18 agosto 2014

La jaula de oro (La gabbia dorata)

Opera prima di Diego Quemada-Diez, recuperata grazie ad una rassegna cinematografica estiva, La gabbia dorata - titolo che concentra in due parole quello che alla fine è, per gli immigrati latino-americani  che tentano di arrivare negli USA, il sogno americano: una prigione, in quanto difficilmente riusciranno ad uscire dalla loro condizione di emarginati e clandestini - è un classico film di denuncia, doloroso nella sua scarna essenzialità. Uno di quei film che quando partono i titoli di coda, ti fa inevitabilmente pensare a quanto sei stata fortunata a nascere dove sei nata e ad avere la vita che hai. Uno di quei film che andrebbe fatto vedere a tutti quelli che si ostinano a dire "se ne stessero a casa loro"... 

"casa loro"

Juan, Samuel e Sara, che vediamo nelle scene iniziali entrare in un bagno, tagliarsi i capelli e fasciarsi il seno per travestirsi da ragazzo, abbandonano la ridente zona 3 di Città del Guatemala - quella dove esiste la più grande discarica del Centro America, dove migliaia di persone lavorano al recupero e alla separazione dei rifiuti - per inseguire un sogno: raggiungere gli Stati Uniti ed iniziare una nuova vita. Viaggiando principalmente sui tetti dei vagoni dei lentissimi treni merci che attraversano il paese riusciranno ad arrivare, non senza difficoltà, al confine con il Messico, dove Samuel ci ripensa e decide di fermarsi. A Juan e Sara si unirà Chauk, un indio del Chiapas che non parla spagnolo. Nonostante la difficoltà nel comprendersi, Sara si dimostrerà subito amichevole nei suoi confronti, mentre Juan, complice la gelosia, cerca in ogni modo di allontanare, inutilmente, il nuovo arrivato. Il viaggio, fra mille pericoli, prosegue, e i tre ragazzi dovranno affrontare situazioni di ogni tipo, cercando di sfuggire alla polizia, lavorando duramente nelle piantagioni di canna da zucchero, finendo preda di bande di predoni che non esitano a derubare gente che non ha niente, e che, essendosi accorti che Sara è una ragazza, non esiteranno a sequestrarla. Rimasti soli, fra Juan e Chauk si instaurerà un rapporto di solidarietà che riuscirà a farli arrivare fino al confine tra il Messico e gli Usa, dove bande di spacciatori di droga li utilizzeranno per far loro attraversare il muro della vergogna (l'ennesimo) che divide i due stati. 
Il sogno sta davvero per realizzarsi?
Film doloroso, che fa riflettere. 

7 commenti:

  1. Beata te, da me c'era una rassegna interessante ma è finita da un bel po'.

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  2. Wow, è tornato un blog de cinema! Film consigliatiussimo, per comprendere ancora meglio la situazione messico.statunitense e della famigerata Ciudad Juarez, altro angolo di paradiso (ehm...) molto bella la prima stagione di The bridge,

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  3. Bel recupero estivo, un'estate per me con pochissimo cinema, purtroppo (ne ho una gran voglia, ma i cinema sono quasi tutti chiusi, o all'aperto saltano le proiezioni per la pioggia: sono riuscito a vedere solo Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente, di recente...).

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    1. Davvero notevole, hai ragione. Questo è uno deii pochi titoli che mi era spiaciuto perdere in stagione, per il resto pure io quest'estate ho visto pochissimi film, un po' per pigrizia, un po' perché trovo l'offerta poco interessante. E del naufrago (unico altro recupero tardivo) parlerò dopodomani! ;)

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