22 gennaio 2014

Dallas Buyers Club

...and the Oscar goes to... Matthew McConaughey!
Ecco. 
Se la sera del 2 marzo, al Dolby Theatre di L.A. non verrà pronunciata questa frase, cari signori dell'Academy, potete andare a zappare la terra, ammesso che siate in grado di farlo, perché è chiaro che di cinema non capite una beata minchia. 
L'ho detto? 
L'ho detto. 
Bene. 
Il film, diretto da Jean-Marc Vallée, la cui filmografia, escludendo C.R.A.Z.Y., mi è del tutto sconosciuta, è candidato a sei premi oscar. Oltre alle candidature come migliore attore e miglior attore non protagonista (per cui Matthew McConaughey e Jared Leto hanno già portato a casa il Golden Globe), è in lizza come miglior film, miglior montaggio, migliore sceneggiatura e miglior trucco.


Siamo a Dallas. 
Ron Woodroof è un elettricista texano, che bazzica nell'ambiente dei rodei, scopa a destra e a sinistra (anche contemporaneamente, come si vede nella scena iniziale del film), beve e si droga come se non ci fosse un domani. Nonostante tossisca come una locomotiva a vapore, svenga ogni tre per due e potrebbe comparire in un film di zombie senza passare dal trucco lui - da vero cowboy redneck, rude e tutto d'un pezzo, non ci fa caso, e prosegue la sua vita come niente fosse. 
Quando, a seguito di un infortunio sul lavoro viene portato in ospedale, gli verranno fatte le analisi del sangue, e gli verrà annunciato, senza troppi giri di parole, che è risultato positivo al virus dell'HIV, e che gli restano più o meno 30 giorni di vita. 
La prima reazione - anche comprensibile, considerato il soggetto - dell'uomo è insultare il dottore (c'è stato un momento in cui ho perso il conto dei motherfucker), ribadendo che lui non è un finocchio e che sicuramente hanno sbagliato o scambiato le analisi. 
Siamo a metà degli anni 80, e il "caso Rock Hudson" faceva ancora notizia (l'attore, infatti, fu il primo personaggio famoso ad ammettere di aver contratto il virus, che fino ad allora si pensava fosse prerogativa di categorie di "emarginati", come tossicodipendenti ed omosessuali). Lo stesso Ron, che accennerà all'HIV al suo amico, collega di lavoro e compagno di scopate, si ritroverà ad essere discriminato ed evitato come un appestato da tutti i suoi compagni di bevute, con cui, fino al giorno prima, aveva condiviso le giornate. 
Mentre in ospedale sta partendo la sperimentazione del farmaco AZT su persone affette dal virus, Ron fa la conoscenza di Rayon, un transessuale tossicodipendente e sieropositivo, che ha iniziato ad assumere il farmaco, mentre Ron non riesce ad entrare a far parte del programma.
L'uomo non si dà per vinto e, grazie all'aiuto di un inserviente dell'ospedale, inizia a procurarselo sottobanco. 
Passa il suo tempo a informarsi sulla malattia, sulle cure, sugli effetti collaterali, e, quando le scorte di contrabbando di AZT iniziano a scarseggiare, va in Messico, (e in Israele, in Cina, in Giappone) dove trova un dottore - radiato dall'albo - che può aiutarlo. Questi informa Ron sulla dannosità dell'AZT, e inizia a somministrargli dei composti multivitaminici combinati al Peptide T, che in USA non si possono assumere in quanto non approvati dalla FDA.
Mentre sullo schermo viene scandito il tempo che passa, Ron, contrariamente alle previsioni, è vivo e sta (un po') meglio (o meno peggio). Il desiderio di salvarsi la vita e, perché no, di riuscire a guadagnare anche qualcosa, lo porterà a diventare, suo malgrado (è sempre un rude eterosessuale texano che detesta i gay, non dimentichiamocelo) una specie di benefattore e sostenitore dei diritti dei malati di AIDS, fondando - con Rayon come socio - un'associazione (il Dallas Buyers Club del titolo) in cui, versando una quota, i malati possono accedere alle cure - sempre considerate illegali negli Stati Uniti - e per questo motivo la FDA lo ostacolerà in ogni modo. 
Nudo e crudo, un film che non cede né al buonismo, né alla lacrima facile, da vedere assolutamente, fosse anche solo per le magistrali interpretazioni di McConaughey e di Leto, che da soli valgono il prezzo del biglietto. 



Se volete saperne di più, a questo link troverete un approfondimento su fatti veri e adattamento cinematografico.

34 commenti:

  1. Spero esca anche dalle mie parti ... già la tematica è meritevole (anche se da sola non basta a farne un grande film), e quello che dici convince.

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    1. Uscirà senz'altro, vedrai... Il film merita, indubbiamente.

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    2. Sì', ho visto il trailer oggi al cinema, uscirà e andrò sicuramente a vederlo.

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  2. Gran bel film, anche se lontano dall'essere uno di quei titoli assolutamente imperdibili.
    Comunque, McConaughey e Leto meritano entrambi l'Oscar senza pensarci due volte.

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    1. Già Matt lo meritava per Killer Joe (o almeno la nomination). Ma il film non è ancora uscito, in quale cilindro l'hai pescato?

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    2. @James, assolutamente. Se non lo vincono mi indigno.
      @Director's si trova più o meno in tutti i cilindri...

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  3. Già sai che concordo, nel frattempo i due hanno anche vinto i Sag, sono fiduciosa ;)

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  4. ecco , mo' mi hai messo una scimmia addosso....

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  5. Da vedere in lingua originale, per quanto io ami il doppiaggio, così da poter godere delle magnifiche interpretazioni maschili ancora di più (Matthew parla un inglese sporchissimo e Leto modula la voce rendendola femminile).
    E che gambette che tira fuori Leto, niente male. Comunque gli Oscar sono loro, sicuro come l'oro (pessima rima).

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    1. Sarò monotona, ma i film andrebbero SEMPRE visti in lingua originale... :)

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  6. grande McConaughey.
    però l'oscar DEVE andare a DiCaprio!
    anche perché il vero fenomeno in questo film è Jared Leto...

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    1. Non ho ancora visto il film di Scorsese, ma, per quanto io possa apprezzare Di Caprio, non esiste proprio!

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  7. Azz, spero ardentemente esca anche NON doppiato, sennò mi arrabbio. E non ho letto la recinzione perché ne so già troppo...ma non potevi aspettare??? :-D

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    1. oh, volendo sì.
      ma non volli! :)

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  8. Non trovo la parte in cui ringrazi il sottoscritto per non averti detto che era disponibile...tsk tsk..ingrata! Uhm! :-D

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    1. Ma se tu me l'avessi detto io avrei potuto ringraziarti meglio! :P
      Scherzi a parte, prima che tu (non) me lo dicessi, l'avevo già adocchiato...

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    2. Visto che ti piace Mecconaghi, cercati Bernie di Linklater...ah, non ringraziarmi :-)

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    3. Pensa, di Linklater sto recuperando A scanner darkly!
      Io non sono come quelli del cartello della dddroga di The counselor, io alle coincidenze ci credo! ;-D

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    4. A me piacque, purché ti piaccia il rotoscope :-)

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    5. A scanner darkly?
      Si chiama così l'animazione che usa? Io dico che se hai Keanu Reeves e Robert Downey jr rotoscoparli è un po' un peccato, ma il film non è male.
      Ho sbirciato Bernie, sembra molto interessante! Ma il dvd ha i sottotitoli in tedesco... :-(

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    6. Sì, è la stessa di Valzer con Bashir...sub in tedesco...ahahahahahah :-)))

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    7. @Fascino: posso ringraziarti in via preventiva? :)

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  9. Allora lo vidi!!!Bel film. Notevolissima prova di Mac, ma ad emozionarmi davvero qui è stato Leto

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    1. Troppo curiosa per aspettare, si!
      A me Leto emoziona sempre, quindi non faccio testo... :)

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  10. Un film che voglio vedere, se non sbaglio uscirà la settimana prossima, in italia.

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  11. spoileri? se spoileri ti leggo dopo che l'avrò guardato. che ho in agenda lui, Nebraska e The Wolf of Wall Street. ecco.

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  12. Mi hai convinto, andrò a vederlo.

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    1. Bene! Attendo il tuo parere!
      (e forse dopo cambierai anche opinione sull'oscar come migliore attore!) ;)

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