14 luglio 2013

Wanted

Se cerchi su wikipedia ti appare subito l'avvertimento "not to be confused with the Hollywood film Wanted"
Eh già. Perché  fra capolavori è un attimo che ti confondi, eh? Wanted Hollywood version è quella roba assurda in cui le pallottole seguono traiettorie curve, la Jolie si rigenera nel vinavil, e il destino di chi vive o muore viene deciso da un telaio posseduto dall'anima de li mortacci del regista. E io l'ho visto, naturalmente. 
Ma, siccome al peggio non c'è mai fine basta avere pazienza e arrivare a Bollywood. O aspettare che Bollywood arrivi da te un sabato sera mentre, stremata dopo una lunga e proficua giornata di shopping, stai oziando comodamente spalmata sul tuo divano. 
Il protagonista è tal Salman Khan (non so a voi, ma a me sembra un'imprecazione veneta) che dalle sue parti è probabilmente famoso come Brad Pitt, nella parte di Radha, un pessimo elemento che fa il killer per Gani Bhai - un uomo con una faccia da pirla senza pari - temutissimo boss che ha sul suo libro paga anche un tot di poliziotti corrotti e vuole uccidere il primo ministro.  
E tu dici, ah, è un film poliziesco. Troppo facile, che qua siamo a Bollywood, e non ci facciamo mancare nulla. Quindi oltre al crimine, all'azione e ai morti ammazzati ci mettiamo - totalmente random e anche un po' a cazzo - una canzone qua e un balletto là e facciamo innamorare il pessimo elemento di una bella ragazza vagamente invornita ma tanto brava romantica e sognatrice, che però è l'oggetto del desiderio di un poliziotto laido che ovviamente lei non ha alcuna intenzione di sposare. E dal poliziesco siamo passati al polpettone amoroso dududu dadada. Con dialoghi che un'episodio di squadra speciale cobra 11, al confronto, sembrano quasi criptici e profondissimi.
Ma, dopo che il commissario Ashraf fa arrestare Gani Bhai, la sua organizzazione gli rapisce la figlia per ottenere in cambio la liberazione del boss. Detto fatto, Gani Bhai è libero. I nostri neuroni già da un pezzo. E, siccome anche la figlia del commissario non sembra esattamente un fulmine di guerra, rivela al boss che nella sua organizzazione c'è un poliziotto infiltrato. Gani Bhai scopre chi è il padre di quest'ultimo, un ex poliziotto in pensione, orgogliosissimo del suo figliolo che non ha ovviamente alcuna paura di morire perché sa che quando il figlio scoprirà la sua morte scatterà la vendetta tremenda vendetta. 
Anfatti. 
Il figlio arriva, e indovina chi è questo paladino della giustizia, mejo poliziotto dell'India tutta, oltre che un incrocio fra Rocky, Rambo, Walker Texas Rangers, Superman, Bruce Lee e forse sto dimenticando qualcuno? 
Esatto, proprio Radha, il cui nome da buono è Rajveer Shekhawat che, oltre a vendicare il padre deve ovviamente sventare l'attentato. Dopo aver dato un paio di schiaffi al poliziotto laido e corrotto si fa dire dove si nascondono Gani Bhai e i suoi uomini. Che sono (originalissimo) in una fabbrica abbandonata. 
Il nostro eroe arriva, scende dall'auto in corsa - che sta guidando lui - con un triplo salto mortale carpiato coefficiente di difficoltà 7.2, e inizia ad eliminare ad uno ad uno i componenti della banda, con coltelli, bastoni, calci rotanti acrobazie e pistole. Insomma, di tutto di più. A un certo punto Gani Bhai gli tira addosso una bottiglia incendiaria e al nostro eroe va a fuoco la camicia. Non fa un plissé e se la leva, e io mi immagino il coro di oooooh delle spettatrici in sala a Mumbay durante quella scena. 
Combattimento finale, liberi tutti e il film si chiude sulla faccia di Radha/Rajveer, che dice: "Quando inizio qualcosa nessuno può fermarmi, nemmeno me stesso". 
E per arrivare alla fine ci sono voluti soltanto 153 minuti. 
Estenuante. 
Esilarante. 
Esticazzi. 



5 commenti:

  1. Crisi mistica post prandiale? :)

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    1. E' evidente che proprio il mio blog non te lo fili di pezza, ne'?

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    2. Ah ah ah! Effettivamente non lo frequento con regolarità, ma ogni tanto passo a sbirciare! :)

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    3. Ogni parecchio.Senno' ti saresti accorta, no? ;)

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