29 dicembre 2016

Best Scenes Ever!

Per fare in modo che voi non dimentichiate mai che sono una cialtrona, ho scoperto la bella iniziativa del blog collettivo di cui faccio parte, solo leggendo i post dei miei "colleghi". E siccome sono pur sempre un membro, ancorché latitante, ho deciso di partecipare in corsa.
Gli altri post li trovate qui:

IL BOLLALMANACCO DI CINEMA
DIRECTOR'S CULT
MARI'S RED ROOM
NON C'E' PARAGONE
A FISH-FLAVOURED APPLE
PIETRO SABA WORLD
SOLARIS
Si tratta - come si può facilmente dedurre dal titolo - di elencare 10 film che, anche solo per una scena, sono rimasti impressi nelle nostre menticine di appassionati di cinema e quant'altro. 
Ovviamente la mia non sarà una classifica, in quanto ci saranno film diversissimi tra loro e quindi "inclassificabili" secondo un criterio logico. Ma del resto neanche questo blog segue un criterio logico, quindi, perché iniziare proprio adesso?

Platoon (1986) Oliver Stone 
La morte del sergente Elias, interpretato dal mio sempre amato Willem Dafoe.
E direi che non è il caso di aggiungere altro.

Point break (1991) Kathryn Bigelow
La scena in cui Johnny Utah e Tyler Endicott sono in acqua e ad un certo punto lui le dice "vieni qui". Ecco. E' dal 1991 che sogno un uomo che mi dica "vieni qui" nello stesso modo.

Fantozzi contro tutti (1980) Neri Parenti/Paolo Villaggio
Ne scelgo solo una anche se tra tutti i film di Fantozzi ne potrei citare tipo altre duecentodiciotto. Ma insomma, anche no. Quindi su tutte la temutissima coppa Cobram e il ragionier Filini che incita tutti ad andare in allenamento "a Pinerolo!!!" che ormai è diventato un modo di dire di uso comune. 

The Wolf of Wall Street (2013) Martin Scorsese
Tra Quaalude scaduto, lancio del nano e via dicendo, la scena - che vi beccate completa - in cui un Matthew McConaughey semplicemente perfetto spiega un paio di cose a Leonardo Di Caprio, con la sua storiella “You know what a Fugazi is? A Fugazee, fugazi, it's a wahzee, it's a woozee, it's fairy dust it doesn't exist. It's never landed. It's no matter, it's not on the elemental chart. It... it's not fucking real!" vince a mani basse su tutte (imho).

Hollywood Party (1968) Blake Edwards
L'indimenticato Peter Sellers che non muore mai nella scena iniziale.

The Rocky Horror Picture Show (1975) Jim Sharman
It just a jump to the left... and then a step to the right!!!
Scusate, finisco di ballare e riprendo a scrivere.
Comunque anche questo è uno dei miei film supercult, al punto che se mai avessi avuto una figlia l'avrei chiamata Magenta, ma credo di averlo detto più volte.

Reservoir dogs (1992) Quentin Tarantino
Il mio Tarantino preferito di sempre, da sempre.
E la scena iniziale, con Mr. Brown che spiega il "vero" significato di Like a vergin, ancora oggi mi fa impazzire.


Festen (1998) Thomas Vinterberg

Credo l'unico film Dogma95  che mi sia veramente piaciuto.
Cattivissimo e devastante.
"Perchè l'hai fatto, papà?"
"Perchè non eravate buoni per altro"

Roma città aperta (1945) Roberto Rossellini
La corsa di Anna Magnani. 


Trainspotting (1996) Danny Boyle

e il monologo iniziale:
Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?

23 dicembre 2016

ricapitolando

E' ora di tirare le somme, visto che il 2016 sta per finire... non credo che quest'anno avrò tempo/voglia di cimentarmi in classifiche di vario genere, anche se non si può mai dire e mi resta ancora una manciata di giorni per cambiare idea.
Per cosa ricorderemo questo 2016?
Se escludiamo l'ecatombe di personaggi più o meno famosi che ci hanno lasciato, che sembrava l'epidemia di spagnola del 1920, terremoti, attentati, la Brexit, la  vittoria di Trump e altre tragedie più o meno epocali, verrebbe da pensare che l'anno che sta per concludersi non lasci niente di bello da tramandare ai posteri. E, per quanto mi sforzi, a livello globale non mi viene davvero in mente una beata minchia che sia degna di essere ricordata nei secoli a venire. 
Ma, siccome questo è pur sempre il mio blog, cercherò di fare un riassunto di quello che è successo a me nel 2016, e che vale la pena di ricordare scrivo qua, così potrò rileggerlo quando verrò colta da demenza senile, anche se probabilmente non ci riuscirò, in quanto avrò smarrito le password.
In ogni modo.

G e n n a i o :
Ho visto la mostra fotografica di Vivian Maier allo Spazio Forma Meravigli a Milano.  Lo Spazio Forma mi piaceva molto di più nella sua sede storica di Piazza T.L.Caro, ma non si può aver tutto dalla vita.
Ho visto la mia rossa preferita di passaggio in città, ho aspettato inutilmente e per la terza volta gli omini dell'italgas per la sostituzione del contatore e poi, dopo averci pensato forse troppo, ho deciso che era ora di abbandonare Poisonville per trasferirmi in città e ho messo in vendita la casa in cui vivo da 20 anni.
Mi sono quindi buttata nel magico mondo degli annunci immobiliari, ovviamente in modo contemplativo, visto che la poraccitudine che mi contraddistingue mi impone di dover vendere l'unica casa che possiedo, prima di poterne comprare un'altra.

F e b b r a i o :
A inizio mese sono stata per l'ultima volta in ospedale per la visita di controllo relativa all'intervento subito il 26 novembre 2015. Mi hanno detto che va tutto bene e di non farmi più vedere. 
Nonostante a nessuno interessasse vedere casa mia, ho continuato imperterrita a visitare appartamenti in giro per la città. Uno, che veniva spacciato come "attico" (gli agenti immobiliari potrebbero tranquillamente scrivere le sceneggiature a Wes Anderson, o forse, a ben pensarci, potrebbero essere quelli che scrivono le famigerate sinossi del TorinoFilmFestival) aveva un balcone sgarrupatissimo e un'infelice puzza di stalla che aleggiava in tutta casa. Che, per un appartamento al 5° piano del centro cittadino è quanto meno bizzarro. Alla mia pacata osservazione "che cazzo è 'sta puzza?" l'agente mi rispondeva, ancor più pacatamente "i proprietari erano fumatori". 
Adesso, caro il mio agente immobiliare, pure io sono fumatrice, ma, ti assicuro, che un odore del genere a casa mia si sente soltanto quando concimano i prati del circondario. Quindi, a meno che i proprietari si fumassero letame essiccato - come usa fare in alcune zone dell'India e del Nepal - e lo stoccassero nel corridoio, posso assicurarvi che la puzza di fumo è diversa, e che tu mi stai prendendo per il culo. Depennato l'appartamento da un'ipotetica lista di case acquistabili, febbraio si è concluso in maniera assolutamente indolore.


M a r z o : 
Per ricordarmi che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, ad inizio mese qualcuno si impossessava della mia carta di credo per comprare su PayPal abbigliamento sportivo in un negozio di Baltimora (Maryland) e del cibo per animali in un negozio di Oakland (California).
Bestemmia fortissimo, telefona a PayPal, bestemmia ancora un po', telefona alla banca e blocca la carta di credito. Aspetta invano che ti arrivi, bestemmia inutilmente, dopodiché parti per New York SENZA la carta di credito. 
Sì, perché a marzo sono stata a New York per la terza volta. E sì, New York ha sempre il suo porco perchè. Anche trovare per due mattine consecutive Javier Bardem a fare colazione nello stesso nostro bar ha il suo porco perchè. Javier Bardem ne ha tantissimi, di porchi perchè. 
In ogni caso, essendo priva di carta di credito mi sentivo povera come la piccola fiammiferaia, e ho ridotto gli acquisti al minimo. 
Ovviamente al mio ritorno a casa la carta di credito nuova fiammante mi attendeva nella buca delle lettere e i signori di PayPal mi hanno riaccreditato tutto nel giro di pochissimo tempo. 


A p r i l e : 
... è il più crudele dei mesi, genera
lillà da terra morta, confondendo
memoria e desiderio, risvegliando
le radici sopite con la pioggia della primavera.
a parte questa botta di ottimismo, ad aprile non è successo nulla (negli altri mesi, invece...!) a parte che i fottutissimi omini dell'italgas, dopo aver fissato l'ennesimo appuntamento per la sostituzione del contatore, per l'ennesima volta non si sono presentati. Io so che il male non si augura a nessuno perchè non sta bene, e poi il karma e bla bla bla, ma spero che il cagotto a spruzzo li abbia colpiti nel momento più inopportuno, tutto lì.
Siccome casa mia continua a non interessare a nessuno ho smesso di andare in giro a vedere appartamenti. Metti mai che trovo la casa dei miei sogni e poi ci rimango male. 

M a g g i o :
A maggio sono andata in "gita" al santuario di Vicoforte per la salita alla cupola, che è, per dimensioni, la cupola ellittica più grande al mondo (dicono) e la quinta cupola al mondo per dimensini (dicono). In ogni modo è stato interessante (dicono).
Poi una domenica mattina ho deciso di andare a Milano per vedere la mostra di Herb Ritts al Palazzo della Ragione, prima che chiudesse. 
Herb Ritts, per quelle più giovani di voi che all'epoca non c'erano o erano troppo piccole per accorgersene, è stato un fotografo che mi ha regalato cose bellissime, tipo "Fred with tires" o il video del pezzo più strappamutande della storia della musica recente. 


G i u g n o :
Dopo tantissimi anni sono tornata a Roma, approfittando del ponte del 2 giugno. Così ho potuto vedere la mostra di Banksy, e, già che c'ero Tattoo Forever al Macro Testaccio. Ho camminato senza meta, e, se la memoria non mi inganna, credo di essermi anche ubriacata abbastanza.
E non c'è niente da fare, Roma, per un turista, ha sempre il suo fascino. Anche da sobri.
A cinque mesi dall'annuncio l'agente immobiliare ha portato una coppia a vedere la casa. 
Ho rivisto con grande piacere i Ford(s) al completo, e siccome il 24 giugno a Torino (e Genova, Firenze, ecc.ecc.) è festa, ne ho approfittato per scendere in Riviera ospite della mia rossa preferita (sì, sempre la stessa), passando il tempo a mangiare (bene) bere (parecchio), parlare (molto) e camminare sul bagnasciuga come le anziane. Che bello.

L u g l i o :
A inizio mese sono stata una settimana in Sicilia, dove faceva molto caldo e mi sono abbronzata tantissimo senza mai stare al sole. Che per una alta e bionda con gli occhi azzurri come me è davvero molto strano. 
A fine mese mi sono regalata un week end in Valtellina a trovare un'amica e, dopo anni sono finalmente riuscita a fare il giro sul Trenino Rosso del Bernina.
Per non smentirmi ho mangiato e bevuto molto. E bene.  


A g o s t o :
Ci tenevo molto a farvi sapere che, all'ennesimo appuntamento per la sostituzione del contatore del gas non si è presentato nessuno. Come ho già detto in passato, se devo farmi prendere per il culo decido io quando e decido io come. Questa volta ho preso il telefono e fatto una tamurriata all'impiegata, dicendo che il cambio del contatore è un problema loro, che io non l'ho richiesto e che per quanto mi riguarda il contatore che c'è adesso funziona benissimo. 
A parte questo ho festeggiato come ogni anno il mio compleanno andando a cena in un ristorante cittadino molto interessante, ho passato ferragosto in montagna mentre il 16 sono andata a Milano a vedere la mostra di Escher a Palazzo Reale. Fra le altre cose, se siete a Milano e non l'avete ancora vista, potete farlo fino al 22 gennaio. Ovviamente il 16 agosto Milano era semideserta e Palazzo Reale ancora di più. Che è la condizione ideale per visitare una mostra. Bellissima tra l'altro.
La coppia che era venuta a giugno a vedere la casa è tornata per un secondo sopralluogo e mi ha fatto un'offerta. Che - se fossi ricca sfondata - avrei potuto rifiutare. E invece. 

S e t t e m b r e :
... andiamo, è tempo di migrare... 
e infatti con un po' di gente a inizio mese ci siamo ritrovati per un week end in umbria in occasione di un "raduno/festa/compleanno/chissenefrega" del Buio in sala, e poi, per non perdere l'abitudine, sono partita per due settimane in Andalusia, ma di entrambe le cose ho già parlato nel blog all'epoca, quindi non mi ripeterò.

O t t o b r e :
Ho visto un appartamento bellissimo, vicino all'ufficio (troppo vicino all'ufficio), finemente ristrutturato, materiali di pregio ecc. ecc. Il problema è che in quella che avrebbe dovuto essere la camera da letto, se ci mettevo il letto non ci stava l'armadio. E viceversa. In quella che era la "zona giorno" non c'era la possibilità di mettere un tavolo da pranzo. E quindi il pensiero di vivere lì per il resto della mia vita mi metteva ansia.
Come (quasi) ogni anno sono andata alla Fiera del Marrone a Cuneo. E non ho assaggiato un marrone manco per sbaglio. Mi sono molto avvilita.
E poi, incredibilmente, il 21 ottobre ho trovato la casa. Un appartamento che mi hanno proposto da un'agenzia, e che io sono andata a vedere con lo stesso entusiasmo di Hillary Clinton il 9 novembre. E invece, alle volte.
E poi è morto Caprotti, è ha lasciato settantacinquemilionidieuro due spicci alla segretaria. Che non sono io.

N o v e m b r e:
Sono stata colta dall'ansia.
Nella casa in cui vivo, che è ENORME, c'è una quantità di rumenta da buttar via che non so da che parte girarmi. Passo i sabati mattina all'eco-centro a smaltire ogni tipo di rifiuto. E, ad occhio e croce, anche i sabati dei mesi che verranno li impegnerò in questo divertentissimo modo.
Sono anche andata al Torino Film Festival, come sempre. Anche se, come ho già detto, o forse no, quest'anno mi è sembrato che il livello fosse inferiore rispetto al solito.

D i c e m b r e :
Il 16 dicembre ho venduto casa. Sono sempre preda dell'ansia, ma un po' meno rispetto al mese scorso. I signori che hanno comprato casa mia sembrano molto gentili. Il fatto che mi facciano stare lì fino a quando non avrò finito di ristrutturare la casa che - mentre sto scrivendo - non ho ancora comprato mi sembra davvero tanta roba.
E, anche se la parola "trasloco" mi fa venire le bolle, l'idea di trasferirmi sta iniziando a piacermi. E molto.
Ecco. Questo è stato il mio 2016. Se siete arrivati a leggere fin qua, beh, a questo punto mi sembra doveroso farvi tantissimi auguri, se al grido di "sti cazzi" avete abbandonato a febbraio... beh, sti cazzi davvero.

20 dicembre 2016

A spasso con Bob

gattara [gat-tà-ra] s.f. region.
• Persona, quasi sempre di sesso femminile, che nutre e cura gatti randagi









Che io sia da sempre un'amante dei gatti credo non sia un mistero per nessuno, soprattutto per i miei followers su Instagram. Ovviamente non sono una vera e propria gattara, anche se nutro (spesso a mia insaputa) il gatto diffidente che da qualche anno si aggira attorno a casa. Oltre ad essere diventata proprietaria ad honorem di Gattabusiva, che si è insediata in casa dopo la scomparsa di Settechilidigatto. Ma, siccome non vado (ancora) in giro a nutrire colonie di gatti randagi e affamati, direi che non posso considerarmi una gattara. C'è da dire, però, che ho ancora un sacco di tempo per diventarlo.
Resta il fatto che quando ho visto i trailer del film mi sono venuti gli occhi a cuoricino, e ho detto alle mie amiche "ok, questo lo vado a vedere da sola".
E infatti, una ventina di giorni fa, complice il fatto che il film fosse in programmazione nella sala vicino all'ufficio, sono andata a vederlo allo spettacolo delle 18.00, pensando, visto che probabilmente era l'ultimo giorno di programmazione, di trovare 4 gatti (ah. ah. ah.) 
Invece in sala c'era parecchia gente (per essere lo spettacolo delle 18.00, ovviamente) ed erano per la maggior parte signore di una certa, come la sottoscritta.
E niente.


Il film si ispira alla storia vera di James Bowen, adolescente problematico prima, tossicodipendente senza fissa dimora dopo, che si aggira per le strade di Londra cercando di sopravvivere cantando e suonando la chitarra dalle parti di Covent Garden. Seguito dai servizi sociali decide di disintossicarsi col metadone fino al giorno in cui l'assistente che lo segue riesce a fargli assegnare un alloggio popolare. Intenzionato a cambiar vita, un giorno si ritrova davanti questo bellissimo gatto rosso ferito, e decide di aiutarlo a guarire, che è esattamente quello che sta facendo anche lui in quel momento.
James pensa di liberarsi del gatto una volta che si sarà ristabilito, ma dovrà rivedere i suoi piani, in quanto il gatto - a cui viene dato il nome di Bob, in onore del Bob di Twin Peaks - non ha alcuna intenzione di allontanarsi dal ragazzo, anzi, inizierà a seguirlo durante le sue esibizioni (a conferma della tesi che non sei tu a scegliere un gatto, ma è lui a scegliere te. Se ci fai caso, a proposito di droghe, è la stessa cosa che si dice del peyote: non sei tu a trovare il peyote, è lui che trova te).
E, se prima James non riusciva nemmeno a mettere assieme i soldi per mangiare, la presenza del gatto che lo assiste mentre lui suona la chitarra lo fa diventare una delle "attrazioni" più gettonate tra gli artisti di strada londinesi fino a quando quella strana coppia non inizia ad incuriosire i media, e Bowen diventa un personaggio .
A street cat named Bob è una favola edificante e bellissima, sul potere "curativo" degli animali, perché nel momento in cui James ha deciso di salvare il gatto, il gatto ha iniziato a salvare lui.
A interpretare James Bowen c'è Luke Treadaway (Unbroken, Attack the block) mentre nella parte di Bob c'è il vero Bob, a cui io darei l'Oscar come migliore attore protagonista.
Perché in un film è molto meglio avere un gatto rosso che una cagna maledetta.



19 dicembre 2016

è solo la fine del mondo

- Buongiorno a tutti, chi vuole dire qualcosa?
- Ciao... io, io vorrei dire qualcosa.
- Prego, parla pure.
- Ciao, sono la poison, ho trent.. quarant... no, niente. Ciao, sono la poison, ho una certa e... bevo. no, scusate, qua siamo dai cinefili anonimi, oddio che sciocca, scusate, è la mia prima volta... mi sono confusa... mmh... Ciao, sono la poison. Eeeeh no, ecco. Non so come dirlo... mmmh... ecco, io... ufff... nonhomaivistounfilmdidolan... ecco. Cioè, sì, insomma... 
- No, aspetta, poison, parla più adagio, scandisci la parole, non abbiamo capito, cosa hai detto?
- Che - Non - Ho - Mai - Visto - Un - Film - Di - Xavier - Dolan...
- ...
- ...
- ...
- Poison, cara, quello che ci hai appena detto è molto grave. Come pensi di rimediare?
- Ecco, io... sinceramente non ci ho ancora pensato... però ecco... a casa ho J'ai tué ma mère, Laurence Anyways, Tom à la ferme, insomma, posso recuperare, posso iniziare quando voglio... E comunque l'altra sera sono andata a vedere il suo ultimo film, "è solo la fine del mondo"...
- Capisco. Beh, sì, è comunque un inizio... e, vorresti provare a dirci qualcosa di questo film, poison?
- Ecco, signor coordinatore dei cinefili anonimi, non so... io sono... beh, ecco, come glielo spiego? io non è che sia proprio una cinefila, insomma, sì, vado al cinema almeno una volta la settimana, però ecco, "cinefila" è una parola grossa, quindi.. insomma, non mi piace atteggiarmi, diciamo che sono una che guarda dei film, tutto lì... quindi non è che io sia in grado di elaborare una critica, costruttiva o distruttiva che sia... però, se proprio insiste, io due cazzate gliele racconto, va bene? 
- (ma questa chi ce l'ha mandata?) Eeeeeh, va bene poison, se tutto quello che riesce a dirci sono due cazzate, faremo in modo di farcele andar bene, in fondo siamo quasi a natale, anche noi cinefili anonimi abbiamo un cuore, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui una cialtrona come lei si trovi qui..
- (ma quanto se la tirano questi?) Ehm, grazie. Lo apprezzo molto, davvero. Grazie a tutti.

❋ ❋ ❋ ❋ ❋ ❋ ❋
Home is not a harbour
Home home home
Is where it hurts
My home has no heart
My home has no veins
If you try to break in
It bleeds with no stains
My brain has no corridors
My walls have no skin
You can lose your life here





Xavier Dolan, che di secondo nome mi dicono fare "enfant prodige" è un attore, regista, sceneggiatore, costumista, montatore, doppiatore e produttore cinematografico canadese. che al momento ha 27 anni e, da regista, sei film all'attivo. Ognuno dei quali ha ricevuto almeno un premio, tra i vari festival sparsi sul globo terracqueo. E' solo la fine del mondo è stato presentato a Cannes, dove ha vinto il Grand Prix Spécial du Jury, a settembre ha iniziato ad arrivare in sala qua e là nel mondo, e il 7 dicembre in Italia. Tratto dall'omonima pièce teatrale scritta da Jean-Luc Lagarce nel 1990, il film ci racconta di Louis e del suo ritorno a casa dopo un'assenza di dodici anni. Un ritorno per annunciare alla famiglia la sua partenza. Che è ben diverso dal dirlo in francese o in inglese, dove départ/departure stanno ad indicare indifferentemente sia la partenza sia la dipartita. E questo è uno dei motivi per cui i film andrebbero (sempre) visti in lingua originale. Perché, come diceva quello là, le parole sono importanti. Poi, vabbè, nel caso specifico il doppiaggio è a dir poco



e la povera Marion Cotillard sembra sempre ad un passo dal ritardo mentale.
Ma noi facciamo finta di non essercene accorti ed andiamo avanti.
Il film inizia “un po' di tempo fa, da qualche parte”, quando Louis torna a casa e, scomodando indifferentemente Caino e Abele o il figliol prodigo, il suo ritorno riporta a galla antichi contrasti, di cui poco sappiamo, e di cui poco sapremo dopo. Quello che sappiamo è che in quella famiglia tutti si parlano addosso, ma nessuno (sembra) ascoltare. E a nulla servono le mille domande a cui Louis risponde sistematicamente con tre parole. A nulla servono i fiumi di parole che gli rovescia addosso Suzanne, la sorella più giovane, a nulla servono le parole a tratti sconclusionate della madre al figlio prediletto, i discorsi vaghi sui figli dell'impacciata cognata Catherine, spettatrice esterna che probabilmente ha capito tutto prima di tutti, la violenza verbale del fratello Antoine, che nasconde il suo disagio sotto uno spesso strato di maleducazione mista a finta indifferenza. 
Ma sarà proprio Antoine, quando capisce che Louis, dopo miliardi di sguardi all'orologio, ha finalmente trovato il coraggio e le parole per dirlo, a dar vita ad una scena che da sola vale il prezzo del biglietto,  
E tra tutte le parole urlate con rabbia, quello che c'è da capire è tutto in quei silenzi carichi di imbarazzo, nell'assenza, nel non detto, negli sguardi lucidi che si fanno umidi. 
Ed è tempo di andarsene. 
Ancora una volta.
Per l'ultima volta.  














Personaggi e interpreti:
Martine: Nathalie Baye 
Antoine Knipper:Vincent Cassel
Louis-Jean Knipper: Gaspard Ulliel
Suzanne Knipper: Léa Seydoux
Catherine: Marion Cotillard

12 dicembre 2016

di film, di tempo e altre sciocchezze.


E niente. 
Sto accumulando un arretrato che quasi mi vergogno. 
Cioè, si fa per dire. 
E' che non riesco a star dietro al blog come vorrei, che il tempo non basta mai. 
A parte la decina scarsa di film del TFF di cui, per vostra fortuna, non ho finito di parlare, ho visto, nell'ordine: Animali Notturni, A spasso con Bob, Snowden, Sully e... Captain Fantastic. 
Che dire? A parte Snowden, che, avendo visto Citizenfour, è totalmente inutile, gli altri, compreso A spasso con Bob, mi sono piaciuti molto. 
Ebbene sì, anche Sully. Perché Tom Hanks, visto, anzi, ascoltato in v.o. non mi dispiace affatto. Quindi sono giunta alla conclusione che non è Tom Hanks a non piacermi, ma il suo doppiatore a rendermelo odioso. Aggiungici la mia passione per le storie vere, e il gioco è fatto. 
Animali notturni è di una bellezza straniante. Riesce ad essere elegante anche nelle scene più polverose, ma, poi eventualmente, ci tornerò con più calma (ad avercene). 
Nella mia personale classifica di fine anno, come ho già scritto su FB, l'oscar al migliore attore dovrebbe andare a Bob, il gatto dell'omonimo film. Che fondamentalmente è una favola (anche se vera) a lieto fine, un film per vecchie gattare apparentemente carogne, pronte a rincoglionire davanti agli occhioni di un gattone rosso. Ovviamente sto parlando per me, sia chiaro.
E poi... poi sabato sera ho visto Captain Fantastic.
E niente. L'amore. 
No, non solo per Viggo Mortensen, quello è storia vecchia. 
No, non solo per Viggo Mortensen che anche questa volta ci regala un nudo integrale.
Ma perchè Captain Fantastic ci regala una storia bellissima, non convenzionale, di cuore e passione. E amore.
Ma anche di questo parlerò con più calma.
Forse.


2 dicembre 2016

#TFF34 - Lunedì

Settimana part time: al mattino in ufficio e al pomeriggio al cinema.
Il lunedi torinofilmfestico inizia alle 14.30 con un film italiano fuori concorso, diretto da Andrea Molaioli, già apprezzato per i suoi precedenti lavori. ovvero La ragazza del lago (che ho visto ma di cui non ho parlato mai) e Il gioiellino. Questa volta Molaioli adatta l'omonimo romanzo di Nick Hornby:

SLAM - TUTTO PER UNA RAGAZZA, di Andrea Molaioli
Sam è appassionato di skateboard e passa la vita con gli amici con cui condivide salti e cadute. Vorrebbe andare all'università, viaggiare e soprattutto non fare un figlio a sedici anni, com'è capitato a sua madre e a sua nonna. Dal romanzo di Nick Hornby, il nuovo film di Andrea Molaioli (La ragazza del lago), con Jasmine Trinca e Luca Marinelli, affronta con ironica leggerezza il tema della crescita e delle responsabilità. Spirito guida: Tony Hawk.
Commedia piacevole con un ottimo gruppo di attori. Molto bravo il giovane Ludovico Tersigni nel ruolo di Sam, ma, come sempre, Luca Marinelli, anche se in un ruolo secondario (è il padre, separato, di Sam) è strepitoso. Dategli un'occhiata.

WAR ON EVERYONE, di John Michael McDonagh
Alexander Skarsgård e Michael Peña sono due poliziotti sui generis di Albuquerque, che non disdegnano mazzette, alcool e droghe: finiranno in guerra contro un crudele ed affettato boss della mala cui hanno deciso di mettere i bastoni tra le ruote. Dopo The Guard e Calvary, John Michael McDonagh firma un film scatenato a cavallo tra buddy cop movie, commedia nera e polizieschi anni Settanta, senza plagi né citazionismi esasperati.
Lode a McDonagh che dirige il film più cazzaro e scorretto degli ultimi tempi, e probabilmente di tutto il TFF, durante il quale io e le mie compari abbiamo riso senza ritegno, anche se in un'occasione ci siamo ritrovate ad essere le uniche a farlo, probabilmente per meri dettagli anagrafici. A parte questo episodio molto triste, il film è uno spasso, Michael Peña fa scassare dalle risate e Alexander Skarsgård non è da meno. Come ho già detto in altri luoghi, voglio un film così ogni mese. Perchè, non dimentichiamocelo, resto sempre un gran bel pezzo di cialtrona.
E ancora lode a McDonagh che decide di far partire, sui titoli di coda, I fought the law dei Clash.

DAAP HYUT CAM MUI (Port of call), di Philip Yung 
Uno sbirro dell’Hong Kong Regional Crimes Bureau cerca di far luce sulla confessione di un drogato e sull’omicidio di una prostituta sedicenne: le ragioni che troverà saranno devastanti. Sospesa fra passato (1998) e presente (2009), una tragica indagine dei recessi più nichilisti della mente umana, fotografata da Christopher Doyle in toni cupi e disperati. Bravissimo Aaron Kwok, attore sempre più maturo.
Prima del film è stato consegnato il "Gran Premio Torino" a Christopher Doyle, fotografo australiano diventato uno dei più grandi direttori della fotografia in circolazione (ha collaborato, tra gli altri, con Wong Kar-wai, Gus Van Sant, Jim Jarmusch), ed è stato proiettato il cortometraggio Wind, diretto da Saw Tiong Guan in cui Doyle (aka Dù Kěfēng) stesso racconta la sua incredibile vita. Personaggio assolutamente affascinante.
Ma veniamo al film. Considerato che al TFF negli anni sono passati titoli come Memories of Murder e I saw the devil (per citarne solo due), nella mia testolina malata mi ero creata delle aspettative coi controcazzi, che, ahimè, come sempre, non si sono rivelate all'altezza. E non sto dicendo che Port of Call sia un brutto film. Tra l'altro, esattamente come per Memories of Murder, anche qua partiamo da una storia vera: quella  di una prostituta sedicenne il cui cadavere venne trovato smembrato nel 2008 ad Hong Kong. Però, va a sapere, sarà che sono anziana, sarà che magari koreans do it better, ma, nonostante la storia fosse decisamente interessante, ho trovato la prima parte del film troppo leeeeenta per i miei gusti (al punto che temo di essermi anche assopita per una decina di minuti, ma voi non ditelo a nessuno). Però Aaron Kwok nel ruolo del detective Chong è molto bravo.


30 novembre 2016

#TFF34 - I film(s) della domenica

Siccome quest'anno me la sono presa comoda, nessuna levataccia - almeno la domenica - e tre film in programma. Uno divertente, uno molto interessante e uno abbastanza inutile.
Ma andiamo per ordine:

ABSOLUTELY FABOLOUS: THE MOVIE, di Mandie Fletcher
E' l'adattamento cinematografico di una serie tv inglese andata in onda sulla BBC tra il 1992 ed il 2012. Le protagoniste sono le stesse, ovvero Jennifer Saunders e la fighissima Joanna Lumley, che i più anziani - come la Tiz e la sottoscritta - ricorderanno nel ruolo di Purdey ne Gli infallibili tre (The New Avengers).
Edina Monsoon e Patsy Stone trasudano sfarzo e glamour. Da sempre sono abituate a una vita agiata nei posti più trend di Londra, tra shopping, drink e nottate. Durante un’inaugurazione ultramodaiola, però, spingono accidentalmente Kate Moss nel Tamigi e sono travolte dalla tempesta mediatica che si scatena dopo la prematura scomparsa della top model. In fuga senza un soldo verso la Costa Azzurra, Edina e Patsy riusciranno però anche in questo caso a rendere la loro vita un festa perenne…
Si tratta ovviamente di una commedia che prende per il culo il dorato mondo della moda, delle sue PR, e di tutto il corollario di varia umanità, pieno di camei divertenti: oltre a Kate Moss ci sono Jean Paul Gaultier, Jerry Hall e altra gente di cui al momento mi sfugge il nome. E la scena in cui Kate Moss riemerge delle acque del Tamigi con la sigaretta in bocca e il bicchiere di champagne in mano è semplicemente fantastica.
Disimpegno e umorismo pungente. 

ILEGITIM,  di Adrian Sitaru
Victor è un medico vedovo con quattro figli e un passato da delatore antiabortista. Quando i figli lo scoprono, durante un pranzo, insorgono contro il padre e la famiglia si spacca. Ma presto si presenta un imprevisto che li costringe a una scelta radicale. Un dramma familiare serrato, un capolavoro di recitazione corale che conferma la maestria di Sitaru nello stare addosso ai suoi personaggi mettendo in discussione il limite tra moralità e legalità.
Una delle cose più interessanti viste in questo festival arriva dalla Romania, e da Adrian Sitaru che dirige un dramma familiare che ci mostra quanto è labile il confine tra moralità e legalità, e quanto sia facile, se non si è parte in causa, sentenziare cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Nel cast Adrian Titieni, che. come in Bacalaureat di Mungiu torna ad interpretare il ruolo di medico e di padre.

L'AVENIR (THINGS TO COME), di Mia Hansen-Løve
Quando la madre muore, e suo marito la lascia confessandole anni di tradimento, una professoressa di filosofia rigorosa e appassionata si rifugia in montagna con un ex studente dalle tendenze radicali (e la gatta Pandora), per poi tornare a casa e ritrovare se stessa. Puntigliosa e autoironica, Isabelle Huppert è la splendida protagonista del film di Mia Hansen-Løve, ritratto di una donna costretta imprevedibilmente a cambiare vita.
Come successo per "Elle", ho deciso di vedere L'Avenir per la presenza di Isabelle Huppert (e del gatto di Isabelle Huppert).  E questo è tutto quello che ho da dire sull'argomento.



24 novembre 2016

#34TFF - Cosa ho visto, cosa vedrò, paraponziponzipò

Quest'anno il Torino Film Festival, giusto alla sua 34° edizione, ha aperto i battenti una settimana prima rispetto agli anni precedenti, in cui iniziava l'ultimo week end di novembre. E io, che prevedevo di prendere la consueta settimana di ferie per dedicarmicisivi.ci.vi.si.bi... ho optato per una frequentazione part-time, scegliendo di vedere una ventina scarsa di film. Ho già scritto due/tre minchiate su FB, ma, per tediarvi in maniera più completa, ho deciso di scrivere due o tre cose (praticamente le stesse) anche sul blog.
I film che ho visto e quelli che devo ancora vedere, tra domani pomeriggio e sabato mattina, sono questi:

e,... ad essere sincera, non ho visto, finora, nulla che mi abbia entusiasmato tantissimo. Un paio di buoni film, una manciata abbastanza inutili, uno fastidiosissimo, ma non c'era "IL" film per cui spellarmi le mani a forza di applausi.
Vi riassumo in breve i primi quattro film visti tra venerdì e sabato, riportando, per farvi capire la difficoltà a cui noi, poveri spettatori siamo sottoposti annualmente, le scamuffissime sinossi che si trovano sul programma:

ELLE, di Paul Verhoeven
Nulla sfugge al controllo di Michèle: l’azienda che dirige, leader nel campo della produzione software di videogiochi, i rapporti con i dipendenti, la sua rete sociale, la routine familiare e le amicizie. Un meccanismo oliato da anni di impeccabile gestione di ogni situazione, da cui è bandita ogni manifestazione di debolezza o sbavatura. Fino a quando una sera, rientrata a casa, Michèle non subisce l’aggressione di uno sconosciuto. Un atto brutale, che si rivelerà carico di inattese conseguenze emotive.
Allora. Va da sè che ho scelto di vedere ELLE fondamentalmente per la presenza di Isabelle Huppert (e del gatto di Isabelle Huppert), ché a sentire Paul Verhoeven io penso esclusivamente a Robocop. Qua prova a fare qualcosa di più "provocatorio", dirigendo una commedia che strizza l'occhio al thriller e che vorrebbe scardinare - senza per me riuscirci fino in fondo - le convenzioni sociali prendendo di mira la borghesia e le sue ipocrisie e bla bla bla, ma, alla fine, a parte qualche scena in cui si ride in modo più o meno amaro (su tutte il momento in cui il figlio della protagonista, non propriamente un fulmine di guerra, sembra non accorgersi che la sua compagna ha partorito un figlio mulatto) il film si trascina per troppo tempo, e il risultato complessivo non mi ha esattamente entusiasmato. 

BETWEEN US, di di Rafael Palacio Illingworth
I trentenni Henry e Dianne devono fare i conti con la realtà della coppia: gli anni della giovinezza, fatta di avventure, nuovi incontri e di un futuro tutto da scoprire, sono finiti. Quello che li attende è l’incubo della normalità e dell’età adulta: una casa in periferia, uno o più bambini e un cane da portare a spasso. Ma è davvero quello che vogliono? Quando le tensioni li porteranno a separarsi, seppure per una notte sola, troveranno le risposte che tanto cercavano.
Questo è il film che ha inaugurato il festival. Che se il buongiorno si vede dal mattino... Classica commedia indie come se ne sono viste altre millemila, con due protagonisti abbastanza insulsi, che non sanno quello che vogliono ma ci tengono a farcelo sapere a tutti i costi. Come se a noi fregasse davvero qualcosa.

MARIE ET LES NAUFRAGÉS di Sébastien Betbeder
Antoine l’aveva avvertito: Marie è pericolosa. Ma ciò non impedisce a Siméon di abbandonare tutto per seguirla. Un “tutto” che non è molto, visto che la storia con Béatrice è finita e la rivista per cui lavorava ha chiuso. Siméon decide quindi di lasciare Parigi e andare in Bretagna, sull’isola di Groix. Tuttavia, se pensava di iniziare un’avventura a due, si sbagliava: anche Oscar, il suo coinquilino musicista e sonnambulo, e lo stesso Antoine, scrittore in crisi d’ispirazione, sbarcano sull’isola. L’involontario quartetto parigino si trova così immerso in un luogo totalmente diverso, con personaggi tutti da scoprire.
Bertbeder è una vecchia conoscenza del TFF: suoi erano infatti il delizioso Inupiluk visto 2 anni fa ed anche 2 automnes 3 hivers visto nel 2013. Nel cast di Marie et les Naufragés secondo Dantes doveva esserci un non meglio identificato attore francese che lui non sopporta, e dopo aver tentato inutilmente di farmi capire di chi parlasse a forza di "massì, quello lì con quella faccia lì, quello lì!", salvo scoprire che quell'attore lì non recitava nel film. In compenso c'è Eric Cantona, che è sempre troppo divertente. Il film inizia con Simeon che trova un portafoglio e, grazie al documento, risale alla proprietaria e glielo riconsegna. La ragazza, Marie, ha appena troncato la relazione con Antoine (Cantona) e Simeon ne resta affascinato. Inizia così a pedinarla, arrivando a seguirla sull'isola di Groix, dove a breve arriveranno anche Antoine ed Oscar, coinquilino sonnambulo.
Molto piacevole.

SUNTAN di Argyris Papadimitropoulos 
Kostis è un dottore di mezza età, scapolo e senza famiglia, che si trasferisce su un’isoletta dell’Egeo. Qui trascorre un inverno lungo e solitario, ma con l’arrivo dell’estate l’isola viene invasa da giovani turisti in cerca di divertimento. Rapito dall'edonismo che lo circonda, Kostis si innamora della bellissima Anna, lasciandosi trascinare in un vortice di feste, alcol e sesso. Ossessionato dall'oggetto del suo desiderio, dovrà a fare i conti con la maturità alle porte e la giovinezza, mai pienamente vissuta, che reclama ciò che non gli è stato concesso fino ad allora.
Kostis è un grandissimo e patetico pezzo di merda che, nel mio film, avrebbe dovuto morire tra atroci sofferenze. Purtroppo il film l'ha diretto Papadimitropoulos che, per rispettare lo standard a cui ci hanno abituato i film greci degli ultimi anni, fa anche lui un film disturbante. Peccato che il risultato sia lontano anni luce da quanto realizzato dai compatrioti Yorgos Lanthimos, Alexandros Avranas o Michalis Konstantatos e Suntan è sì un film disturbante, ma nel senso più dispregiativo del termine. Inutilmente ripetitivo e morboso. E lo dice una che non è propriamente un'orsolina.


genius


Siccome sono una brutta persona, nell'attesa di raccontarvi qualcosa del Torino Film Festival vi intrattengo con un'opinione molto inutile su un film altrettanto inutile.

A parte che vorrei tanto sapere il motivo per cui Colin Firth in questo film non si leva MAI MAI MAI il cappello, che in certe occasioni fa pure maleducato, questo film, che mi ha lievemente tediato, l'ho visto doppiato. Probabilmente buona parte del tedio va attribuita ad un doppiaggio così enfatico da rendere insopportabili almeno tre quarti dei protagonisti.
Vi riassumo brevemente la mia espressione a fine visione: 


Michael Grandage è un regista teatrale, e, ascoltate una cretina, si capisce benissimo. Genius è il suo esordio cinematografico e ha potuto contare su un cast che azzarderei definire "coi controcazzi": oltre al già citato Colin Firth, ci sono Jude Law, Nicole Kidman, Laura Linney, Guy Pearce e Dominic West. Che, per un esordiente, a me sembra tanta roba.
Detto ciò, Grandage ci racconta, basandosi sul libro Max Perkins: Editor of Genius, ma romanzandola un po' (troppo) l'incontro tra Max Perkins - editor newyorkese che aveva già pubblicato i primi romanzi di F. Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway - e Thomas Wolfe, autore, manco a dirlo, a me totalmente sconosciuto.
Jude Law è bravissimo a dar vita ad un personaggio ingombrante, egocentrico, logorroico e tormentato, a cui si contrappone un posatissimo ed imperturbabile Colin Firth, ma il risultato finale non riesce a convincere del tutto.





10 novembre 2016

The accountant


Ben Affleck in questo film è immenso. 
No, fermi, che avete capito? Intendo dire che è ENORME. Roba che più che "bisteccone" sembra l'intera macelleria, dopo che si è mangiato pure il macellaio.
Poi. vabbè, gli metti a fianco quello scricciolo di Anna Kendrik, una che riesce ad essere addirittura più bassa di me, e capisci che il buon Ben è davvero in forma (di parallelepipedo).
Detto ciò, questo The Accountant è un mix non perfettamente riuscito tra dramma familiare, action movie, thriller poliziesco e forse qualcos'altro che al momento mi sfugge, ed il risultato è... mah, bah, alla fine nemmeno così terrificante, ma sicuramente un progetto forse troppo ambizioso per un risultato un po' scamuffo.
Gavin O'Connor dirige un film che ogni tanto si ingarbuglia nei vari flashback sull'infanzia del protagonista e sui vari episodi del suo passato, che a volte più che spiegare il why e il because appesantiscono una trama già di suo inutilmente contorta.
Il nostro Ben interpreta Christian Wolff, un piccolo genio della matematica. Fate conto di trovarvi di fronte a John a beautiful mind Nash imprigionato dentro il corpo di Chuck Norris.
Wolff soffre di una forma di autismo ad alto funzionamento (non so dirvi se sia un'altra definizione della sindrome di Asperger o se si tratti di due patologie differenti, nel film - doppiato - l'Asperger non viene mai nominata) e ha sviluppato un talento matematico che l'ha spinto, negli anni, a diventare un contabile con un anonimo studio nei sobborghi di Chicago, e, al tempo stesso, la persona che gestisce gli affari di tutte le organizzazioni criminali del globo, dalla mafia ai cartelli della droga, senza trascurare terroristi arabi, oligarchi russi e chi più ne ha più ne metta.
Un bel giorno viene incaricato da un'importante compagnia del campo della robotica, per indagare su un presunto ammanco scoperto dalla giovane contabile della società (la Kendrik) e da quel momento il granitico e rigorosissimo Chris si troverà invischiato in un affare loschissimo, e, mentre la Divisione crimini del dipartimento del Tesoro è sulle sue tracce, dovrà mettere a prova tutte le sue capacità, non solo intellettive, per riuscire a capire chi (e cosa) c'è dietro la truffa della società da cui è stato ingaggiato.


Per girare questo film Ben Affleck ha imparato, oltre a judo e Jiu-jitsu, alcuni rudimenti del pentjak silat. Pare che abbia affermato "Questa tecnica di arti marziali non si è vista quasi mai sullo schermo, quindi risulta abbastanza nuova".
Alla luce di questa incauta affermazione, possiamo quindi tranquillamente stabilire che il povero Ben non abbia mai visto quel gioiellino indonesiano che risponde al nome di "The Raid", dove il pentjak silat la fa da padrone per almeno tre quarti di film.
Ha altresì affermato che quello di Christian Wolff  "è sicuramente il personaggio più interessante che abbia mai interpretato" e qua possiamo anche credergli. Del resto per interpretare un uomo che non riesce ad esprimere emozioni, chi meglio di lui e della sua inespressività?
Nel cast, oltre alla già citata Anna Kendrik troviamo anche J.K.Simmons, John Lithgow e Jon Bernthal.

8 novembre 2016

La ragazza del treno



Siccome si tratta di un giallo, non vi racconterò molto della trama (che la visione del trailer basta e avanza), se non che Rachel (E.Blunt), amica più dell'alcool che di se stessa, ancora traumatizzata in seguito alla fine del suo matrimonio, tutti i giorni prende lo stesso treno, si siede nella stessa carrozza, allo stesso posto e guarda fuori dal finestrino, La sua attenzione viene colpita da una giovane coppia, che vive vicino a quella che una volta era casa sua, e, giorno dopo giorno, inizia a fantasticare sulla loro vita.
Quando la giovane donna sparisce, Rachel crede di sapere qualcosa, ma contemporaneamente ha paura, in quanto l'alcolismo le provoca vuoti di memoria.



Quello che sto per dire non sorprenderà nessuno: non ho letto il bestseller di Paula Hawkins. 
Un po' perché sono secoli che non riesco a leggere un libro, ma, soprattutto, perché, da "la solitudine dei numeri primi" in poi, mi tengo accuratamente alla larga dai cosiddetti bestseller o casi editoriali che dir si voglia (per la cronaca, La solitudine dei numeri primi lo trovai fastidiosissimo).
Quindi, incurante delle voci sentite in giro in merito alla bruttezza del film, sabato sera, con la bionda, sono entrata in sala per vedere se davvero mi stavo apprestando a vedere qualcosa di brutto brutto brutto.
Adesso, non sono certo qua a dirvi ci troviamo di fronte ad un capolavoro che resterà negli annali del cinema come il thriller del secolo, per carità. Ma non vi dirò nemmeno che si tratta di un film così terribilmente brutto, fosse anche solo perché Emily Blunt è semplicemente bravissima. E, diciamolo, bravissimi sono anche i suoi truccatori. 
Anche perché sinceramente mi sfugge il motivo per cui, ad esempio, per Gone Girl si sia gridato al capolavoro e per questo "la ragazza del treno" tutti pronti a tirar palate di merda. 
Per carità, là c'era David Fincher mentre qua abbiamo il semisconosciuto Tate Taylor, che tra voice off e flashback come se piovesse riesce a rendere il film un po' confuso, abbiamo una serie di personaggi caratterizzati poco e male, come usciti dagli schizzi a matita che Rachel fa sul treno. Diciamo che una sceneggiatura più fluida e una regia più esperta avrebbero giovato, ecco. 

7 novembre 2016

La ragazza senza nome, il film senza empatia.


I fratelli Dardenne, di cui non sono certo la più grande estimatrice, tornano a due anni da "due giorni, una notte", ambientando il loro ultimo lavoro nella periferia di Liegi.
Protagonista è la dottoressa Jenny Davin, che presta servizio in un ambulatorio a tariffa minima, ma che è in procinto di trasferirsi in una prestigiosa clinica cittadina, dove ha ottenuto un incarico di rilievo. 
Una sera, quando l'ambulatorio è già chiuso, qualcuno suona il campanello, ma lei vieta allo stagista che lavora con lei di aprire, in quanto - appunto - l'ambulatorio è chiuso da un'ora.
Il giorno dopo viene avvicinata da un ispettore di polizia che le chiede di visionare i filmati delle telecamere, perché vicino all'ambulatorio è stato trovato il cadavere di una donna priva di documenti.
Jenny, guardando i filmati, realizza che la donna morta è quella a cui non aveva aperto in ambulatorio. Divorata dal senso di colpa, la monoespressiva dottoressa inizia ad indagare al posto della polizia.
Per carità, tutto molto bello, tutto molto legittimo, ma, in qualche modo, dovrebbe essere anche tutto molto toccante. E invece.
Diciamo che ci sono N via di mezzo tra il non aprire la porta di un locale oltre il suo orario di apertura e il trasferirsi a dormire nell'ambulatorio.
Il film dei Dardenne è senz'altro un film contro l'indifferenza generalizzata, che non riesce però ad arrivare al cuore, lasciandoci, alla fine, abbastanza indifferenti.

25 ottobre 2016

I, Daniel Blake



Ad.un film di Ken Loach non si dice mai di no, e il fatto che l'ultimo lavoro del regista britannico abbia vinto la palma d'oro all'ultimo festival di Cannes è sicuramente un valore aggiunto, anche se - diciamocelo - i film di Ken Loach si guardano a prescindere dal palmares. 
Il vero valore aggiunto è dato dal fatto che sia arrivato al Centrale in v.o., perché, se i film di Ken Loach si guardano a prescindere, vederli, ma soprattutto ascoltarli in v.o. è tutta un'altra storia.
E così, sabato pomeriggio, siamo entrate in sala, e, all'uscita abbiamo decretato che trasferirsi nella terra d'Albione potrebbe rivelarsi una pessima idea.

Siamo a Newcastle, dove vive Daniel Blake, qualificato carpentiere, lavoratore indefesso, ma convalescente a seguito di un infarto. I medici stabiliscono che non può ancora riprendere a lavorare, in quanto le sue condizioni fisiche non glielo permettono. Nonostante questo, a causa di un'errata valutazione, gli viene negata l'indennità di malattia, e l'uomo si vede costretto a cercare un lavoro - che non potrà comunque accettare - per ricevere il sussidio di disoccupazione, in attesa che venga accolto il suo ricorso per vedersi riconosciuta l'indennità di malattia.
Durante una delle innumerevoli visite al centro per l'impiego incontra Kate, giovane ragazza madre trasferitasi a Newcastle da Londra, anche lei alla ricerca di un lavoro. Tra i due nasce un'amicizia e Daniel cercherà di aiutare in tutti i modi Kate a sistemare la topaia in cui vive con i due figli.


I, Daniel Blake è un film tanto bello quanto triste, che ci mostra le  complesse assurdità di un sistema che, con le sue paradossali quanto ingiuste regole burocratiche/informatiche, riesce a scoraggiare ed ostacolare il cittadino, invece  di aiutarlo. nel momento stesso in cui ne avrebbe bisogno.
Ken Loach dirige, ancora una volta senza fronzoli e senza cadere nel patetico, una pellicola cruda e potente.

21 ottobre 2016

American Pastoral




...Dream when the day is through,
dream and they might come true,
things never are as bad as they seem,
so dream, dream, dream...

Non posso dire "era meglio il libro" perché tanto per cambiare il libro non l'ho (ancora) letto, ma hai visto mai che magari adesso lo inizio.
Posso dire che in merito all'esordio alla regia di Ewan McGregor non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ma in linea di massima, va a sapere perché, le peggio cose. 
E invece.
EMG se la cava dignitosamente, sia come regista, sia come attore (è lui lo svedese), Jennifer Connely è... dio, ma quanto è bella Jennifer Connely? Non si capisce. 
Dakota Fanning non delude, anche quando diventa giaina e il suo "non ci laviamo per non fare male all'acqua" mi ha fatto finalmente capire che nel mio ufficio di giainisti ce ne sono almeno una mezza dozzina.
Mi sfugge il motivo di distribuire un film doppiato (maluccio, as usual) mantenendo però il titolo originale, ma in fondo, sti cazzi.
In ogni caso Pastorale Americana  American Pastoral mi è sembrato un film interessante, nel raccontare la vita imperfetta di una famiglia che ha tutte le carte in regola per essere perfetta, perchè, come sempre, la vita se ne frega.
In un modo assolutamente inverosimile, ciò che non avrebbe dovuto accadere era accaduto e ciò che avrebbe dovuto accadere non era accaduto.

11 ottobre 2016

wake me up when september ends

Dice che settembre è già finito. 
Da un pezzo pure.
Sì, me ne sono accorta. Perché ho dovuto rimettere le calze. E le scarpe chiuse. E abbandonare i sandali, che devo ancora pulire e ritirare, ma forse c'è tempo, tanto non vanno da nessuna parte. Devo fare il cambio degli armadi. Ovviamente non ne ho voglia. E penso a tutti quelli che "oh, finalmente è arrivato il freddo, la pioggia, le foglie marce per terra, a nascondere le merde umide di cane, che beeeeello!". Ho sempre pensato che a noi, nati in estate, l'autunno si addica poco, come una giacca troppo larga o un paio di scarpe troppo strette. Non ne sentiamo il bisogno, non vediamo l'ora di togliercelo da dosso, per rimetterci comodi, per stare bene, per stare meglio. E aspettiamo con ansia, o forse terrore, il cambio dell'ora, quell'ora solare che di solare ha solo il nome, perché usciremo di casa che è ancora buio e torneremo a casa che è già buio. Mi chiedo cosa ci sia di bello in tutto questo, io, che torno a casa la sera, mangio qualcosa aprendo il frigo e poi mi metto sul divano con la copertina di pile pelosa e la gatta (pelosa anche lei) a dispensare fusa e leccate sul naso. 
Chi mi segue su Instagram e su FB si sarà accorto anche che sono stata in ferie, in Andalusia, con toccata e fuga a Valencia (da cui partiva il nostro volo).
Abbiamo fatto - per fortuna - pochi km (2000) su una scomodissima Panda, e questo è stato l'itinerario: 
- da Valencia a Cordoba 
- da Cordoba a Siviglia
- da Siviglia a Tarifa passando per Cadice
- da Tarifa a Malaga passando per Ronda
- da Malaga a Granada passando per Nerja e Firigliana,
- da Granada a Valencia


Posso partire con le banalità? 
L'Andalusia è bellissima, il clima fantastico, la birra ghiacciata ed economica, il cibo ottimo e la gente splendida.
Mi sono innamorata di Siviglia, dove potrei andare a vivere la settimana prossima, e ho sviluppato una dipendenza per le Berenjenas Fritas con Miel de Caña, che sono sicura piacerebbero anche alla Tiz nonostante la sua avversione nei confronti delle melanzane. A dirla tutta nemmeno io ne vado pazza, e pensavo che la loro unica ragione di esistere fosse nella parmigiana. E invece. 
A parte le melanzane, che sono una specialità andalusa che non ci siamo fatte mancare praticamente mai, abbiamo mangiato bene direi ovnque. Dalle degustazioni di tonno del Restaurante El Ancla (per non parlare della loro strepitosa crema catalana) al menu "alla cieca" di Casa Maria a Ronda, dove tu dici soltanto se c'è qualcosa che non mangi e/o a cui sei allergico e poi ci pensa (benissimo) lo chef, alle porzioni "generose" di Granada, dove due volte siamo andate a cena e due volte siamo tornate in camera con la doggy bag. Aver scelto di soggiornare in un piccolo appartamento con cucina è stato assolutamente provvidenziale! 

Mirador Parasol - Sevilla

Ho.adorato la Mezquita de Cordoba, l'Alcazar di Siviglia e, ovviamente, l'Alhambra a Granada, anche se, a dirla proprio tutta, probabilmente l'Alcazar, che se la tira meno e non devi comprare i biglietti di ingresso con mesi di anticipo mi è piaciuto di più.

Mezquita - Cordoba
Alcazar  -  Sevilla
Alhambra - Granada (dai giardini del Generalife)
I posti in cui abbiamo dormito - tutti scelti su Booking - erano dignitosamente carini. La stanzetta a Tarifa (Hostal el Levante)  - fuori dal centro, sulla statale Carretera Nacional 340 - aveva una piccola veranda su un grande giardino, e, soprattutto, il parcheggio gratuito e un bar che offriva colazioni spartane ed economiche e che, a differenza dei locali in paese, apriva prestissimo!
A Tarifa abbiamo avuto la fortuna di trovare un paio di giorni senza troppo vento, approfittandone per stare in spiaggia. Il primo giorno a Playa de Bolonia, dove, oltre alla duna di sabbia alta 30 metri, su cui noi naturalmente siamo salite per ammirare il tramonto, si trovano le rovine della città romana di Baelo Claudia, da visitare assolutamente, anche perchè i cittadini UE entrano gratis (non che altrimenti ci si sveni, dato che il biglietto costa solo 1.50€).

Duna de Playa de Bolonia

Baelo Claudia

La.mattina in cui siamo ripartite abbiamo avuto un problema con scomodissimapanda. Nel senso che la chiave ha smesso di funzionare e noi siamo rimaste chiuse fuori, con sua bionditudine che diceva "sono cose che capitano" e io che bestemmiavo in andaluso, perché a me non sono mai capitate. La gentilissima proprietaria dell'hostal ci ha accompagnate in un negozio di ferramenta in paese, dove il gestore ha smontato la chiave, totalmente ossidata (qualcuno ci ha sicuramente fatto il bagno, non vedo altre spiegazioni), l'ha pulita, ha sostituito la pila e ce l'ha riconsegnata. Siamo tornate al Levante incrociando le dita. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto la chiave ha ripreso a funzionare - non benissimo - e noi abbiamo potuto ripartire, evitando, da quel momento, di chiudere scomodissimapanda per evitare di rimanere nuovamente chiuse fuori come due imbecilli. 
Nel tragitto da Malaga a Granada ci siamo fermate a Nerja, che a sapere che c'era un'acqua così trasparente ci saremmo attrezzate col costume, quindi a Firigliana un delizioso paesino arroccato nell'interno, dove ci siamo fermate a pranzo in un ristorantino in cui, dopo poco, il dehor è stato invaso da un tamarrissimo matrimonio inglese, con gli sposi arrivati su una porsche carrera cabrio, gli invitati abbigliati in maniera imbarazzante, e... la banda! che, per carità, suonava benissimo, ma signori miei, la sofferenza! E pensare che noi avevamo scelto quel locale proprio perché era un po' lontano dal centro, in una bellissima piazzetta deserta! Siamo uscite con le orecchie a pezzi e ci siamo rimesse in marcia... 
Ovviamente siamo salite su tutte le torri/campanili possibili immaginabili, perché ci piace sempre arrampicarci - faticosamente - da qualche parte per osservare il panorama dall'alto, Abbiamo camminato tantissimo: il contapassi installato di default sul telefono ha stabilito una media di 13km al giorno. Spero sempre che da grande mi vengano le chiappe sode come il marmo, va a sapere! 

Nerja


Nerja
Che altro aggiungere?
Che il viaggio in quelle zone della Spagna era in stand by da un sacco di tempo, e finalmente ce l'ho fatta, e sono molto molto soddisfatta, perché - casomai non si fosse capito - a parte scomodissimapanda, sono stata/siamo state davvero bene. E, viaggiando con Ryanair e bagaglio a mano, mi sono pure dovuta limitare nello shopping sfrenato.