2 febbraio 2016

Ti guardo

P r o b a b i l e   r i s c h i o   d i    s p o i l e r
Siccome sono una brutta persona, al termine della visione, mentre la bionda non più bionda liquidava il film con un laconico "alla fine Armando al povero Elder glielo mette in culo due volte" (amen) io mi domandavo, un po' perplessa, quali altri film ci fossero in concorso a Venezia, per far si che il leone d'oro lo vincesse questo "Ti guardo", primo lungometraggio del regista venezuelano Lorenzo Vigas. 
Ad oggi fra tutte le pellicole presentate in concorso alla 72ª mostra del cinema ho visto soltanto "per amor vostro", quindi non ho abbastanza elementi per comprendere il motivo della vittoria (e, se anche li avessi visti tutti, immagino non lo comprenderei lo stesso).
Intendiamoci, Ti guardo (titolo originale Desde allà) non è affatto un brutto film, lo si potrebbe definire "pasoliniano"  ma è pieno di non detti. Quelli che - a differenza mia - ne sanno di cinema direbbero che si tratta di un lavoro di sottrazione, io invece parlo semplicemente di "non detti".
Il protagonista è Alfredo Castro, una mia vecchia conoscenza, protagonista di uno dei film che ho più detestato negli ultimi anni, quel Tony Manero del regista cileno Pablo Larrain, di cui Castro è l'attore feticcio, presente in tutti i suoi (5) film. 
Qua però non siamo in Cile, ma in Venezuela, nello specifico a Caracas, dove vive Armando, uomo di mezza età, che cammina per le strade di una città che resta sfocata sullo sfondo, mentre si reca a trovare la sorella e le dice "è tornato". Si capisce che si riferisce al padre, e che la cosa non lo rende affatto felice. La sorella gli dice che sono passati tanti anni e che dovrebbe lasciar perdere e noi, per quel famoso lavoro di sottrazione, possiamo ipotizzare un passato di abusi. 
Armando vive da solo in una grande casa ed è oltre che sicuramente benestante, parecchio anaffettivo. Lo si capisce quando, adocchiato un ragazzo alla fermata del bus, lo segue sul mezzo, gli si siede vicino e gli mostra un rotolo di bolívar .
La scena si sposta a casa dell'uomo, che chiede al ragazzo di girarsi di schiena, togliersi la maglietta ed abbassarsi i pantaloni. Non lo tocca, si limita a guardarlo mentre si masturba.
E si presume che questa sia la quotidianità dell'uomo, fino al giorno in cui incontra Elder, che, arrivato a casa sua, si rifiuta di obbedire agli ordini e, dopo avergli dato del frocio lo colpisce forte con un soprammobile, ruba i soldi e lascia l'appartamento.
Inizia così una specie di gioco ossessivo tra i due, come gatto e topo, vittima e carnefice, dove sulle prime non è chiaro chi sia la vittima e chi il carnefice, perché, inizialmente, ognuno approfitta dei bisogni dell'altro. Ma, quando Elder abbasserà la guardia ed inizierà a lasciarsi andare, provando una sorta di amore nei confronti dell'uomo e la frequentazione tra i due diventerà una specie di relazione, Armando mostrerà tutta la sua razionale freddezza.

Ti guardo è un film che sarebbe riduttivo liquidare e catalogare semplicemente come l'ennesima pellicola a tematica omosessuale, perché è molte altre cose, Armando non sfiora i ragazzi che abborda, mentre Elder all'inizio è totalmente disgustato dalla figura di quell'uomo, salvo poi affezionarsi, non si capisce se perché vede in lui il padre assente o se per reale attrazione, 
Come sempre la traduzione del titolo lascia alquanto a desiderare, perché traducendo Desde allà (Da lontano) con "ti guardo" si sposta completamente l'attenzione sull'azione, attribuendole una presunta quanto ininfluente, se non addirittura inesistente, morbosità, distogliendo l'interesse da quella "lontananza" affettiva, caratteriale e di classe sociale. 




19 commenti:

  1. Tony Manero me lo ricordo, questo mi mancava, grazie per la dritta ;-) Cheers!

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    1. Difficile dimenticare Tony Manero (nel bene o nel male!)
      ;)

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  2. a proosito di Alfredo Castro e Pablo Larrain, l'ho già detto che El club è bellissimo? sai, l'ho visto a Berlino l'anno scorso...

    P.S.: ma quanto scrivi???

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    1. Minchia, sei stato a Berlino? E me lo dici solo adesso????

      El Club sembra interessante, ma esiste una data di uscita italiana? perchè al momento non mi pare....

      Ma quanto scrivo in che senso?

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    2. intanto metto una p, che mancava nel commento precedente...

      non solo, ci torno pure quest'anno (a Berlino, dico)

      nel senso che scrivi un sacco in questi giorni

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    3. Credo in confronto a lui... :-)) Manca all'appello Dio esiste e vive a Bruxelles, però. Questo non lo recupero, grazie di averlo visto per me. :-))

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    4. Dio esiste e ha permesso che non cristonassi durante la visione del film. Van Dormael s'è perso irrimediabilmente

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    5. Sì, Dio esiste non è un film entusiasmante, per quello aspettavo la recINZione della Poison, per parlarne un po'.

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    6. eh, non scrive mai quella donna lì!

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  3. In effetti non c'era granché a Venezia quest'anno, comunque questo non l'ho visto. Così, a naso, sembra molto "La Virgen de los Sicarios" in salsa venezuelana- Mi sa che lo salto a piedi pari. ;-)

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    1. Non conosco "la virgen de los Sicarios"... :)

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  4. Mi sono domandata anch'io, e molto perplessa, perchè tra tutti a Venezia l'abbia spuntata questo film che sembrava un tappabuchi in mezzo agli altri. Visione sporca e piena di quel disagio che al Festival scorreva a fiumi, c'era sicuramente di meglio, sisì!

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    1. Va a sapere cosa colpisce i giurati...

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  5. Ti dirò... a Venezia siamo stati tutti sorpresi dalla vittoria di questo film, e anche un po' interdetti. A mente fredda però l'ho rivalutato molto, proprio perchè non è affatto un film "facile": è parecchio psicologico, abbastanza disturbante, pone parecchi interrogativi (primo su tutti il finale). Mostra i bassifondi di Caracas come i bassifondi dell'animo umano e, come dici giustamente, non si capisce quanto sia labile il confine tra sessualità e solitudine.
    Tutto sommato, un buon film. Che merita di essere riscoperto.

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    1. Effettivamente è tutt'altro che un brutto film, nonostante sia abbastanza "difficile".

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  6. Sei sempre più brava. E la cosa sul titolo è grande, non l'avevo per niente analizzata (anzi, manco l'avevo tradotto...)

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    1. Grazie!
      Sai che io detesto le traduzioni a cazzo dei titoli... non potevo lasciar correre! :)

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  7. Anche se dici di non capirne niente di cinema, direi che questa recensione non è proprio niente male! Bravissima!

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