3 luglio 2014

La Poison e lo shopping in Vietnam

Questo è un post frivolo, in cui si parlerà di shopping.
Poi non dite che non vi ho avvisati, ok?



Lo so che molti di voi penseranno che la Poison sia una tranquilla e morigerata signora di mezza età, senza vizi e... ok, dai, la smetto di dire cazzate, tanto non sono credibile.
E la smetto anche di parlare di me in terza persona, altrimenti sembro malata.
Anche se, a dire il vero, sono malata. Insomma, un po' malata. 
Non credo di potermi definire affetta da CBD, ma, nel mio piccolo, mi difendo discretamente.
Infatti ero molto dispiaciuta nello scoprire che, pochi giorni dopo la mia partenza, a Torino aprisse - in mia assenza - uno dei miei negozi di abbigliamento preferiti, ma, ovviamente, me ne sono fatta una ragione e sono partita lo stesso.
Fare shopping mi piace, ovvio che non arrivo a indebitarmi come Rebecca Bloomwood, ma, non dovendo mantenere nessuno oltre a me stessa, diciamo che cerco di non farmi mancare niente. 
Che il detto "mi manca tutto ma non ho bisogno di niente" nel mio caso si può ribaltare con "non mi manca niente ma ho bisogno di tutto". E può essere che in questo "bisogno" di comprare cose si nascondano disagio interiore o tutte le carenze affettive dell'universo mondo, ma, spendere per spendere, piuttosto che dare i soldi a un terapeuta o ad uno spacciatore, io faccio girare l'economia. 
Ovviamente anche quando sono in giro per il mondo lo shopping diventa parte fondamentale del viaggio. Fortunatamente anche sua bionditudine è un'appassionata, quindi fra un museo e un tempio, la visita al negozietto con la vetrina accattivante diventa quasi una tappa obbligata. A volte diventa una tappa obbligata per sfuggire al caldo esterno e godersi un po' di aria condizionata a sbafo, diciamolo.
In ogni modo, siccome non sono così fanatica come potrebbe sembrare, se sono in giro con qualcuno a cui la parola shopping provoca l'eritema, posso limitarmi senza problemi. 
Avete presente i tossici che dicono "posso smettere quando voglio?" Ecco, uguale. 


Fare shopping in Vietnam (parlo di abbigliamento ovviamente) se non avete le dimensioni di una dodicenne magra, potrebbe essere un problema, nel senso che le loro taglie sono piiiiiiccole. Molto piccole. Non illudetevi, anche l'XL made in Vietnam è PIU' piccola. Certo, se siete una taglia 40 e non avete le tette potete andare tranquille, che qualcosa troverete senz'altro. 
Se, come nel mio caso, la taglia 40 l'avete portata per un paio di settimane in quinta elementare, e avete la (s)fortuna di avere delle tette che nella coppa di champagne nemmeno ci entrano, ecco, fare shopping potrebbe intristirvi, e/o irritarvi e/o farvi pensare di esservi trasformate in un tricheco con la cellulite.
O, come nel mio caso, in uno scaldabagno con le tette.  
Ma.
Potete ovviamente concentrarvi sull'oggettistica, sui manifesti della propaganda, sulle teiere in ceramica e sulle ciotole di bambù, oppure potete ostinarvi come abbiamo fatto io e la bionda, e anche voi riuscirete a strisciare la vostra carta di credito con non poca soddisfazione.
Ammesso che il negozio in questione sia dotato di POS.
Mai dare niente per scontato. 
Una sera, ad Hanoi, io e la bionda dopo aver cenato al Quan An Ngon (18 Phan Boi Chau Street, Hoan Kiem district, anche se in città ce ne sono credo altri due), che ci è piaciuto parecchio, siamo tornate a piedi al nostro albergo, facendo una strada diversa rispetto a quella fatta all'andata.
Una vetrina con due abiti splendidi attira la nostra attenzione. Nonostante siano le 20.00 passate il negozio è ancora aperto. Entriamo. Tre signore sorridenti ci accolgono. Noi chiediamo gentilmente se possiamo dare un'occhiata, e loro continuano a sorridere. 
Guardiamo, proviamo alcune cose, le tre signore sorridono, la bionda decide di prendere una tunica e io un abito. Prezzi elevati per gli standard vietnamiti, ovviamente ridicoli, per il tipo di abito, per quelli italiani. 
Loro sorridono. Dopo poco capiamo il motivo di tanto sorridere: tutte e tre assieme non riescono ad articolare mezza frase in inglese. Avevo avuto dei dubbi quando ho visto il terrore nello sguardo di una delle tre quando le ho chiesto istruzioni per il lavaggio. Ma ci vuole ben altro per scoraggiarci. Estraiamo fiere ed egagre le nostre carte di credito e le tre ciamporgne iniziano ad emettere gridolini e a fare no con la testa. 
Queste tre mentecatte vendono abiti che costano un mezzo stipendio vietnamita e non hanno la carta di credito? Siamo indignate. Stiamo per andarcene sconsolate quando vediamo dall'altra parte della strada un bancomat.
Spieghiamo Tentiamo di spiegare che andiamo a prelevare e torniamo a prendere i vestiti che abbiamo scelto.
Rischiamo la vita attraversando la strada, entriamo nell'ATM, preleviamo, rischiamo una seconda volta la vita per riattraversare la strada, e, con i nostri soldi, rientriamo nel negozio. Le tre grazie ci guardano incredule. Il tempo di un prelievo e loro avevano rimesso i vestiti sugli stendini. In buona sostanza non avevano capito una beata minchia. Alla fine, non chiedeteci come, siamo anche riuscite a farci fare lo sconto.
Mi piacerebbe dirvi il nome di questo negozio, ma a) non aveva un'insegna, b) non ci hanno fatto nessuno scontrino, c) il sacchetto era anonimo. 
Posso dirvi che non è molto distante dal ristorante, è vicino ad un incrocio e dall'altro lato della strada c'è un bancomat. 
In ogni caso, altri negozi che vendono abbigliamento per taglie occidentali e che non sono troppo etnici che quando siete là vi sembra la roba più figa del mondo e qua in italia vi sentite un po' ridicole se non state andando al raduno dei fricchettoni o alla sagra dello spiedino arrotolato sono:
- Things of Substance, il cui motto è “Western Sizes, Vietnamese Prices”, vende abbigliamento in fibre naturali: cotone, lino, seta, bambu, a prezzi contenuti. 5 Nha Tho, Hanoi (vicino alla Cattedrale, orario dalle 9am alle 8pm);
- Metiseko: (abbigliamento e biancheria per la casa) 71 Hang gai, Hanoi; 03 Chau Thuong Van Street, Hoi An; 86 Nguyen Thai Hoc street, Hoi An
- Hot Chili: 67 Nguyen Thai Hoc Street, Hoi An (vicino al mercato)
- Papillon Noir: (abiti in seta dipinti a mano) 30 Tran Hung Dao street, Hoi An
- Yaly Couture sempre ad Hoi An, è una delle innumerevoli sartorie sparse per il paese, dove mi sono fatta confezionare il mio "sobrio" cappotto su misura, preparato in un giorno e consegnato comodamente in hotel: 358 Nguyen Duy Hieu Street, Hoi An.
KitKat verde e rosa... non ho indagato. 

42 commenti:

  1. egagre non lo sentivo dai tempi delle Arabe! :D

    p.s.: ma Cos'è che apre a Torino?

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    1. E' che fondamentalmente sono una nostalgica...
      ma COS'è che ha aperto, ormai! :)

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    2. E cos'è che ha aperto? Ci sarà qualcosa che posso permettermi in codesto luogo? :-)

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    3. COS. Che, dicheno, sia il luxury brand di H&M, un po' come la Lexus per la Toyota! :)
      e anfatti, rispetto ad h&M, ha cose decisamente mooooolto più carine.

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    4. Siccome a mio parere H&M vende stracci, ad essere migliore ci metterà poco! :-) Ma andrò a farci un giro, sarà stato strategico aprire un attimo prima dei saldi?

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    5. Ah, poco ma sicuro, infatti non pensavo nemmeno che i due marchi fossero collegati tale è la differenza. :)
      Non mi intendo di strategie di marketing e vendita, quindi non ti so dire se l'apertura ad un mese dall'inizio dei saldi sia stata strategicamente studiata oppure no... A me e alla bionda piace molto, l'avevamo scoperto anni fa a Parigi, e ci chiedevamo perchè non ci fosse in Italia... poi come sempre dopo un po' ha aperto a Milano, ecc.ecc.

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    6. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos. cos'è che ha aperto? cos...

      (così, oggi sono in bilico tra Shining e Rain man...)

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    7. che sembra la versione 2.0 di:
      aho!, 'ndo vai?
      Ar Cinema!
      A che vede?
      "Quo Vadis"
      E che vor di'?
      'ndo Vai?
      Ar Cinema!"
      A che vede?
      "Quo Vadis"
      E che vor di'?
      'ndo Vai?
      Ar Cinema!"...

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    8. C'era una volta un re, che disse alla sua serva, raccontami una storia! E la serva incominciò: c'era una volta un re, che disse alla sua serva.... :-))

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    9. Speriamo che passi di qua qualcuno sano di mente e ci abbatta! :)

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    10. Se passa sarà amico a te, io sani di mente non ne conosco e non ne voglio conoscere! ;-D

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    11. che ci farebbe uno sano di mente da queste parti?

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    12. In effetti... credo sarebbe un Comma 22! :-))

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  2. Le ciotole sono molto belle. Ma il kit kat verde rosa???:-0

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    1. ho preferito non sapere a che gusto fosse... :)

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    2. quello verde è alla menta, quello rosa ai fiori di ciliegio. sapevatelo che qui si spande curtura come se piovesse

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    3. Ma che, davero davero?

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    4. giurin giurello, così trovai su internet

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    5. cioè, tu sei andato su interDet a cercare gli aromi del kitkat nel mondo? :)

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    6. Troppo dolciastro per i miei gusti...sono una da cioccolato fondentissimo

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    7. ah, io pure. Faccio un'eccezione giusto con il gianduia con le nocciole intere e con i cremini al sale del signor Gobino, altrimenti fondente anche per me.
      E poi diciamocelo, se è rosa (o verde) non può essere cioccolato!!!

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  3. veramente quello verde è al the verde e quello rosa alla fragola (c'è anche il disegno!) :-P ne vendono a pacchi in Giappone! Chiara

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    1. Ciao Chiara, e grazie! the verde e fragola mi convincono (non nel senso che li assaggerei di corsa) più di menta e fiori di ciliegio! :)

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    2. io preferirei menta e fiori di ciliegio (anche perché che cacchio di sapore ha il fiore di ciliegio non lo so). comunque il Vietnam non è il Giappone, chiediamo a un vietnamita, please ;)

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    3. Passi la mEnta, ma effettivamente ai fiori di ciliegio non ho mai incontrato nulla...

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    4. Mi sono spiegata male..mi riferivo al Giappone perchè questi della foto hanno i gusti scritti in giapponese!! :-) Sul primo in kanji dice: "the verde" sull'altro non riesco a leggere bene, ma dedurrei un "fragola" appunto! :-P Ahimè quello al "sakura" esiste davvero, è tutto rosa e fiorelloso! Chiara

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    5. Chiara, ma che invidia! sai leggere il kanji! :)
      In effetti su quello rosa guardando bene si intravede una fragola, adesso che ci faccio caso...
      però un impasto "cioccolatoso" al gusto di sakura proprio faccio fatica ad immaginarmelo.

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    6. Chiara, chapeau per la conoscenza della lingua. dev'essere parecchio complicata, credo

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  4. ma il negozio di prada non c'era?

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    1. Prada forse no, ma tanto non avrebbe fatto alcuna differenza, come non me lo posso permettere in Italia, non me lo posso permettere nel resto del mondo! :)

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  5. Come non hai indagato sul Kit Kat? Sei pazza! Io voglio sapere!

    E sono anche curiosa di vedere il cappotto!

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    1. ah ah ah ah! ti aspettavo!
      Al "sobrio" cappotto farò una foto, promesso!

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    2. Immaginavo fosse "sobrio"! ;)

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    3. Del resto, non avendone assolutamente bisogno, che me ne facevo di un cappotto "anonimo"?

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  6. Ah guarda, io sicuramente in quei negozietti lì tutti colorati c'avrei lasciato giù uno stipendio!
    Quando si tratta di stoffe particolari poi..è la fine!

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    1. io dopo anni e anni di esperienza ho imparato a limitare (un po') i danni... :)

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  7. Se tutto va come deve sarò in Vietnam a fine gennaio. Preparo una valigia di contanti :)

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    1. Davvero? Che meraviglia!
      Ti chiederò di comprarmi del caffè che mi sono già pentita di non averlo fatto! ;)

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    2. Ma perché blogger si mangia SEMPRE i miei commenti?? Dicevo.
      Ieri è saltato fuori un pacchetto di caffè che mi hanno portato dal Vietnam, e siccome io non lo bevo quando passi dal cinema fammi un fischio che te lo porto :)

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    3. ma grazie! Ti farò sapere! :)

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