27 ottobre 2015

Dheepan

Vincitore della palma d'oro all'ultimo festival di Cannes, è finalmente arrivato sugli schermi l'ultimo film di Jacques Audiard, a tre anni di distanza dal meraviglioso Un sapore di ruggine e ossa.
Anche questa volta si tratta di un film potente, fisico, doloroso. 
Ambientato in un microcosmo che, per alcune cose, può ricordare "un profeta". Là era il carcere, con le sue regole. Qua è la periferia degradata, dove le regole, a livello gerarchico, sono le stesse.
E, anche questa volta, a me è piaciuto. 
Molto.
Non vorrei dire troppo su questo film, per non togliervi il piacere della visione, senza però essere stringata come wikipedia, che, per carità, va bene il dono della sintesi, ma, insomma...

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dheepan deve fuggire dalla guerra civile dello Sri Lanka.

Dicevamo.
Dheepan (no, i nomi degli attori non ve li scrivo, che già ci ho messo mesi per imparare a scrivere McConaughey senza ricorrere al copia-e-incolla figuratevi in questo caso...) è un Tamil in fuga da uno Sri Lanka martoriato dalla guerra civile (quindi il film si colloca, a livello temporale, in un passato recente, immediatamente prima della fine del conflitto, avvenuta nel 2009) che ha perso tutto, e che, in una specie di ufficio, entra in possesso di un falso passaporto, di una falsa moglie e di una falsa figlia. e con loro intraprenderà il viaggio della speranza verso la sua nuova vita, verso la "civilissima" Europa. 
E qua, appena dopo la caotica partenza, c'è una scena splendida e feroce, con tante piccole lucine colorate che lampeggiano nel buio e tu non capisci, finchè l'immagine non viene messa a fuoco e realizzi che quelle lucine non sono altro che le orecchie luminose dei cerchietti che Dheepan, e tanti disgraziati come lui, si ritrovano a vendere, per le strade di Parigi, assieme all'armamentario classico di cianfrusaglie dei venditori ambulanti di tutte le città, sempre pronti a fuggire all'arrivo della polizia, fino a quando all'uomo non viene assegnato un appartamento (fatiscente) e un regolare lavoro da custode in un casermone della banlieue abbandonata a se stessa, un luogo da far sembrare le famigerate vele di Scampia un quartiere residenziale.  
In un posto dove la legge non arriva, Dheepan, la giovane Yalini e la piccola Illayaal dovranno ben presto cercare di integrarsi ma, ancora più difficile, imparare a sopravvivere, sottostando a regole non scritte dettate dalla banda che controlla la zona, e dove l'unica legge che conta è quella del più forte. 
Obbedire ciecamente, non fare domande, non vedere, non sentire, non parlare. 
Ma ogni banda che si rispetti ha una banda rivale, che, presto o tardi, vorrà impossessarsi del territorio.  
E quando le schermaglie diventano guerra, quello è il momento in cui bisogna tornare ad essere feroci.
Come una tigre.
Una tigre Tamil.
Io, se proprio vogliamo star qua a fare le pulci, personalmente, avrei fatto partire i titoli di coda giusto quei tre minuti prima del finale.
Ma si sa, io sono brutta e cattiva.






8 commenti:

  1. Concordo, i minuti finali sono inutili e tolgono forza al film, che non è stato per nulla accondiscendente e pietistico nei confronti dei protagonisti, tratteggiati con le loro pochezze e meschinità, niente immigrati macchiette qui. Certo è che la "civile" Europa ci fa una figura ben brutta.

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    1. Bruttina, sì. Ma temo anche abbastanza reale.

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  2. non l'avevo manco sentito nominare...
    però "un sapore di ruggine ed ossa" mi piacque moltissimo

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    1. Questo per certe cose ricorda più un profeta, se vogliamo, ma è senz'altro un film notevole.

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  3. L'altro giorno ho visto in tv "Un sapore di ruggine e ossa" emi ha piacevolmente colpito,e pure "Il profeta" mi aveva garbato molto. Questo lo attendo.

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  4. Sono molto curioso.
    E spero che Audiard continui il suo trend positivo dalle mie parti.

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    1. Per me è stato così, spero succeda lo stesso anche al saloon... :)

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