peripezie di questa manica di stronzi forse potevi farne a meno. Ma, ad un certo punto, qualcosa si sblocca e il film entra nel vivo. Quando il cadavere di Levoski, uno della squadra, viene ripescato nel fiume, i sospetti ricadono sul sergente Krol (forse - anche se non immacolato - il meno peggio di tutti), in quanto aveva un debito nei confronti della vittima che, per non farsi mancare niente, era pure l'amante di sua moglie, lui non ci sta a fare da capro espiatorio e, dopo essere sfuggito all'arresto, con l'aiuto dei colleghi farà di tutto per dimostrare la sua innocenza, scoprendo un giro di corruzione che coinvolge alte sfere della polizia, insospettabili industriali, malavita organizzata, politici corrotti, puttane, nani e ballerine. 
Ovviamente non manca la delegazione italiana in visita di rappresentanza, con tanto di evocazione del bunga bunga (ci prendono per il culo anche in Polonia), mentre la squadra, nei momenti di pausa, si ritrova al Bar Dudu. E io non aggiungo altro.
Ma, più Krol scopre cose, più le cose si complicano, e la matassa che lentamente sembrava si stesse dipanando finisce per riavvolgersi, perché non tutti i nodi sono destinati a sciogliersi. 
Finale spietato.
Kurwa!
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Drinking Buddies _ USA 2013















Commedia americana ad alto contenuto alcolico che io ho apprezzato parecchio, interpretata da Olivia Wilde, Jake Johnson, Anna Kendrik e Ron Livingston.
Kate (Wilde) e Luke (Johnson) lavorano in un birrificio e sono molto amici.
Entrambi hanno una relazione, e, durante un week end nella casa al mare di Chris, fidanzato di Kate, l'affiatamento tra lei e Luke si fa sempre più intenso, tanto che io - inguaribile romantica - avevo subito pensato ad un mescolamento delle coppie, che, se stai a vedere, avrebbero potuto funzionare benissimo.
Troppo facile.
Fatto sta che invece Luke continua a stare con Jill, e mentre i due iniziano a parlare di matrimonio, Chris e Kate si lasciano.
E, fra una bevuta dopo il lavoro e l'altra, il rapporto che li unisce sembra vacillare, talmente è sottile il confine che separa la loro amicizia dall'essere qualcosa in più, ma nessuno dei due sembra volersi spingere oltre.
Commedia leggera e verosimile, che io, da sempre fan dei rapporti di amicizia, ho apprezzato. L'ho già detto, vero? Lo ripeto.
E aggiungo anche che Olivia Wilde è davvero molto brava.

E il primo giorno di TFF è andato. Abbonamento fatto in una manciata di minuti, senza coda alle casse. Mi chiedo solo perché relegare un film come Drinking Buddies in una sala dalla capienza limitata come quella del Massimo 3. Biglietti esauriti, e codona chilometrica. Ma soprattutto perché fare iniziare il film precedente, di 117 minuti, alle 17.30 e non alle 17.00,  impedendo a molti degli spettatori in sala di riuscire a rientrare per il film successivo , dati i pochi minuti  a disposizione tra un film e l'altro. Kurwa!| 



22 novembre 2013

31° TFF _ quello che mi aspetta

Quasi ci siamo.
Fra un paio d'ore abbandonerò l'ufficio per farvi ritorno il 2 dicembre. 
Nel frattempo mi preparo psicologicamente alle code (potendo scegliere, spero non sotto la pioggia e/o la neve), alla famosa dieta sana da Festival, ovvero pizza al taglio, piadine, tramezzini al volo, quest'anno poi c'è pure CioccolaTò a metterci del suo, agli spostamenti da una sala all'altra (ho dovuto calcolare bene i tempi, visto che, grazie malleolo grazie, la mia andatura è un po' rallentata rispetto al mio standard abituale), insomma, ad una settimana di ferie che - a conti fatti - è molto più massacrante di una settimana di lavoro. 
Non è la dieta sana a spaventarmi (lo so, avrei potuto fare la spesa e provvedere al mio sostentamento in maniera più equilibrata, ma non ho avuto tempo). 
Il mio problema sono le code, e Virzì, che dai vari TG esorta la gente a venire al Festival. 
Come se ce ne fosse bisogno, bello mio. Non è che sei arrivato tu a scoprire l'acqua calda, eh? Che laggente al TFF già ci veniva da sola. Il fatto che quest'anno anche la RAI abbia deciso di dare rilievo alla manifestazione addirittura con uno spot mi sembra arrivare un tantino fuori orario, ma si sa, io fondamentalmente sono una vecchia cagacazzo a cui piace lamentarsi a muzzo. 
Come l'anno scorso cercherò di aggiornare il blog più o meno in tempo reale, quest'anno poi - per la prima volta - c'è pure il wi-fi
Il programma ufficiale lo potete trovare QUI, mentre, nell'eventualità vi venisse voglia di incrociarmi, o di evitarmi, sappiate che il MIO programma, invece, è questo:

JFK


19 novembre 2013

C.O.G.

"La Bibbia dice..."
"Lo so cosa dice la Bibbia"
"E allora qual è il tuo problema?"
"E' scritta male."





Cosa che, alla fine, si potrebbe dire anche di questo film. 
Che, essendo in programma all'ormai prossimo TFF, avrei potuto comodamente vedere in sala. Ma, avendone letto un parere non molto entusiasmante da Frank Manila, ho preferito portarmi avanti col lavoro, e guardarlo al termine di un week end che era iniziato venerdì rivedendo per la milionesima volta "Hollywood Party", e, per la milionesima volta, ridendo senza ritegno. 
Ma torniamo a C.O.G., che, nell'eventualità ve lo stiate chiedendo, è l'acronimo di Child Of God, da non confondersi con il film diretto da James Franco, in questo caso il libro alla base è di Cormac McCarthy, mentre il C.O.G. di Kyle Patrick Alvarez è tratto da un saggio di David Sedaris, e ci racconta di Samuel - che in realtà si chiama David, ma ha deciso di cambiare nome - che parte dal Connecticut alla volta dell'Oregon ispirandosi a "Furore" di Steinbeck per andare a raccogliere mele in una fattoria, dove, da li a poco, dovrebbe raggiungerlo un'amica, che però gli darà un glorioso due di picche, preferendo andare a San Francisco col fidanzato. 
Chiamala scema. 
Soprattutto perché David, o Samuel che dir si voglia, è presuntuoso, spocchioso e un tantino supponente, di quelli che dopo 10 minuti di frequentazione ti hanno già strappato un "ma vaffanculo" dalle corde vocali. 
Siccome Samuel (o David) sembra imperturbabile a qualunque emozione, la cosa non lo sconvolge più di tanto e la sua vita in Oregon prosegue. Dalla piantagione di mele passa alla fabbrica, dove stringe amicizia con Curly, uno dei responsabili. Ma, in seguito ad un fraintendimento abbandonerà il lavoro. E si ricorderà di un volantino dei C.O.G. che un giorno in paese gli era stato dato da Jon.
E inizierà a frequentare l'uomo, e la chiesa. 
E a poco a poco, ma senza capire se per convinzione o convenienza, l'atteggiamento di David (o Samuel) cambierà. 
E... boh.
Niente.
L'inizio - con l'interminabile viaggio in autobus e i passeggeri che cambiano lungo il percorso - è forse la cosa migliore del film, oltre alle "belle mensole: sono fatte a mano?" a casa di Curly, che mi ha strappato l'unica sonora risata durante tutta la visione, ma, per il resto, a me, personalmente, il film ha detto davvero poco, perché non mi è ben chiaro dove voglia andare a parare. O quale messaggio intenda veicolare, ammesso che intenda veicolarne uno. Se si esclude il fatto che - stringi stringi - anche i Child of God, alla fine, non sono la quintessenza dell'amore cristiano come vorrebbero far credere. Ma non mi serviva un film per scoprirlo. 
Forse perché anche io, come David/Samuel, sono presuntuosa, spocchiosa e un tantino supponente. 
















18 novembre 2013

Venere in pelliccia

"E l’Onnipotente lo colpì, 
e lo consegnò nelle mani di una donna"


Roman Polanski rivisita il romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, dando vita, con due soli attori in scena per tutta la durata del film, a un gioco al massacro dove non mancano ironia pungente, battute dissacranti, pulsioni sessuali e desiderio amoroso (o perverso).
Emmanuelle Seigner è (oltre che bellissima) bravissima a interpretare Vanda, la Venere in pelliccia che si presenta all'audizione per ottenere il ruolo di... Vanda, con cui, per una bizzarra coincidenza, condivide il nome, terribilmente in ritardo, mentre Thomas (il sempre notevole Mathieu Amalric), il regista, si sta lamentando al telefono per la difficoltà a trovare l'interprete giusta ("Metà sono vestite da puttane, l’altra metà da lesbiche"), e sta per abbandonare il teatro. 
L'uomo non ha nessuna intenzione di farle fare il provino in quel momento, ma Vanda - in un mix irresistibile di volgarità e avvenenza - riuscirà a convincerlo a provare "una sola pagina", convincendo il regista ad interpretare il ruolo di Severin.
Durante il provino la donna dimostrerà di conoscere il testo alla perfezione, affascinando Thomas, che ne rimarrà ben presto soggiogato. 
In un'alternanza ininterrotta di finzione e realtà, dove il teatro si mescola alla vita reale, battute ripetute e schermaglie improvvisate, i ruoli si invertono in continuazione, tra dominazione e sottomissione, ma chi domina chi? e chi è sottomesso? 
La Seigner (ho già detto che è bellissima e bravissima e che io le darei l'oscar?) in un'intervista, alla domanda "Perché Vanda le è piaciuta tanto?" ha risposto "Perché è una vera zoccola. E' volgare e bugiarda, pronta a tutto per ottenere ciò che vuole. Ma è stato piacevole infilarsi nella pelle di questa donna, capace di soggiogare e sedurre un uomo che la detesta. Passo dopo passo, mentre l'eros sale, fino a raggiungere punte di perversione, lei lo attira sempre più nella sua rete, lo invischia fino all'ossessione". 
Vanda è un personaggio fantastico, seducente e seduttivo, che trasuda eros (e thanatos), passione, ingenuità e perversione e che la Seigner incarna alla perfezione.
Per caso vi ho già detto che è bellissima?
Il film (ok, io sono un po' malata, ma vi assicuro che regala alcune scene da brivido)  a me e alla bionda è piaciuto parecchio, e all'uscita, confrontandoci col bigliettaio del cinema Romano, che ci dà sempre un sacco di dritte, abbiamo scoperto che eravamo tutti d'accordo: Polanski è tornato.
E se mi gira, magari torno anch'io a vederlo, questa volta in francese. 


















16 novembre 2013

beata ignoranza

A volte dormo così tanto che non so dire se sia giorno o notte. 
A volte mangio così tanto che non so dire se ho fame o se sono sazio. 
L'ignoranza è una benedizione. 


























14 novembre 2013

Sarà pur vero che

l'omo, pe' esse omo, ha da puzzà.
Ma non necessariamente la donna, pe' esse donna, mi deve profumare come un esercito di baldracche da combattimento schierate a testuggine.
Che se proprio ti piace lasciare la scia, scegli almeno un profumo che non faccia schifo come quello che stai usando. 


Freaks: il cinema incontra il cibo a Eataly Lingotto


















Da venerdì 15 novembre a domenica 17 novembre Eataly Lingotto in collaborazione con Freaks ospita una tre giorni di eventi legati al mondo del cinema.
Venerdì 15 ore 19.30, Sala 200 - presentazione del nuovo numero della rivista Freaks sul tema del cibo:
interverranno alla serata lo chef Marcello Trentini del ristorante Magorabin di Torino, il regista di Masterchef Italia Umberto Spinazzola, la redazione di Freaks ed un ospite a sorpresa dal mondo del cinema italiano.
A seguire aperitivo a cura di Roberto Orecchia e del ristorante Casa Vicina GuidoxEataly. 
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Sabato 16 - nel pomeriggio, all’interno di Eataly Lingotto, lo Chef Jerry e il regista Frank presentano il contest a premi “Freaks Menu. Provaci anche tu: un minuto da attore per la tua ricetta migliore”.
Domenica 17 novembre ore 17.30, Sala 200 - proiezione del film “La cuoca del Presidente”, regia di Christian Vincent, ispirato alla vita di Danièle Mazet-Delpeuch, che fu cuoca personale del presidente francese François Mitterrand. Ingresso gratuito.
 
E nei ristorantini di Eataly Lingotto, sabato 16 e domenica 17, sette piatti novità ispirati al Cinema:
RISTO PASTA E PIZZA
FILM: “Mangia, prega, ama”
PIZZA: la margherita originale di Eataly con bufala 
FILM: “I soliti ignoti”
PASTA: Pasta e ceci 
RISTO VERDURE
FILM: “Ratatouille”
PIATTO: ratatouille di verdure con tumin del Taluc
RISTO SALUMI E FORMAGGI
FILM: “Il silenzio dei prosciutti”
PIATTO: Cotto e crudo (prosciutto cotto ‘San Giovanni’ di Capitelli e prosciutto crudo ‘Ruliano’ 20 mesi) 
RISTO CARNE
FILM: “C’eravamo tanto amati”
PIATTO: Picchiapò (stufato di vitello de ‘La Granda’ con pomodoro) 
RISTO PESCE
FILM: “Il pranzo di Ferragosto”
PIATTO: Cefalo al forno con patate e pancetta 
RISTO DELLA BIRRA E DEL FRITTO
FILM: “L’oro di Napoli”
PIATTO: pizza fritta 


13 novembre 2013

Prisoners


Spera nel meglio e preparati al peggio.
Il film mi incuriosiva da quando, in una delle mie notti insonni e senza sogni di mezza estate, avevo visto Jake Gyllenhaal, in forma strepitosa (nel film è un po' inquartato) ospite al David Letterman Show, promuoverlo. Ammetto che la sua durata (153 minuti) mi preoccupava un po' e infatti per la visione ho approfittato dello spettacolo delle 18.20 proposto dal cinema vicino all'ufficio, quello con il "martedì donna" e il biglietto - se sei donna - a € 4,50, e mi sono tolta almeno il pensiero della palpebra calante. 
Anche se, dopo averlo visto, posso affermare che non c'è rischio che la palpebra possa calare.
2 ore e mezza di tensione senza alcun attimo di cedimento, cosa che non capita spesso.
Siamo da qualche parte in Pennsylvania, durante il giorno del ringraziamento. 
La famiglia di Keller Dover si prepara a festeggiare la ricorrenza a casa degli amici (e vicini), ma la serenità della giornata viene turbata quando le figlie minori delle due famiglie spariscono senza lasciare traccia.
Il detective Loky assume il comando delle indagini, e i sospetti si concentrano su un camper parcheggiato nel pomeriggio nella zona della scomparsa.
Il proprietario è Alex Jones, ragazzo chiuso ed introverso, che mostra qualche ritardo mentale. 
Quando il ragazzo viene rilasciato per mancanza di prove a suo carico, Keller, fermamente convinto della sua colpevolezza, non esiterà a rapirlo, trasformandosi da vittima in carnefice, disposto a tutto pur di ritrovare la figlia 
Ma, parallelamente, anche il detective Loky continua ad indagare, arrivando a sospettare di chiunque, visto che anche il buon Keller, uomo devoto, variante a stelle e strisce di un borghese piccolo piccolo, sembra aver qualcosa da nascondere. 
Come tutti. In equilibrio tra il bene e il male, fra il desiderio di giustizia e la sete di vendetta. 
Prigionieri di noi stessi. 
Nonostante ad un certo punto io e la bionda abbiamo capito chi, come e perché, e ci siano un paio di cose di cui non ho afferrato il senso, il film mantiene fino alla scena finale - da brividi, come la straordinaria interpretazione di Jake Gyllenhal, davvero pazzesca - la tensione, regalandoci uno dei migliori thriller dell'ultimo periodo. 




12 novembre 2013

Zoran, il mio nipote scemo

el vin xè la salute, l'acqua xè il funeral
Quando, alla data prevista per l'uscita al cinema ho scoperto che a Torino Zoran non era in programmazione in nessuna sala cittadina confesso che un po' ci sono rimasta male.
Probabilmente, essendo un film ad alto tasso etilico bisognava lasciarlo decantare, perché, a distanza di una settimana, è apparso. E, venerdì, nella newsletter che ricevo dal Museo Nazionale del Cinema, ho appreso che ieri sera, al Massimo, ci sarebbe stata una proiezione alla presenza del regista, Matteo Oleotto, e di Giuseppe Battiston.
Che fai, non ci vai? 
Così, dopo aver sollevato le mie stanche membra dal lettino della massaggiatrice, mi sono diretta al cinema, dove, dopo poco, sono stata raggiunta da un uomo in trasferta e dalla sua splendida m(oro)s(a) trasferita.
Che fai in attesa dell'inizio? 
Semplice. 
Bevi. 
Un bicchiere di vino. 
E poi ti accomodi in sala. 
E ti godi il film, ridendo spesso. E volentieri. 
Perchè Zoran, opera prima di Oleotto, friulano come Battiston è un film (un po' commedia, un po' - anche - storia d'amore) che si gusta con piacere, dall'inizio alla fine, come un buon bicchiere di vino, appunto.
Ambientato nel far east dell'italia, ai confini con la Slovenia, Paolo Bressan, (un immenso - in tutti i sensi - Battiston), è un uomo mediocre, cinico, misantropo e mediamente incattivito, che passa il tempo fra lavoro (poco) che svolge malvolentieri in una mensa di un ricovero per anziani, dove la sua attività preferita è maltrattare il collega balbuziente e la frasca (o privata, o osmiza, a seconda della collocazione geografica) di Gustino da cui spesso finisce anche per pernottare, tornando a casa, per sfuggire ai controlli della polizia, che, grazie al vino, difficilmente supererebbe.
Sarà la stessa polizia a comunicargli (in una fantastica scena in cui il Bressan imita un feroce cane da guardia) che sua zia Anja è morta, e che lui è l'unico erede e deve recarsi in Slovenia. 
Quando arriva alla casa della defunta, scopre che l'unica cosa di cui entrerà "in possesso" è l'affido temporaneo di Zoran, suo nipote, ragazzino timido e impacciato, che si esprime in un italiano aulico e che lo zio non esiterà a definire scemo nel giro di 5 minuti. 
Mentre lo zio Paolo Bressan attende che la burocrazia faccia il suo corso, scoprirà che "Zagor" (l'esordiente Rok Prašnikar, davvero convincente) è un fenomeno nel gioco delle freccette. E, scoperta l'esistenza di un campionato mondiale il cui primo premio ammonta a 50.000 sterline, intravede la possibilità di una svolta. 
Ma il ruvido Bressan non ha fatto i conti con i sentimenti, questi sconosciuti.
Se vi capita recuperatelo, perchè Zoran è davvero un film che merita di essere visto e gustato, come una di quelle piacevoli serate all'osteria con gli amici. 


11 novembre 2013

Abbiamo un programma

Che fatica.
Tutti gli anni stendere il programma del TFF è un lavoro (infatti lo faccio in ufficio, ma io questo non l'ho mai detto).
Quest'anno è stato particolarmente difficile e a tratti anche fastidioso, per alcuni inspiegabili "buchi" di programmazione.
Perché, caro il mio Virzì, non discuto sulla qualità del programma, chi sono io per farlo, dopotutto. Sicuramente ci sono un sacco di titoli che sulla carta sembrano interessanti (sulla carta anche quella merda di Tony Manero sembrava interessante, e non aggiungo altro), la retrospettiva New Hollywood è sicuramente interessante, ecc. ecc.
Ma.
A parte che per riempire degli spazi vuoti ho inserito nel (mio) programma dei film che mi interessano davvero poco, tipo Le démantèlement, A woman and war e Prince Avalanche (che sarà anche diretto da David Gordon Green, ma non è altro che il remake - e io non sopporto i remake in generale - di Either Way film islandese di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson che io vidi al TFF di due anni fa, e che il TFF lo vinse addirittura), con protagonista Emile Hirsch, che a me sta anche un po' sulle palle, ma l'alternativa, conoscendomi, è vagare indisturbata per le vie cittadine strisciando la carta di credito in negozi vari ed eventuali: non è cosa, soprattutto non potendo dedicarmi alla mia attività preferita, ovvero comprare scarpe coi tacchi. 
Altra cosa mai successa, in 30 anni di festival, mercoledì sera non c'è UN film che sia UNO che io voglia vedere. Nemmeno sforzandomi. Ovvio che non succede niente, e io posso tranquillamente andare a casa e andare a dormire dopo il tg. Ma mi sembra davvero tanto tanto strano. 
Soprattutto perché ci sono altri film che invece non riesco a vedere perché inevitabilmente si accavallano con altre proiezioni a cui non voglio rinunciare. 
Insomma, Virzì, l'anno prossimo, se saremo ancora tutti qui, chiamaci, e il programma te lo mettiamo giù noi.


8 novembre 2013

Machete Kills

"Machete vuole bene a tutti"
"Ma vaffanculo!"


Lo aspettavo.
Che negli anni a Danny Trejo un po' mi ci sono affezionata.
Robert Rodriguez lo seguo dai tempi di El Mariachi, anche lui è una solida e tamarrissima certezza. 
E siccome il primo Machete mi era tanto piaciuto (la settimana scorsa l'ho pure rivisto per ripassare), ieri sera le tre grazie (zitti) sono andate nell'unica sala "normale" (nel senso che non era uno di quei cazzo di multiplex che io detesto con tutta me stessa) a vederlo. 
Che io ho iniziato a ridere alla visione del trailer con quel "e per la prima volta sullo schermo Carlos Estevez". Che lo so che è il suo vero nome, ma mi ha fatto ridere lo stesso. 
Però.
Se il primo Machete, per quanto eccessivo, poteva avere una sua logica - nel senso che c'era una parvenza di trama che, bene o male, reggeva dall'inizio alla fine, qua il buon Rodriguez si è fatto un po' prendere la mano, e il film, fra morti sparati, morti squartati, morti decapitati, clonati, giustiziati, impiccati, sbudellati, demolecolizzati, e morti come vi pare, che tanto ci sono anche quelli, perde un po' il filo, che - per quanto tu sia consapevole che è puro divertissement - mette tanta (troppa) carne al fuoco, e la dimentica sul barbecue, per un risultato finale che ti lascia un po'... meh.
Siamo al confine tra Arizona e Messico e Machete e Sartana tentano di sventare un traffico d'armi tra l'esercito e il Cartello. Finisce tutto in vacca e Machete viene catturato. Mentre sta penzolando con il cappio al collo una telefonata del presidente degli Stati Uniti in persona (Carlos Estevez) lo assolda per sventare il piano di un rivoluzionario messicano schizofrenico, che si è impadronito di un missile e lo tiene puntato su Washington. In cambio gli viene promessa la cancellazione di tutti i suoi reati, che hanno conferito alla sua fedina penale le ragguardevoli dimensioni di un volume enciclopedico, e la cittadinanza americana.
Machete ovviamente accetta, e parte al salvataggio del mondo.
Ma, fra zoccole assassine capitanate da Madame Desdemona (Sofia Vergara), madre dell'immacolata Cereza (Vanessa Hudgens) fidanzata del folle rivoluzionario, Miss San Antonio (Amber Heard), The Cameleon (Walton Goggins/Cuba Gooding Jr/Lady Gaga/Antonio Banderas) la sua missione sarà molto più complicata del previsto, e, anche con l'aiuto della rete, sempre più capillare e organizzata, ancora capeggiata da Luz (Michelle Rodriguez. Che, sarò monotona, ma continuo a ribadire che se rinasco voglio diventare così, + l'optional vista)  dovrà vedersela con Luther Voz, (Mel Gibson in veste villain) che ha un piano molto più ambizioso della semplice distruzione di Washington.
Alla fine (fine?) mi sono comunque divertita, perchè "Machete càpita" (cit), ma non quanto avrei voluto.
Che se mi fai il film cialtrone, io lo voglio bello ignorante.