22 maggio 2017

Una settimana a Nosy-Be (Madagascar)

Essere in vacanza significa non avere niente da fare e avere tutto il giorno per farlo.
Avevo bisogno di riprendermi dallo stress del trasloco, e ho deciso che una breve vacanza era quello che faceva al caso mio.
A dirla tutta io e la bionda abbiamo prenotato a metà gennaio, quando la casa era ancora un cantiere e il trasloco una vaga idea, e, mentre la bionda mi chiedeva "ma sarai a posto per quella data?", io, pervasa dal pensiero positivo rispondevo che una settimana di ferie non avrebbe cambiato nulla, in ogni caso. Poi, come ormai sanno anche i sassi, ho traslocato il 7 aprile, mi sono accampata più o meno sistemata e il 10 maggio io e la bionda siamo uscite dall'ufficio alle 17.00 per andare a Malpensa.
Considerato che il volo partiva alle 22.00 abbiamo deciso di cenare allo Spazio Ferrari, evitando così la sontuosa cena aerea. E per fortuna, perché in volo hanno servito dei gnocchi morti di stenti a causa del loro prolungato soggiorno nel microonde, roba  che definirli immangiabili è riduttivo e non riesce a descrivere il disgusto, ma, per darvi un'idea, succhiarli crudi dal banco frigo del supermercato avrebbe dato più soddisfazione.  
Come sempre in aereo, nonostante l'aiuto della chimica, non ho dormito un cazzo ho dormito pochissimo e mi sono annoiata parecchio. Ma sono sopravvissuta.
All'arrivo all'aereoporto di Nosy-be il caldo mi ha accolto in tutta la sua umidità, e ho avuto un attimo di shock termico. Ci hanno recuperato con il pulmino e, dopo un'ora di viaggio su strade per lo più sterrate, siamo arrivate al villaggio, con tanto di drink di benvenuto e balletto con canzoni indigene. Mi sono ricordata immediatamente il motivo per cui la vacanza in villaggio non fa per me, e ho fatto finta di niente.
L'assegnazione delle camere è stata relativamente veloce, e in pochissimo tempo abbiamo preso possesso della nostra stanza. Che era enorme con bagno spaziosissimo. Meno male, perchè conservo ancora il ricordo di una stanza di albergo di Brisbane dove in piedi in due non ci potevi stare, così quando una si alzava l'altra doveva sedersi sul letto. Allucinante!
Il tempo di posare le valigie ed eravamo già in costume, pronte a spalmarci in spiaggia dove, a parte due piccole escursioni, siamo rimaste praticamente per tutto il tempo. Per la cronaca, mi sono abituata al caldo tempo zero, e devo dire che si stava benissimo. Anche l'acqua del mare (che poi è Oceano) aveva una temperatura deliziosa. Anzi, a dirla tutta, i primi due giorni era fin troppo calda.
Peccato che il sole in questa stagione tramonti presto, e quindi verso le 6, dopo aver ammirato il tramonto, ci toccava trasferirci al bar a bere.
E lo so, a volte la vita è davvero dura.


5 maggio 2017

la tenerezza (che non ho...
la comprensione che non so)

Che uno dice "la poison non scrive da più di un mese, quando torna lo fa col botto". 
E invece.
Dall'ultimo post, che risale al 21 marzo, ho fatto cose, ho visto gente, hanno finito di ristrutturare casa e io ho potuto traslocare, esattamente il 7 aprile. Gattabusiva si è ambientata, io pure. Sono tornata una volta al paesello, e, passando davanti alla mia ex casa non ho provato nessuna emozione. Che, diciamolo,  è un po' la stessa cosa che mi è successa guardando l'ultimo film di Gianni Amelio. 
Renato Carpentieri - molto bravo - interpreta Lorenzo, un avvocato in pensione reduce da un infarto.
L'uomo ha un pessimo carattere, e, da quando è rimasto vedovo ha interrotto anche i rapporti con i suoi due figli. Saverio, il più giovane, se ne infischia, mentre Elena, la primogenita, ne soffre.
Dimesso dall'ospedale torna a casa, e sulle scale conosce Michela, la nuova vicina, che è rimasta chiusa fuori dal suo appartamento. 
Lorenzo la invita ad entrare e le dà un mazzo di chiavi, visto che una volta l'appartamento in cui si sono appena trasferiti era di sua proprietà. Poi conosce anche il marito, e i due figli piccoli. E pian piano la confidenza tra l'uomo e questa giovane coppia cresce, lui e Michela parlano molto, mentre Fabio è al lavoro. Sembra quasi che tutto l'affetto che è mancato ai suoi figlia Lorenzo l'abbia conservato per riversarlo su Michela, ragazza orfana cresciuta con la nonna, e andata via di casa a 16 anni, che si è sposata quando ha conosciuto Fabio. figlio unico di madre chioccia, decisamente introverso e "problematico", se vogliamo usare un eufemismo,
E niente.
Cioè, no, nel film succedono anche altre cose (e per fortuna!), ma nessuna riesce a rendere partecipe lo spettatore, che rimane lì, a guardare un film che sembra quasi senz'anima, dove gli attori interpretano loro stessi. La Ramazzotti in particolare, che fa la svampita (originalissimo, davvero) e i sorrisetti, Elio Germano fa il veneto mezzo razzista/leghista mezzo psicolabile, mentre Giovanna Mezzogiorno fissa il vuoto e parla con un entusiasmo che potevano farla interpretare direttamente a Natolia e nessuno avrebbe notato la differenza. La tenerezza. se presente, è ben nascosta dietro al dolore e alla solitudine.