8 ottobre 2013

Cold Fish (冷たい熱帯魚 Tsumetai nettaigyo)


La vita è dolore, spiega Shamoto sul finale del film alla figlia Mitsuko.
Ma anche la visione di certi film non è una passeggiata. 
Pare che Sion Sono si sia vagamente ispirato ad una vicenda realmente accaduta negli anni 80' in Giappone, quando Gen Sekine e sua moglie Hiroko Kazama, titolari di un negozio di animali vennero accusati (e condannati a morte) a seguito dell'omicidio di quattro persone. 
A scanso di equivoci, nessuna aula di tribunale è stata maltrattata durante la realizzazione di questo film.
Può la malvagità umana essere contagiosa? O davvero siamo tutti malvagi ma abituati a nascondere a tutti, soprattutto a noi stessi la nostra vera natura? 
A giudicare dalla mutazione del mite signor Shamoto, che all'inizio sembra la variabile a mandorla del ragionier Filini e alla fine è un altro uomo, sembrerebbe che, secondo Sion Sono sicuramente sì, la crudelta è insita in ognuno di noi, pronta ad esplodere non appena si presenti un elemento scatenante. 
Shamoto gestisce un negozio di pesci tropicali, vive con la seconda moglie, la giovane Taeko e ha un rapporto conflittuale con la figlia adolescente, Mitsuko.
Quando la ragazza viene beccata a rubare in un supermercato, l'intervento dell'apparentemente affabile signor Murata, salva Mitsuko dall'avere guai con la legge. Cosa che, col senno del poi, sarebbe sicuramente stato il male minore. 
Murata convince Shamoto a fare in modo che Mitsuko vada a lavorare per lui, che, combinazione gestisce un grandissimo negozio di pesci tropicali. Shamoto ovviamente acconsente. 
Dopo qualche giorno (nel frattempo Murata ha già sedotto Taeko) Shamoto viene convocato da Murata per la stipula di un affare dove è coinvolto il signor Yashida che, dopo aver scucito 10 milioni di yen per un commercio di pesci tropicali, viene avvelenato da Murata, sotto lo sguardo terrorizzato di Shamoto.
Murata senza troppi preamboli spiega all'uomo di aver già ucciso, con l'aiuto della dolce moglie Aiko, altre 58 persone, e convince con le minacce Shamoto a diventare suo complice, portandolo in una baracca sui monti e costringendolo ad osservare mentre lui e la moglie smembrano il cadavere di Yashida.
In un crescendo di violenza, sesso a caso un po' fra chiunque, cadaveri smembrati, e deliri su morte e felicità, la metamorfosi di Shamoto si compie, fino al tragico e sanguinario (molto sanguinario) epilogo.
Solita feroce critica a famiglia, società e religione.
Che io lo vorrei proprio vedere, il signor Sion Sono, a dirigere uno spot del Mulino Bianco per il signor Guido Barilla. 

36 commenti:

  1. Me l'ha passato un amico pochi giorni fa... peccato che manchino i sottotitoli -____-'

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    1. Pure un mio amico burlone me l'aveva passato senza sottotitoli... ;)

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  2. credo che i sottotitoli li puoi trovare facilmente...questo film è una visione indelebile...credo che sia uno dei pochi 10 che ho dato nel mio blog e una delle opinioni più lunghe e appassionate che abbia mai scritto...Capolavoro assoluto!!!

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    1. Per me capolavoro forse no, certo è che (limitandomi ai film di Sono che ho visto, soltanto 6) questo, a differenza degli altri non si permette escursioni visionarie e allucinanti, restando nei binari di una realtà che, per quanto agghiacciante e terrificante, resta comunque "possibile". Un po' come nel più recente "the land of hope", che sembra quasi un film... "normale"...

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  3. prima o poi devo farmi una maratona Sion Sono, troppi buchi e troppi film in attesa. io comunque, c'avessi i soldi, un falso spot mulinobianco glielo commissionerei

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    1. Potresti romperti un malleolo, sicuramente troveresti il tempo... ;)

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    2. preferirei andare in pensione, francamente ;)

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    3. eh, ma sei ancora tanto ggggiofane.

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    4. no, peggio, sto nel mezzo. e sì che io il mio lavoro lo darei volentieri a qualcuno davvero gggiovane. sono altruista, io

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    5. io di sti tempi il mio lavoro me lo tengo stretto, che son troppo vecchia per andare a dar via il culo in giro...
      (disse quella che non varcava la soglia dell'ufficio da 60 giorni...)

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    6. (vergogna! pensa come si sentirà toute seule abandonnée la collega bionda dalle tette rifatte)

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    7. in effetti ogni tanto un po' mi vergogno davvero (ma non per la BCSdTR), però poi mi passa.

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    8. uh, ho dimenticato la s... eh sì che pare sia la sua caratteristica precipua!

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    9. Ma anfatti, se vivi a Torino non puoi non avere il Surf nel DNA, del resto...

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    10. ma è vero che Un mercoledì da leoni è ispirato alla storia vera di un tal Pautasso?

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    11. Bert Mautino Pautasso, di Givoletto, per la precisione.

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    12. uh, le onde di Givoletto! pauraaaa

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    13. ma roba che a Ohau ancora ne parlano con rispetto, eh? :)

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    14. pare... pare eh?... che il nome Ohau sia onomatopeico e riproduca proprio l'esclamazione di chi commenta le onde di Givoletto

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    15. Ah, non ne dubito. Ma solo perchè alle Hawaii non sono abituati a dire "minchia!" :)

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    16. a meno che... mi sorge il dubbio che Ohau significhi "verga che si erge verso il piacere supremo"

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    17. Io vorrei capire quali strani meccanismi scattano nelle nostre (le mie e le tue, intendo) sinapsi per cui da un film di Sion Sono si finisce a parlare di erezione passando per il surf. Non te lo sei mai chiesto? :)

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    18. ma non è un film che parla di cazzoni in surf? ops, allora non avevo capito nulla :D

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    19. No, ma essendoci un sacco di pesci tropicali effettivamente è un attimo confondersi... :)

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    20. anfatti, vedi che il nesso c'era?

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    21. Ah, doveva esserci per forza. Metti mai che passa qualcuno e ci scambia per due minchioni qualunque. Invece noi nella nostra minchiopatia abbiamo una logica ferrea.

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  4. Ci sono troppe "ca**ate" che mi distraggono dal recupero della filmografia di quest'uomo ma, diamine, prima o poi ce la farò!!!

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    1. Ne sono certa.
      Intervallando il recupero, fra un film e l'altro, con la visione di qualche cazzata, che diventa praticamente necessaria! ;)

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  5. Se ti è piaciuto devi PER FORZA recuperare quel filmetto (240 minuti) di Love Exposure e prepararti psicologicamente all'ultimo presentato a Venezia "Why Don't You Play In Hell?" che forse è il suo più divertente: il pubblico di raffinati intellettuali è rimasto galvanizzato alla visione degli schizzi di sangue.

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    1. Stefano, io ho "iniziato" Sion Sono proprio da Love Exposure, figurati!
      Ed è stato lì che ho capito che dovevo cercare di recuperare gli altri suoi lavori...
      E per quanto riguarda Why don't you play in hell ignoravo fosse passato a venezia, ma tenterò di recuperare pure quello...

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  6. Vorrei recuperare qualcosa di Sono, ma temo sia troppo per me (e dovrei farlo ad orari indecenti, che con i pupi curiosi come delle puzzole...)

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    1. In effetti per i ragazzini mi sembra prematuro, però se riesci tenta di recuperare qualcosa, non credo affatto sia "troppo".

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  7. recensione molto precisa e calibrata, brava, era difficile co sto film

    murata è uno dei personaggi più allucinanti che abbia visto negli ultimi anni

    non lo so se siamo tutti cattivi dentro, se possiamo far male tutti, quello che so è che il punto di rottura ce l'hanno tutti

    tutti

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    1. Grazie Dae! :)
      Sul punto di rottura sono d'accordo, anche se non credo (o forse non voglio credere) che tutti possano arrivare a certi livelli di malvagità.

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