17 luglio 2013

Shifty

Dopo aver visto Riz Amhed in film che - per un motivo o per l'altro - mi sono piaciuti, ovvero The road to Guantanamo, Four Lions e Il fondamentalista riluttante, ho deciso di recuperare questo film del 2008, diretto da Eran Creevy, regista anche di "Welcome to the Punch". Che non è esattamente un film riuscitissimo, ma che aveva qualche potenzialità. Probabilmente dimenticata in un container durante le riprese. 
Ma torniamo a noi. 
Dopo 4 anni di assenza Chris, con il pretesto di partecipare ad una festa, torna nei sobborghi di Londra in cui è cresciuto per andare a trovare Shifty, suo grande amico, che nel frattempo è diventato uno spacciatore. O forse lo era anche prima, non so dirvi.
Shifty non ha ancora perdonato del tutto l'amico per essersene andato, ma, quella che lui vede come una fuga, per Chris è stata il primo passo verso una maturità più consapevole, mentre Shifty, che vive a casa del fratello dopo che i genitori, non approvando il suo stile di vita l'hanno cacciato di casa, è ancora lontano dal voler fare quel passo che - prima o poi - arriva per tutti.
Sì, insomma, quasi tutti.
E assieme allo sguardo a metà fra lo stupito e il perplesso di Chris seguiamo Shifty nell'arco di  una sua giornata tipo, 24 ore in cui il giovane si confronta con una clientela davvero eterogenea, quella varia umanità a volte insospettabile, a volte disperata, a volte solo stronza.  
Chris tenta di convincere l'amico a mollare tutto e a seguirlo a Manchester, ma Shifty non ne vuole sapere. Quando un cliente gli ruberà la partita di droga che ha con sé e inevitabilmente si metterà in moto la missione di vendetta e recupero da parte del "capo" di Shifty, finalmente il ragazzo capisce che forse è ora di dare un taglio a quella vita.
Non è che succeda molto di più, a parte forse voler entrare nel Guinness dei primati per il maggior numero di fuck, fucking, fucked pronunciati più o meno regolarmente all'inizio e alla fine di ogni frase, ma ogni tanto anche a metà, per non perdere l'abitudine.
O, se qualcosa succede, io francamente ho fatto un po' fatica a rendermene conto, perchè il film era in lingua originale, e lo slang vinceva a mani basse sull'inglese che io, sforzandomi un po', potrei anche capire. L'inglese, che con lo slang nemmeno ci provo.
I sottotitoli c'erano.
In inglese. Pure loro.
Che io, sforzandomi ancora un po', sono in grado di leggere, e, in parte, capire.
Ma, siccome "facile" NON E' il mio secondo nome, erano totalmente fuori sincrono.
Così mentre sulla scena gli attori parlavano in inglese, io ero in grado, leggendo i sottotitoli inglesi, di sapere cosa avrebbero detto - sempre in inglese - nella scena successiva. Per poi dimenticarmene - in italiano - al momento giusto. 
Insomma, un gran casino.
In ogni caso interessante colonna sonora. 


5 commenti:

  1. Sono terribili i sottotitoli non in sincro, uno capisce abbastanza da capire che lo sono, non capisce abbastanza da capire però quello che si dicono, cerca di star dietro al parlato e allo scritto, e il cervello gli va in pappa.... Sono contenta tu abbia salvato qualche neurone! :-D

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    1. Tu dici che qualcuno si è salvato? :)

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    2. Massì, dai, la prova provata la avremo domani davanti ad uno dei capolavori che sceglieremo per il nostro Giovedì cine&pizza! :-))

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  2. Brutta cosa davvero i sottotitoli fuori sincrono, mi è capitato con Hunger Games!Il film non lo conosco..

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    1. Secondo me se ne può fare a meno... ;)

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