7 novembre 2016

La ragazza senza nome, il film senza empatia.


I fratelli Dardenne, di cui non sono certo la più grande estimatrice, tornano a due anni da "due giorni, una notte", ambientando il loro ultimo lavoro nella periferia di Liegi.
Protagonista è la dottoressa Jenny Davin, che presta servizio in un ambulatorio a tariffa minima, ma che è in procinto di trasferirsi in una prestigiosa clinica cittadina, dove ha ottenuto un incarico di rilievo. 
Una sera, quando l'ambulatorio è già chiuso, qualcuno suona il campanello, ma lei vieta allo stagista che lavora con lei di aprire, in quanto - appunto - l'ambulatorio è chiuso da un'ora.
Il giorno dopo viene avvicinata da un ispettore di polizia che le chiede di visionare i filmati delle telecamere, perché vicino all'ambulatorio è stato trovato il cadavere di una donna priva di documenti.
Jenny, guardando i filmati, realizza che la donna morta è quella a cui non aveva aperto in ambulatorio. Divorata dal senso di colpa, la monoespressiva dottoressa inizia ad indagare al posto della polizia.
Per carità, tutto molto bello, tutto molto legittimo, ma, in qualche modo, dovrebbe essere anche tutto molto toccante. E invece.
Diciamo che ci sono N via di mezzo tra il non aprire la porta di un locale oltre il suo orario di apertura e il trasferirsi a dormire nell'ambulatorio.
Il film dei Dardenne è senz'altro un film contro l'indifferenza generalizzata, che non riesce però ad arrivare al cuore, lasciandoci, alla fine, abbastanza indifferenti.

4 commenti:

  1. Peccato,la trama di base era interessante...."due giorni, una notte" voglio sempre recuperarlo.

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    1. ovviamente questa è la mia impressione, eh?
      magari quelli che ne sanno di cinema lo considerano un capolavoro! :)

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  2. Io mi fido ciecamente e lo salto a piè pari. :-D

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    1. ah ah ah! grazie per la fiducia!!!!

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