12 gennaio 2015

Big eyes

Fra i ricordi della mia infanzia, prima dell'avvento dell'avvinazzato di Teomondo Scrofalo di driveiniana memoria, ci sono i quadretti di questi bimbetti dagli occhioni esageratamente grandi e lacrimosi. Se ne vedevano un po' ovunque, esattamente come si vede nel film.
Adesso, grazie a Tim Burton, scopro chi è la colpevole l'artefice di tanta bruttezza: Margaret Keane, quindi il mio massimo e costante rispetto va al sempre mitico Terence Stamp, che nel film interpreta il critico d'arte John Canaday, l'unico a dire che i quadri della Keane erano di una bruttezza imbarazzante.
(possibile l'inutile presenza di spoiler)
La storia - che tanto per cambiare si basa su fatti reali, è quindi quella di Margaret Keane, nata Ulbrich, che un bel giorno decide di lasciare il marito e, infilati in tutta fretta quattro stracci in valigia (che io non ho mai capito perché la gente nei film infila sempre nelle valigie le cose prendendole a caso dai cassetti) sale in macchina con la figlia e si trasferisce a San Francisco.
Siamo alla fine degli anni '50, e Margaret che nel tempo libero dipinge tristi bambini dagli enormi occhioni, fatica a trovare lavoro, e nei week end si diletta ad eseguire ritratti nei mercatini artistici dei parchi cittadini, facendosi pagare pochi spiccioli.
Un giorno sfiga vuole che a fianco a lei sia posizionato il sedicente pittore Walter Keane, con le sue scene di strada parigine. L'uomo, manipolatore nel DNA, viscido e mellifluo come se ne vedon pochi, inizia ad intortare la povera Margaret, che, ingenua come un tordo, si innamora e, senza pensarci troppo, decide di sposarlo. 
Walter, millantando la qualunque, brama la fama più di ogni altra cosa al mondo, e, ottenuto il permesso di esporre sia le sue opere sia quelle di Margaret in un locale notturno, quando capisce che gli occhioni dei poveri bimbi piacciono alla gente, non ci mette né uno né due a dire alle persone interessate che l'artista è lui.
Margaret inizialmente si incazza, ma non abbastanza, e, convinta da Walter che l'arte prodotta dalle donne non vende, accetta che sia il marito a spacciarsi per l'artista dei "trovatelli".
Passano gli anni, i quadri di Keane e tutto il merchandising ad essi collegato vanno a ruba, fino al momento in cui Margaret inizia a capire (non è mai troppo tardi) chi è realmente suo marito, e, come in un deja-vu, ma stavolta senza nemmeno riempire le valigie a caso, carica la figlia in macchina e se ne va. Inizia una nuova vita alle Hawaii fino al momento in cui, dopo essere diventata Testimone di Geova, deciderà che è giunta l'ora di dire la verità, con tutte le conseguenze del caso.


Non griderò allo scandalo come molti perché questo film di Tim Burton non sembra un film di Tim Burton. E allora? Magari si sarà rotto i coglioni anche lui di fare sempre lo stesso film, no?
E' un film essenziale e asciutto, che non cede - ad eccezione degli occhioni - a facili sentimentalismi. Brava la Adams (e, viste le foto d'epoca della vera Margaret, molto somigliante), immensamente fastidioso il Walter Keane di Christoph Waltz, forse un po' troppo sopra le righe, ma credo che il doppiaggio gli dia una grossa mano, di Terence Stamp ho già detto, e, per concludere, la lesbica che è in me ha trovato fighissima l'attrice che interpreta Dee-Ann, la giustamente scettica amica di Margaret, ovvero Krysten Ritter. 
La vera Margaret Keane, che, a differenza di Walter Keane è ancora viva, compare in una scena del film: è la vecchietta che legge seduta su una panchina, mentre Walter e Margaret dipingono nel parco. 
Se volete vedere un classico film di Tim Burton è probabile che questo film non vi piacerà e vi deluderà, in caso contrario, potete andare tranquilli. 

33 commenti:

  1. Ah, ah, ah, bellissima questa rece, scritta con il piglio giusto. A me il film è piaciuto (ma non mi erano piaicuti gli ultimi film di Burton, quindi ...), sul livello di Ed Wood, tra l'altro scritto dagli stessi scenggiatori che inzialmente dovevano dirigere il film.
    p.s. Teomondo Scrofalo, memorabile....

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    1. Alligatore, ma tu te li ricordi i quadretti di cui parlo? Io li vedevo ovunque! :)

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    2. Guardando il film qualche ricordo è affiorato, ma se di Teomondo Scrofalo (gli anni 80 del Drive In), ho ricordi veri e databili, di questi quadretti no, anche perchè non sapevamo nulla della sua autrice.

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  2. Leggo dopo la visione per bene, ma penso che a me piaciucchierà. Anche perché, come dici tu, si è rotto Burton e mi sono rotto pure io, dei soliti merletti, delle solite infioriture, delle solite atmosfere darkettone. E' uno dei miei registi preferiti - Big Fish in my heart e sul mio header forever - però è meglio cambiare, ogni tanto. Lo diceva pure quel genio di Paris Hilton negli spot di non so che ;)

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    1. Paris Hilton? ah ah ah! comunque sì, meGHlio cambiare... (era una compagnia telefonica).
      Attendo le tue impressioni dopo la visione, allora!

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    2. Come sempre, ritorno dopo averlo visto. Mah, non gli si può dire male. Oggettivamente. E' una commedia molto giusta. Non è Frida, né Fur (che comunque non mi era piaciuto, ma almeno si ricorda per la sua stramberia), però funziona. Il biopic - da The Imitation Game a La teoria del tutto - evidentemente rifiuta qualsiasi forma di "autorialità" (esiste la parola?) ma si può guardare. La Adams è molto trattenuta, Waltz è una gran canaglia, ma l'ultima parte - quella del processo - è molto simpatica, e secondo me anche parecchio improvvisata.

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    3. Autorialità credo proprio che esista, ma, se così non fosse, direi che fa lo stesso. :)
      Comunque hai ragione, non gli si può voler male perché è fondamentalmente un film "onesto". Senza particolari guizzi, ma evidentemente non ce ne potevano essere.
      Waltz è - volutamente - odioso, infatti io l'ho detestato da subito!

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  3. A me non ha per niente impressionato. Non tanto perchè non è molto 'burtoniano' (e su questo chissenefrega, ti dò ragione) ma perchè, semplicemente, l'ho trovato un film molto piatto, impersonale. Insomma, non mi ha coinvolto. E sapendo, appunto, che era un film di Burton il dispiacere è doppio. Leggo sopra che qualcuno dice che è sul livello di Ed Wood (ovvero, a mio giudizio, il film più bello di Burton): per favore, non scherziamo... vero, gli sceneggiatori sono gli stessi ma il risultato è lontano anni luce (per me).

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    1. Credo che Ed Wood partisse comunque avvantaggiato, stiamo parlando della vita di un personaggio geniale ed eccentrico, messa a confronto con quella di una casalinga americana con l'hobby della pittura... :)

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  4. cioè va beh, 3 su 3? sono molto F4

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    1. nel senso di "colpito"? :)

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    2. nel senso borisiano di basito! ma tutto ti devo spiegare? ;)

      comunque 'sta cosa che da un po' ci piacciono gli stessi film mi piace! potremmo andare al cinema insieme ogni tanto :D

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    3. In effetti potremmo, hai ragione... :)

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  5. Il fatto che non sia molto burtoniano è uno dei motivi per cui voglio vederlo. Per carità, amo Tim, ma ultimamente era un continuo riciclarsi.
    Peccato che da me ancora non lo danno...

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    1. sono certa che riuscirai comunque a recuperarlo....

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  6. Caruccio... un po' troppo plain, ma caruccio, non mi viene altra definizione. Io invece non ricordo i bambini con gli occhioni, ed ero convinta fosse Teomondo Scrofolo! :-) Una definizione giustamente ironica (per chi l'ha capita) l'ha data anche Andy Warhol, che ha detto qualcosa tipo "se piacciono a tutti saranno belli", una specie di "Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliarsi! :-D

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    1. Non te li ricordi? Impozzibilo! :)
      Sul fatto che sia "plain" concordo, ma probabilmente non c'era molto da aggiungere... O forse sì, avrebbero potuto indugiare sull'alcolismo latente della Margaret, che quando non sniffava trementina aveva sempre un bicchiere in mano... :)

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    2. Con quel marito portatore malato di ghigno perenne avrei bevuto di tutto anch'io! O avrei divorziato, magari.

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    3. Magari, sì.
      Che essere fastidioso.

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  7. è vero che se non avessi saputo che è di Tim Burton non l'avrei mai detto, però è stato un film piacevole; non da strapparsi i capelli, ma bellino, dai.

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    1. Sì discosta totalmente dallo stile a cui Burton ci aveva abituati, questo senz'altro, ma resta comunque un film che si fa apprezzare. Sicuramente non un capolavoro né un film memorabile, ma una pellicola comunque onesta.

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  8. Posso dire che per fortuna Burton s'è rotto i coglioni di fare sempre lo stesso film? Non un capolavoro, ma sicuramente migliore degli ultimi obbrobri che il simpatico Tim ci aveva propinato!

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    1. E ti pare che non puoi dirlo? :)
      Che non sia un capolavoro siamo tutti d'accordo, ma non per questo diventa automaticamente un brutto film!

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  9. Passo volentieri. Non amo Burton quando fa Burton e non amo Burton quando non sembra Burton...ma soprattutto, Burton chi? Scherzi a parte, è uno di quei registi che non mi attraggono per niente, specialmente oggi che c'ho mal di schiena ;-)

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    1. @Fascino: 2 mesi ad Oz e ti passa, il mal di schiena! :-)

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    2. Credo che non durerei due giorni. Comunque, prima stagione col botto, seconda piuttosto meh...

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    3. A me sono piaciute tutte, io quando mi affeziono non mollo la presa.

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  10. devo ancora vederlo, però dopo tante critiche fa piacere vedere qualcuno che ne parla bene.
    e poi negli ultimi tempi mi sembra che siamo più in sintonia del solito, quindi potrebbe essere un buon segno... :)

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    1. potrebbe, in effetti... staremo a vedere! :)

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  11. Ricordo benissimo il buon caro e vecchio Teomondo (ogni nonna ne aveva uno simile in casa) ma gli occhioni proprio non li ricordo. Ti dirò, a me non dispiacciono.

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    1. ah ah ah! è vero!
      comunque io mi ricordo anche i bimbi dagli occhi grandi. Ma io sono anziana!!! :)
      (comunque dopo l'overdose che se ne ha nel film dopo un po' non se ne può davvero più! )

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  12. Essersi ricordata di Teomondo Scrofalo è oggettivamente un colpo di genio! sono d'accordo con la tua recensione.

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    1. ah ah ah ah! un maestro dell'arte di tale portata era difficile da scordare! :)
      Grazie!

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