19 marzo 2013

un anno fa

a quest'ora, era lunedì. Stavo tornando a casa dall'ospedale, dove ti ho vista viva per l'ultima volta. Anche se forse la vita - come la intendo io - ti aveva già abbandonato.
Poi la telefonata. 
Un numero sconosciuto, ma il prefisso era quello dell'ospedale. Una voce di donna. "la sua mamma è mancata, cinque minuti fa. Vuole tornare a vederla?"
No, grazie.
Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.
L'unica differenza fra il prima e il dopo era il respiro.
Presente.
Assente.
Te ne sei andata, nel giorno della festa del papà. Avevi iniziato ad andartene quando se n'è andato lui, si era portato via anche la tua voglia di vivere. E forse un po' anche la mia.
Un amico mi disse, qualche giorno dopo: "se è l'amore a ridurti così, io spero di non innamorarmi mai in questo modo". 
Avevi smesso di uscire di casa, avevi smesso di fare tutte quelle cose che hai sempre fatto, tu, sempre attiva e in movimento, sempre con mille cose da fare, le tende, la casa, i fiori, il giardino, la cucina, la bicicletta, le passeggiate, la pettinatrice, la palestra, la mamma. 
Sono stati anni difficili, gli ultimi. 
Io, che non riuscivo ad accettare che una persona potesse annullarsi ed annientarsi in questo modo, perché è inutile, razionalmente non lo accetti, per quanti sforzi tu possa fare. Tu, sempre più apatica, avevi smesso anche di parlare, rispondevi a monosillabi, non mi guardavi nemmeno più negli occhi. Quelle rare volte che ancora riuscivo a farti sorridere per una delle tante cazzate che ti dicevo mi si spezzava il cuore. 
E io che mi chiedevo quanto ancora avresti potuto resistere. Quanto ancora avrei potuto resistere io, egoisticamente.
Fino a quel sabato sera.
Ero andata al cinema, come sempre. "Magnifica presenza".
Sono tornata a casa, e, dopo aver messo l'auto in garage, ti ho vista. 
Distesa, sulle scale, rantolante, immobile, incosciente. 
Una pozza di sangue dietro la tua testa.
Devo aver urlato così forte che ho svegliato anche i vicini. Ma non ne ho memoria, io non me lo ricordo, di aver urlato.
La chiamata al 118, io che andavo avanti e indietro tra le scale e la veranda, dopo averti tolto il sangue dalla faccia. Da quanto tempo eri lì?
Aspettavo, tremavo e fumavo, i medici dell'ambulanza che hanno tentato di rianimarti per più di un'ora.
La corsa all'ospedale. 
Io in auto. Sono arrivata prima dell'ambulanza, che quando è arrivata non aveva nemmeno più le sirene accese.
L'ingresso al pronto soccorso, il codice rosso, l'attesa.
Un primo colloquio con i medici: "la situazione è disperata".
"Attenda qua nella saletta, non stia fuori con tutti gli altri."
L'attesa. L'angoscia. La paura. 
Un secondo colloquio, parole che rimbombavano fino a quel: "non c'è più niente da fare".
Le lacrime. Sono arrivate solo in quel momento.
Il ritorno a casa.
L'attesa, senza nemmeno la speranza.
Io non lo so se lo sapevi, anche negli ultimi tempi, che ti volevo bene, che te ne ho sempre voluto.
Anche se forse non riuscivo a dimostrartelo come avrei dovuto.
Non ci sono mai riuscita.
Non ci riesco mai, io.

29 commenti:

  1. ................. non riesco a dire, che c'è da dire, quando le cose succedono così resta il rimpianto di non essere riusciti a fare, a dire....... resta come la sensazione di insoluto. Uno strappo secco, lacerante e un pezzo di te che se ne va......... non servono parole di consolazione, non credo che tu voglia sentire questo, però, però che ti posso dire che non ti sia già stato detto???????? nulla e nessuno possono lenire una pena come la tua....... cerca solo di ricordare com'era "prima" come l'hai descritta così bene.............

    RispondiElimina
  2. A volte non si deve dire niente, ma si capisce tutto.

    RispondiElimina
  3. si che ci riesci :)


    e io ti voglio un sacchissimo di bene (gaia docet)

    RispondiElimina
  4. Era tua mamma. Secondo me lo sapeva benissimo, ne sono sicuro.
    Mi dispiace tanto.
    Sauro

    RispondiElimina
  5. Ho vissuto più o meno lo stesso identico dolore. E mi porto appresso un bagaglio di cose non dette che mi schiaccia.Ma farsene una colpa,cerco ogni giorno di convincermene, penso sia ingiusto.
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  6. Volevo dire qualcosa perchè sono rimasto molto colpito, poi mi sono messo alla tastiera ma le cose che mi venivano da scrivere mi sembravano stupide e scontate. Inutuili. Quindi un abbraccio e basta.

    RispondiElimina
  7. Fascino naufragato19/03/13, 18:27

    Ho scritto e cancellato un sacco di cose, vorrei dirne altrettante...ma forse in questi casi è meglio che prevalga il silenzio, un silenzio rispettoso e sacro...certo, questo tuo omaggio alla memoria di tua madre ha scatenato in me un mare di pensieri...e a volte sento che potrei persino naufragare...un grande abbraccio, di cuore e di testa...

    RispondiElimina
  8. Guarda che lo sanno sempre il bene che gli si vuole sempre.

    Io vivo nel terrore di perdere mio babbo, ma so che accadrà fra qualche giorno o se sono fortunata fra qualche anno. Perché lui non sta bene, perché Un malato di cuore di De André sembra scritta per lui e ad ogni ricovero è un dire, a Lui, sussurrando: "E se il mio babbo muore?".
    Già.
    E la mia migliore amica è malata di cancro.
    Ed è tutto un "e se muore".

    Ma poi, lo sai, si sopravvive.
    Io sono sopravvissuta ad un ex che si è tagliato le vene. Ne ho raccolto il sangue, pulito i polsi e dato un bacio d'addio.
    Si sopravvive a tutto.
    Purtroppo.

    RispondiElimina
  9. Non a caso un tuo lontano conoscente in questi giorni ha tentato di comunicare con te, mentre percorrevi una strada sconosciuta. Ma non ricordavo il giorno preciso, ero sicuro che fosse metà marzo. Ricordo che parlai con Mirella, e poi con te. Questo lo ricordo bene. A mia madre era successo lo stesso poco meno di due anni prima. Tuttavia in quel momento, casualmente perché lei voleva vivere sola, anche a novant'anni, c'era mia sorella. Che l'ha sostenuta mentre in bagno si stava afflosciando a terra. Lei è stata più fortunata di tua madre anche perché quando è arrivata l'ambulanza in pratica era già morta. Anche io come te non capisco quello che dici sull'amore fra due persone: quando un genitore, un coniuge, un fratello o addirittura un amico muore, si deve continuare a vivere. Si deve. Perché questa è l'essenza della vita. Quando è morto mio padre, che è stato anche mio amico (chi sa cosa intendo per amico può avere una vaga idea di cosa dico) ho pensato seriamente che il mondo finisse. Ma non è così. Coraggio, cara, non sei sola.

    RispondiElimina
  10. Non so che dirti...mi sembra troppo o troppo poco....ma secondo me sei riuscita a dimostrarle tutto il bene del mondo

    RispondiElimina
  11. Il problema e' che quando muore una mamma sai che muore la persona che ti ha amato di più al mondo. L' unica cosa che si può chiedere e` di imparare da quell'amore, di continuare ad amare, di vivere con dei bei ricordi. Ti abbraccio, per quello che può esserti d'aiuto. So che e` poco, ma c'è.

    RispondiElimina
  12. Cara Poison,ho vissuto più o meno le stesse situazioni con i miei genitori e senza poter condividere (se mai sia possibile)il dolore con un fratello/sorella...
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  13. sono una che non rimane mai senza parole.
    quasi mai.

    RispondiElimina
  14. poison ti abbraccio fortissimo perchè purtroppo capisco quello che provi, altre cose non le riesco a dire, il tuo racconto mi ha commosso profondamente e vedermi commosso ti assicuto che è uno spettacolo bruttissimo...

    RispondiElimina
  15. ... E' che Poison è pozione.

    RispondiElimina
  16. (P.S. C'è una minchiona - una a caso- che t'abbraccia)

    RispondiElimina
  17. Ma certo che lo sanno, casomai siamo noi che non sappiamo quanto bene ci vogliono.
    Un abbraccio forte.

    RispondiElimina
  18. che tristezza ho per te e per me stessa, che io non riesco nemmeno a pensarle cose belle di mia mamma, ora come ora. passerà e magari il tempo lenirà il dolore, che non è solo la morte.
    è la vita, il dolore.
    ti abbraccio.

    RispondiElimina
  19. vorrei dirti un sacco di cose probabilmente molto inutili, e del fatto che ti capisco e che ho vissuto un'esperienza in fondo simile ecc ecc. ma immagino siano quelle sere in cui hai solo bisogno di qualcuno che ti abbracci e ti dica che ti vuole bene, o no?

    RispondiElimina
  20. Non ricordare la tua mamma come ne hai scritto.Puoi farlo in un altro modo.E dirle quello che pensi, che pensi si di non averle mai detto o dimostrato.

    Ma tanto lo so che lo fai gia'.
    Daje.

    RispondiElimina
  21. Non ti ho mai commentato e non ti leggo neanche tanto spesso, ma dopo averti letto oggi sono dovuta correre in bagno a piangere e ne avevo bisogno. Grazie.
    Alessandra

    RispondiElimina
  22. Ti abbraccio, semplicemente.

    RispondiElimina
  23. Ti ho inviato un'email privata su twitter.
    Ti abbraccio.

    RispondiElimina
  24. mi unisco anche io all'abbraccio

    RispondiElimina
  25. Ti mando un abbraccio, mi dispiace.

    RispondiElimina
  26. Scusate.
    Grazie a tutti, davvero.

    RispondiElimina