16 febbraio 2015

Selma

Non conoscevo Ava DuVernay, poi, per quelle strane coincidenze che ogni tanto avvengono,  una decina di giorni fa l'ho vista intervistata in Life Itself, il film su Roger Ebert, e adesso la ritrovo, unica regista donna alla prossima notte delle statuette, a dirigere questo film su un pezzo di vita di Martin Luther King. 
Che non può venire considerato un biopic sulla vita del reverendo, in quanto prende in considerazione solo un periodo, nella primavera del 1965 - l'anno prima aveva ricevuto il premio Nobel per la pace - in cui organizzò una marcia pacifica, da Selma, in Alabama, a Montgomery (capitale dello stato) per rivendicare il diritto al voto dei negri (50 anni fa il politicamente corretto non l'avevano ancora inventato), cosa che, teoricamente, era già possibile, ma in pratica, in particolare negli stati del Sud, veniva ostacolata in tutti i modi per impedire che i cittadini di colore potessero iscriversi alle liste per votare alle elezioni. Emblematica è una scena all'inizio del film, in cui l'addetto dell'ufficio elettorale, quando la signora Anne Lee Cooper, dopo aver presentato una scheda regolarmente compilata, viene sottoposta ad una specie di interrogatorio. Prima le viene chiesto se conosce il preambolo della costituzione, e quando la donna dimostra di conoscerlo, le viene chiesto il numero dei giudici che compongono un determinato ordine. Alla risposta esatta da parte dalla signora Parker (67), quando è palese che ha diritto al voto, le viene chiesto di dire tutti i loro nomi, ignobile pretesto per apporre per l'ennesima volta il timbro "denied" sulla scheda.
Vediamo Martin Luther King - spiato costantemente dall'FBI (in una scena compare anche J.Edgar, che giudica "deplorevole" il comportamento di King. Io e la bionda, ripensando al film di Clint, ridemmo) - tentare di convincere il presidente Lyndon Johnson che la legge che tuteli il diritto al voto non può più aspettare, ma il presidente ritiene che non sia prioritaria,  A questo punto King decide che la marcia dì Selma si farà.
Riusciranno al terzo tentativo, il primo - diventato famoso come "bloody sunday" vide la polizia locale, capeggiata da uno sceriffo ottuso e razzista, forte dell'appoggio del governatore Wallace, aggredire i manifestanti indifesi con inaudita violenza. 
Le scene dei brutali pestaggi ad opera delle forze dell'ordine, trasmesse in tv, provocarono un'ondata di sdegno, e alla seconda marcia il numero dei manifestanti era aumentato in maniera esponenziale, e molti bianchi avevano aderito.
Ma questa volta fu lo stesso King a decidere di non proseguire, temendo potesse trattarsi di una trappola.
La terza marcia viene rappresentata anche con filmati di repertorio, in cui si possono riconoscere, fra gli altri, Sammy Davis e Harry Belafonte.
La pellicola della DuVernay riesce nell'intento di non scivolare nell'agiografia, mostrandoci un uomo che, come tutti, combatte con certezze e dubbi, ama la moglie nonostante la tradisca, e ci risparmia slogan ed etichette.
Film solido e potente, che riesce a non essere troppo didascalico e che - riascoltando i discorsi - non risulta affatto anacronistico, ma anzi, quasi necessario. Perchè ripensando ai recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolta la polizia americana ai danni di cittadini afroamericani, viene da pensare che, se rispetto a 50 anni fa è stata fatta molta strada, il cammino è ancora lungo. 
Martin Luther King è interpretato da David Oyelowo, che aveva offerto una buona prova nel ruolo di Charlie in "The Butler". Qua ci regala un'interpretazione misurata ma, avendo visto il film doppiato, la mia opinione conta davvero poco. Del resto chiamare Denzel Washington per interpretare un 35enne forse non era cosa... 
Nel cast ci sono anche, fra gli altri, Tom Wilkinson, Giovanni Ribisi, Tim Roth, Michael Sheen, Oprah Winfrey, Cuba Goodin jr, Alessandro Nivola, e Common, che, con John Legend canta Glory, canzone che regala al film la seconda nomination. 
 

21 commenti:

  1. Visto sabato e mi è piaciuto molto, potente mai retorico, bello bello..
    P.s lo programmavano in una multisala e, incredibilmente, la sala era piena...qualche speranza forse per il genere umano c'è (era la settimana delle 50 sfumature non dimentichiamolo...)

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    1. Ma come? Io sto cercando di dimenticarlo in tutti i modi! :)

      Comunque sì, sono d'accordo, film che non scade mai nella retorica. E con questo genere di film non è facile.

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  2. quindi non è un film per madaminkie? maddai! quasi quasi...

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    1. mi chiedo il motivo per cui avrebbe dovuto esserlo...

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    2. il trailer che sembra uscito direttamente dal televisore della mia cameretta negli anni Ottanta?

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    3. guarda, dopo 10 secondi ho pensato: ci sarà anche Sally Field?

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    4. A me ha un filino deluso.
      Me lo aspettavo più emozionante invece, forse proprio per non scadere nel retorico, ha asciugato troppo la messa in scena e il risultato è di essere vecchio stile e un po' freddo. Inoltre tutti questi "negri" che parlano italiano tutti con lo stesso accento.... e i bifolchi pure... mannaggia al doppiaggio, mannaggia!

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    5. Sul doppiaggio come sai sfondi una porta aperta. Credo che in questo caso abbia appiattito il risultato in maniera prepotente. Che vita difficile, signora mia.

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    6. Non so, non mi convince, forse lo guarderò fra qualche anno...

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    7. tanto la storia non dovrebbe cambiare... :)

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    8. Non credere, magari poi viene fuori che i bianchi volevano mandarli a votare a legnate e loro, i "negri", si ribellavano. Mi hanno sempre insegnato che la Storia non è mai una sola, ce ne sono tante. Uno deve solo scegliere da che parte prenderlo nel culo...scusa se ho detto parte :-D

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    9. beh, sì, potrebbe anche essere... :)

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  3. è l'unico che mi manca di quelli nominati, lo vedrò a breve...

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    1. A me manca ancora colpevolmente Boyhood, ma in tutti questi mesi non ho ancora trovato l'ispirazione. E dubito di trovarla in questi 5 giorni....

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  4. E' l'unico che mi manca tra i nominati, e non avevo grandi aspettative: mi stupisce scoprire che non si tratta di un'oscarata.

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    1. Io temevo di trovarmi di fronte ad un film un po' palloso sullo stile di "the butler", se devo essere sincera. E invece.
      Niente per cui strapparsi i capelli e urlare al miracolo, sia chiaro, ma un prodotto valido e onesto.

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  5. È l'unico a mancarmi tra i magnifici, più o meno, 8. Mi incuriosisce perché la storia che va a raccontare è oggettivamente importante e interessante, però, allo stesso tempo, ho il timore mattonata che il tuo parere positivo ha ridimensionato.

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    1. Sono entrata in sala con il tuo stesso timore, che per fortuna si è rivelato infondato.

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  6. Avevo paura fosse un film intriso di banale retorica invece mi ha stupito in positivo. La sua forza sta nelle scene di violenza crude e dirette (peccato per alcuni rallenty) e nell'indignazione che provoca nello spettatore. La marcia non è ancora finita.

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    1. Vedo che avevamo un po' tutti gli stessi dubbi, nei confronti di questo film!
      La marcia non finirà mai, a meno che qualcuno un giorno non trovi la cura per sconfiggere l'ignoranza.

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