14 aprile 2014

L'importanza di chiamarsi Ernesto



Ho letto tutto Oscar Wilde attorno ai 20 anni. 
E, sempre a 20 anni entravo per la prima volta al Père-Lachaise, per il mio pellegrinaggio fra le tombe di Jim Morrison, Edith Piaf, Marcel Proust, Moliere, Chopin, Isadora Duncan, e, ovviamente Oscar Wilde.
Confesso che rimasi un po' interdetta di fronte a quel monumento funebre, con quella che a me sembrava una brutta sfinge, e ancora oggi resto dell'idea che se fosse vera la frase che gli viene attribuita in punto di morte, "O se ne va questa carta da parati o me ne vado io!" (Either this wallpaper goes, or I do!), riferendosi alla brutta tappezzeria della camera in cui si trovava, avrebbe preso a martellate questo obbrobrio. All'epoca non era ancora di moda ricoprire la tomba di baci col rossetto, pratica che ha avuto inizio nel 1990, e il 30 novembre del 2011 (anniversario della morte di Wilde) è stata posta davanti alla tomba una vetrata protettiva, dato che i numerosi interventi di pulizia delle tracce d’inchiostro e di rossetto avrebbero danneggiato gravemente la pietra facendola diventare molto porosa e fragile.
Ma torniamo a noi.
Questa commedia in tre atti venne rappresentata per la prima volta a Londra nel 1985 e riscosse un successo strepitoso, ma breve. Infatti venne tolta dal cartellone dopo appena 6 repliche, a causa dello scandalo in cui rimase coinvolto Wilde, dopo aver querelato Lord Queensberry che lo aveva accusato pubblicamente di sodomia.
Ovviamente la traduzione in italiano non ha alcun senso, in quanto il titolo originale (The importance of being Earnest) usa un gioco di parole tra il termine "earnest" (serio, sincero) e il nome "Ernest", che, in inglese, si pronunciano nello stesso modo. 
Ma la commedia rimane assolutamente godibile, con il gusto del paradosso e permeata di quel sano cinismo che si prende gioco del periodo vittoriano, ma che, incredibilmente, risulta attuale ancora oggi.
E infatti la settimana scorsa sono andata a vederla a teatro.
La storia, per chi non la conoscesse, è questa
Portata in scena da Geppy Gleijeses, definito dalla critica teatrale "l'erede di Eduardo" (mah. Sarà), vede lo stesso Gleijeses nel ruolo di Worthing, e, scelta che io ho trovato alquanto bizzarra, e che, sinceramente, mi ha convinto davvero poco, Marianella Bargilli nel ruolo di Algernon. Siccome questa cosa mi incuriosiva (possibile che non si sia trovato un uomo che potesse ricoprire il ruolo?) sono andata a curiosare. Per scoprire che la Marianella in questione aveva partecipato alla terza edizione del Grande Fratello (e io me la ricordo grazie ai programmi della Gialappa's) e che, casualmente, è diventata la moglie di Gleijeses. E ditelo subito, no?
In ogni caso, superato lo stupore iniziale, ci si fa l'abitudine. 
E, appena compare in scena Lucia Poli nel ruolo di Lady Bracknell, si è disposti a perdonare tutto, Algernon versione Marianella compreso.
Semplicemente fantastica.
Infatti, non a caso, al termine gli applausi più fragorosi, sono stati riservati a lei.
Grandissima.


21 commenti:

  1. ma Lucia Poli in realtà è suo fratello, vero?

    p.s.: a proposito di ambiguità varie, è uscito il programma del Tglff. sapevatelo

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    1. più facilmente è Paolo che è sua sorella. :)

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    2. comunque se Gleijeses è il nuovo Eduardo io sono Peppino...

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    3. e io la malafemmena, ça va sans dire... :)

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    4. noooo! e io che speravo che potessimo fare i fratelli Caponi (che siamo noi)... 'na femmena buciarda m'ha lassato...

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    5. Si, dato uno sguardo, nulla di super, o così mi è sembrato, ma Flawless non me lo perdo.

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    6. Al programma del Tglff, of course! :-))

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    7. Tiz, pensavo volessi farlo tu l'altro fratello Caponi! il programma del Tglfblfltlbflt non l'ho ancora visto come si deve, me lo studio bene stasera, mi sa. mi spiace solo che hanno cambiato la sigla, a quella c'ero così affezionato!

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    8. Dantès, io per te faccio l'altro fratello Caponi e non solo! Tu devi solo chiedere: ;-D

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  2. Io non ho mai cagato molto Wilde fino ai diciotto anni quando la mia (nuova) prof di inglese ci fece leggere L'importanza di chiamarsi Ernesto e ci spiegò come in inglese il titolo avesse un doppio significato poiché Earnest vuol dire anche "onesto/sincero/serio". Ecco 'sta cosa qui, più le risate fino alle lacrime che mi fece fare il testo, portarono Wilde nel mio olimpo personale di personalità geniali e venerabili.

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    1. io, avendo fatto (?) studi (?) tecnici (?), a Wilde mi sono approcciata da autodidatta... come praticamente a tutto il resto... ma che lui fosse un genio mi fu chiaro da subito. :)

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    2. Io intorno ai 13 anni ho letto Il ritratto di Dorian Gray, (3 volte di fila) e sono diventata fan di Wilde senza se e senza ma, e pure una fag hag senza sapere d'esserlo, ma poi ho capito che quello era il mio destino! ;-D

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    3. @Tiz - per curiosità solo fag hag o anche girlfag ?

      Sheltering



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    4. Ehh, la mia fascinazione è verso gli uomini gay e ancora non so perchè, ma la mia simpatia si rivolge verso tutto il mondo gay e, per tornare al tglff, il mio film preferito di tutte le edizioni è un film al femminile: "Novembermond". :-))

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  3. Potrei citare a memoria molte battute del testo, studiato in inglese al liceo e visto a teatro, sempre in inglese, grazie ad una prof adorabilmente british!

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  4. Io sono uno di quelli che non stima particolarmente Wilde. E non stimo nemmeno questo prodotto.

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    1. ah beh, non è certo obbligatorio farselo piacere, ci mancherebbe !

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  5. Adoro questa commedia! Anche il film di Parker non è male. =)

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    1. Sì, anche del film conservo un buon ricordo, infatti! :)

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  6. Woe, figata :D
    pure io ero in fissa con il buon Oscar, solo che lo ero a 16 anni XD

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