31 ottobre 2012

Istanbul - l'arrivo

Siamo atterrate sane e salve. Un po' di turbolenza dopo mezz'ora dal decollo, ma niente di che.
Ci hanno servito il pranzo, ho letto un po', ogni tanto sbirciavo sul pc del mio vicino (un gran bel pezzo di vicino, fra l'altro) che stava lavorando a un pezzo sulla storia del formaggio di capra in America. Poi siamo atterrate.
Sosta al bagno.
Prelievo al bancomat.
Fila al controllo passaporti smaltita velocemente, una boccata d'aria all'esterno giusto il tempo di fumarsi una sigaretta e rendersi conto della temperatura più che mite e poi di nuovo dentro, a prendere la metropolitana fino a Zeytinburnu, e da lì il tram T1 fino a Sirkeci. Costo del biglietto 6 lire turche. Nemmeno 3€.
Scese dal tram abbiamo cercato di capire dove eravamo (a Istanbul) e dove fosse il nostro hotel (a Istanbul anche lui) e in qualche modo (camminando) l'abbiamo raggiunto. Indenni. Se escludi il fatto che per strada ci hanno rivolto apprezzamenti di ogni. Qualcuno ha scomodato anche la Madonna. Non so se la signora Ciccone o l'altra. Ma preferisco non approfondire. Alla reception dell'hotel dopo averci chiesto - lo fanno sempre - se io e la bionda fossimo sorelle non so come non so perché, ma siamo finite a parlare di Vaticano e guardie svizzere. Poi finalmente ci hanno dato la camera. Il tempo di posare il bagaglio ed eravamo di nuovo in strada, a cercare un ristorante per la cena. Abbiamo scelto Pasazade, dove ho assaggiato il Terkib-i Çeşıdıye che sarebbe stufato di agnello marinato con mele, albicocche e miele, cucinato con mandorle, noci ed erbe fresche.
Ottimo.
Alla fine ho preso un caffè. Turco.
Secondo me passerò la notte a fissare il soffitto con gli occhi barrati che nemmeno il trattamento Ludovico.
Dopo cena abbiamo fatto due passi fino a Sultanahmet.
Domani abbiamo deciso che la nostra visita alla città partirà da lì.

Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.


Ieri pomeriggio vado sul sito della Turkish Airlines per fare il check in on-line.
Che tanto viaggiamo col bagaglio a mano.
Inserisco nome, cognome e numero del biglietto.
Messaggio che accenna a qualche non meglio specificato problema col MIO volo. Merda.
A me inizia a salire l'ansia. Già, perchè maschero bene, ma sono una fottutissima ansiosa. Ho anche l'ansia da prestazione, a volte.
Provo, riprovo, faccio il refresh della pagina.
Non cambia nulla.
Devo chiamare il call center. Che, ovviamente, è a Istanbul.
Dopo aver selezionato la lingua inglese e seguito i vari passaggi mi risponde l'operatore. E da lì parte una telefonata che la gente che passava in ufficio si fermava ad ascoltare.
Alla fine il nostro volo, invece che partire alle 14.45, scopro essere stato anticipato di... 10 minuti. L'operatore mi chiede se voglio confermare la partenza.
No, ma dico, stai scherzando? Ti pare che 10 minuti possano in qualche modo cambiarmi qualcosa? Gli dico di sì, naturalmente.
Mi chiede di aspettare in linea mentre sistema il mio biglietto.
Torna, si scusa per l'attesa e mi chiede se può fare ancora qualcosa per me.
Lo ringrazio e gli dico che spero di no. Vado sulla pagina del check in e gli confermo che adesso funziona. Lo saluto e gli auguro una buona giornata.
E finalmente posso stampare il boarding pass.
Se avessi comprato il biglietto oggi mi sarebbe costato qualcosa come 1150 euro. E ovviamente a quel prezzo non l'avrei mai comprato.
Allora io andrei.
Ci si rilegge lunedì.
O forse prima. Se il wi-fi in hotel funziona.
E se non cade l'aereo.

30 ottobre 2012

Mentre la gente (normale) dorme

Io, ad un certo punto della notte, mi sveglio.
Erano le tre, più o meno.
Che sono andata a letto presto, ieri sera.
Ho guardato il divano col migliore dei miei sguardi languidi, e poi  ho scelto il letto. E, nella posizione della mummia del Similaun, mi sono addormentata, guardando NCIS Los Angeles. Che se nemmeno Chris O'Donnell riesce a tenermi sveglia, vuol dire che il letargo è prossimo.
Ad un certo punto l'inequivocabile sensazione di peso sullo stomaco.
Avendo cenato con tonno e pomodori non poteva essere colpa del cibo. Infatti.
Era settechilidigatto, posizionatosi comodamente sopra di me.
Mi muovo, con suo estremo disappunto e guardo la tv, rimasta accesa.
Riconosco subito le scene finali di Lost in translation.
Avessi saputo che lo trasmettevano magari l'avrei rivisto.
Dopo poco scorrono i titoli di coda. Non mi ricordavo della presenza di Giovanni Ribisi (cazzo, ma è dappertutto!) e nemmeno di Just Like Honey nella colonna sonora. Pero ricordo che i Jesus & Mary Chain li ho visti in concerto, una vita fa. Quando ancora andavo ai concerti, appunto.
Ma principalmente ripensavo al viaggio in Giappone, io e la bionda, nel 2007.
Al contrasto fra antico e moderno.
Ai ritmi frenetici delle persone, sempre di corsa, ma sempre calme.
A quel loro inchinarsi e sorridere, sempre.
Al silenzio in metropolitana.
Alle signore in abito tradizionale e alle ragazze coi capelli ossigenati di Shinjuku. 
Alla folla all'incrocio di Shibuya e alla pace nel parco di Ueno.
Alle risate che ci siamo fatte di fronte alla statua di Godzilla, che noi ci aspettavamo ENORME. E invece quasi non la vedi.
E, in una sorta di inconsapevole pellegrinaggio cinematografico, iniziato a New York da Katz's, trovarsi davanti al Park Hyatt dove appunto Lost in Translation è ambientato, e decidere di entrare a farci un giro è stata una cosa sola.

29 ottobre 2012

tell me why...

Quando questo disco è uscito io ero sufficientemente disturbata da trovare sexy anche Bob Geldof. Che a rivederlo adesso mi chiedo come sia stato possibile.
A mia discolpa c'è da dire che non era l'unico segnale del mio disagio. Perchè se mai mi fossi riprodotta e fossi stata in grado di fare una figlia femmina, questa disgraziata oggi si aggirerebbe per il mondo rispondendo al nome di Antiniska. O di Magenta. Più probabilmente appena raggiunta la maggiore età sarebbe andata all'anagrafe per avviare le pratiche per il cambiamento del nome. E si chiamerebbe Maria.
Che poi non è che io detesti i lunedì in modo particolare. Io detesto tutti i giorni allo stesso modo, democraticamente.
Ma oggi è una giornata pesante.
Nel week end ho dormito poco e male. Che una volta il cambio dell'ora mi scivolava addosso senza lasciare traccia. Una volta, appunto.
Per la prima volta ho disertato il salone del gusto, che non avevo voglia di stare in mezzo alla gente. Ho pulito casa, come in preda a un raptus. Ho passato l'aspirapolvere anche in garage, per dire.
Non sono andata a far la spesa. Tanto per cambiare.
Salvo poi accorgermi, ieri sera, che non avevo burro in casa.
E avevo voglia di risotto.
Così ho abbandonato il divano, e sono andata all'ipermercato sempre aperto la domenica. Come praticamente tutti, ormai. E, alla cassa automatica ho passato, nell'ordine: un panetto di burro, due lampadine e due lucchetti.
Mi sono anche trattenuta dal comprare un paio di scarpe.
Il che, conoscendomi, è decisamente preoccupante.
Però mi sono guardata un paio di film: Alexandra's project. Che mi ha un po' annoiata. Poi, nemmeno so perchè avessi quel film - ma conoscendo il mio ex moroso qualche dubbio mi viene - Il volo della Fenice. Di cui ho apprezzato le riprese in Namibia. Oltre al fatto che Giovanni Ribisi, non interpreta il solito disturbato pezzo di merda. Nel senso che in questo film è un po' meno pezzo di merda, se non altro. Per finire ho rivisto Le regole dell'attrazione. Continuo a trovare Shannyn Sossamon bellissima. E del film mi ha colpito una frase:
 
Nessuno conosce nessuno. Mai.
 
 
E comunque il risotto era commestibile.
Che dire "buono" mi sembra un po' troppo presuntuoso.


28 ottobre 2012

Io e te

Bertolucci porta in scena un libro di Nicolò Ammaniti. Che, combinazione, è uno dei miei scrittori italiani preferiti. Autore già ampiamente "usato" nel corso degli ultimi anni, partendo dall'ottimo L'ultimo capodanno di Marco Risi, tratto da Fango, credo il libro che più ho regalato in passato, proseguendo con Branchie. Che era un romanzo con spunti geniali, certo che se poi lo fai recitare a Gianluca Grignani capisci anche tu che proprio proprio un capolavoro non ti viene. Quindi Salvatores ha fatto il paio, con Io non ho paura prima e Come dio comanda, dopo. Mi chiedo come mai nessuno abbia ancora pensato di sceneggiare Ti prendo e ti porto via, intanto perché è - a mio parere - il miglior romanzo di Ammaniti, ma soprattutto perchè non riesco a immaginare chi potrebbe interpretare quel tamarro con la T maiuscola di Graziano Biglia. Ma forse non è un problema mio, a pensarci bene.
Poi è arrivato Bertolucci, con Io e te. Che è un libricino piccino, che si legge in un pomeriggio. E racconta la storia di Lorenzo, quattordicenne introverso che, avendo fatto credere alla madre che parteciperà ad una settimana bianca, decide di trascorrere tutto il tempo nella sua cantina. Ma il suo piano sembra andare a puttane quando nella cantina irrompe Olivia, sorellastra del ragazzo, eroinomane.
Dopo la reciproca diffidenza e l'inevitabile ostilità iniziale, fra i due, lentamente scatta l'empatia, fino al momento in cui arriverà l'ora di salutarsi.
Mah.
Il libro è meglio (difficile il contrario) e, tanto per cambiare, finisce diversamente.
Due film tratti da altrettanti libri, questa settimana, e ad entrambi hanno cambiato il finale. Se è l'ultimo trend, qualcuno faccia il piacere di farmelo sapere.
Così io mi regolo.
Nella colonna sonora, oltre a Cure, Muse e RHCP, possiamo ascoltare la terribile Ragazzo solo, ragazza sola, ovvero come Mogol ha seviziato Space Oddity.
Che io mi chiedo se a David Bowie abbiano mai spiegato il significato di quello che stava cantando. Perché io, al posto suo, mi sarei rifiutata.
 

26 ottobre 2012

Le belve

Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Non ho mai letto nulla di Don Winslow. Se avessi letto "le belve" facilmente sarei rimasta delusa. Del resto rimango quasi sempre delusa dai film tratti da libri che ho letto.
La Tiz ha liquidato il film con un lapidario "che merda".
Ma la Tiz ha gusti più elaborati dei miei, io sono molto più tamarra terra-terra, se vogliamo. E anche se non vogliamo.
C'è da dire che fra Chon (Taylor Kitsch, di cui io mi ero già innamorata durante la visione di The Bang Bang Club che, se non avete visto, vi consiglio di recuperare) e Ben (Aaron Johnson, visto 2 anni fa all'inaugurazione del TFF, dove recitava in Nowhere Boy) il mio giudizio NON PUO' essere obbiettivo. Perchè, diciamoci la verità, anche l'occhio vuole la sua parte, e se al posto di Taylor Kitsch e Aaron Johnson ci fossero stati, che so, Nicholas Cage e Adam Sandler, per dirne due a caso, il mio gradimento sarebbe stato decisamente inferiore. Molto inferiore.
 
 
Ben e Chon vivono a Laguna Beach coltivando la marijuana più buona del mondo (pecentuale di THC del 33%, fate voi. Ehm). Hanno una relazione con O (chiamala scema) ma la loro erba interessa il cartello della droga della Baja, guidato dalla crudele Elena, che vuole entrare nella loro attività.
Per fargli capire che non baderanno a spese, recapita loro un video nel quale si vede cosa succede a chi non giunge a patti con loro. I nostri "eroi" si oppongono ed Elena fa rapire O(phelia). E Ben "niente di personale" e Chon "caviale e merda" faranno ovviamente di tutto per riaverla.
Ovviamente ci sono poliziotti corrotti, membri del cartello doppiogiochisti, esplosioni, morti ammazzati e tutto quanto fa spettacolo. 
E quando pensi che il film finisca nell'unico modo possibile - e logico - arriva il pezzo ruffiano, ma così ruffiano che se lo vede Emilio Fede chiede i diritti d'autore. Mancano solo le fatine glitterate.
Forse è un film irrisolto. Ma siccome sono buona,  nonostante il doppiggio pessimo - che all'inizio ho avuto anche qualche difficoltà a capire cosa cazzo stessero dicendo - gli do la sufficienza. 
Il che non vuol dire che necessariamente sia un bel film, ma mi ha lasciato qualcosa: la voglia di tatuarmi un calavera, ad esempio.
 
A proposito di merda peggiore, prima del film ho avuto il (dis)piacere di vedere il trailer di "dracula" di Dario Argento. E mi chiedo solo: PERCHE'?  
 
 

25 ottobre 2012

Tutto il tatto della tetta. Un lavoro di copp(i)a. D

Che, voglio dire, se Francesco Totti ha scritto (?) il suo (?) secondo (?) libro (?) non vedo per quale motivo io e lei non ci si possa produrre in un misero post a 4 mani parlando di un argomento che ci sta a cuore. O meglio, SUL cuore.
E che, grazie all'esperienza maturata sul campo - ma anche sul divano, sui ribaltabili di un'auto, in ascensore, al cinema, a letto, sul tavolo della cucina, ecc.ecc. - ho scoperto stare a cuore anche ad un sacco di appartenenti all'altro sesso.
Signore e signori, parleremo di tette.
Che poi, cosa c'è da dire sulle tette che non si sia già detto?
Niente, appunto.
Quindi, per quanto mi riguarda, il post potrebbe concludersi qui.
Ma siccome sono una blogger cazzara di un certo livello manterrò fede alla parola data, e cercherò, prima di cedere la parola alla mia socia, di dire la mia.
Siccome la natura è stata (fin troppo) generosa nei miei riguardi, da un tot di anni mi porto in giro una coppia di tette... come dire? importanti? facciamo ingombranti, e non se ne parli più.
Ho iniziato a portare il reggiseno credo in terza media, ma più per coprire dei capezzoli impertinenti che per effettivo bisogno di "reggere", perchè a 14 anni le mie tette avevano la consistenza del marmo. E si proponevano al mondo sfacciate. Perchè non è che a me le tette sono cresciute. Semplicemente sono spuntate, così, dal nulla a una terza.
Che, se si fosse mantenuta terza nel corso degli anni avrebbe fatto di me un'orgogliosa portatrice di tette terza misura, che, secondo me, è la misura perfetta.
Invece no, il piacere della terza è durato poco, perchè l'inevitabile passaggio alla quarta è avvenuto senza che io potessi oppormi in alcun modo. E meno male che non mi hanno promosso in quinta.
E lo so che ci sarà gente che dice "che fortuna".
"Che fortuna" un cazzo.
Perchè una quarta abbondante, è, appunto, abbondante.
Correre, è fastidioso.
Trovare reggiseni è faticoso.
Dormire proni è doloroso.
Fare in modo che il tuo interlocutore di sesso maschile sappia dire di che colore sono i tuoi occhi è a dir poco miracoloso.  
Ma ci sono anche dei vantaggi, eh? 
Se piove e stai aspettando l'autobus senza ombrello non ti bagni le scarpe.
E se proprio ti devi macchiare mangiando, stai sicura che difficilmente sarà la gonna, quella che ti sporcherai.
E io qua mi fermo e passo la parola all'altro paio di tette di mani. 

Infatti; cosa si potrebbe ancora dire che non sia già stato detto è un mistero misterioso e sorprendente.
Io, le mie le ho viste crescere e svilupparsi individualmente, asincrone, prima una, poi l'altra in tempi ragionevolmente pratici perchè la differenza non fosse abissale.
Tettina, tetta, tettona.
Che non pensavo, ma io e la dee, abbiamo la stessa misura.
Magari cambia la coppa.
Che non è quella di champagne, che se facessero i bicchieri commisurati alla bottiglia, forse forse staremmo dentro una magnum.
Credo sostanzialmente, che sia proprio una questione di punti di vista.
Gli uomini vedono nelle tette l'unione primordiale, il richiamo del latte materno.
Altrimenti non si spiega il motivo per il quale tendano a strizzarle e succhiarle con un'avidità da far invidia a un bebè affamato.
Ma per una portatrice sana di tetta, resta pur sempre uno dei punti di orgoglio, la percezione di riuscire, nonostante l'invasione del tempo, a fottere la gravità, la carica sensuale che riesce a trasmettere.
E' un po' come avere un bell'uccello del quale essere orgogliosi.
Solo che gli uomini lo rinchiudono nelle mutande, noi sotto una maglietta, possibilmente bagnata.
 
 
 
 

24 ottobre 2012

Cogan - Killing them softly

"È qui da tre giorni:
quello che non s'è scopato se l'è bevuto"

Confesso che le mie aspettative erano forse un po' troppo alte.
E le aspettative troppo elevate, nella stragrande maggioranza dei casi ti riservano qualche delusione. Mi era successo con winter's bone, che non ero riuscita a vedere all'ultimo TFF e di cui tutti (ma tutti tutti) mi dicevano grandi cose. E io rosicavo perché avrei davvero voluto vederlo in quel momento. E invece ho dovuto aspettare che uscisse in sala. E, nonostante sia effettivamente un film che ha qualcosa da dire e te lo dice in maniera spigolosa, come fosse tagliato con l'accetta, io mi aspettavo di più.
Detto questo - che se non divago non mi diverto - Cogan è un film... suadente.
Dove veramente tutto quello che avviene, avviene in maniera soffice. Cioè, se come me ti copri gli occhi durante il pestaggio di Ray Liotta. Minchia, che male.
La storia, per farla breve, è semplice.
Dopo un colpo ad una bisca clandestina, orchestrato in modo che i sospetti ricadessero su Markie Trattman, che l'aveva già fatto una volta, arriva in citta Jackie Cogan, killer professionista ingaggiato dall'associazione (perchè in questo film la mafia non viene mai nominata)  che gestisce tutto il giro losco, con il compito di fare chiarezza. O pulizia, che alla fine è lo stesso.
Jackie sa benissimo che Markie è innocente, ma bisogna eliminarlo ugualmente, per poi riuscire ad occuparsi dei veri colpevoli con più tranquillità.
E mentre i dialoghi - mai banali - dei protagonisti si alternano alle immagini televisive della campagna elettorale (Obama - Mc Cain) Cogan, con il suo lucido cinismo, spiegherà, prima a Michey (James Gandolfini, un killer sul viale del tramonto dedito a sesso e alcool, che sembra catapultato in scena direttamente dall'ultima puntata dei Soprano's) poi all'avvocato che fa da tramite fra lui e l'organizzazione, che il sogno americano di Jefferson non è mai esistito. Sono solo affari.
"E adesso pagami, stronzo."
Dimenticavo, la colonna sonora: semplicemente perfetta.

23 ottobre 2012

varie ed (inutili) eventuali

Sono sempre un po' in modalità sofferenza & fastidio. Più fastidio che sofferenza.
Stasera dovrei riuscire a tornare in palestra.
Domani credo mi muoverò come Robocop, ma nella versione abbandonata sotto la pioggia.
Quindi se sentite qualcuno cigolare, non preoccupatevi, sono io.
Ho realizzato che fra una settimana ho un aereo che mi aspetta.
Cioè, no, mi aspetta si fa per dire, di sicuro parte anche senza di me.
Sono io che devo fare in modo di prenderlo.
L'aereo, sì.
Anche questa volta l'eccitazione che solitamente mi accompagna prima di un viaggio non si sta manifestando. So che quando sarò lì mi farà piacere esserci.
Ma so anche che adesso vorrei essere da tutt'altra parte.

22 ottobre 2012

La materia dei sogni

 
"mi piace lasciare la strada vecchia per la nuova"
 
Mostra fotografica di Nino Migliori.
Dal 19 ottobre al 6 gennaio.
Allo spazio Forma.
Che è un posto che adoro.

21 ottobre 2012

Domenica d'autunno

Il sole è sfacciato, oggi. 
Come non si rendesse conto che l'autunno è iniziato da un mese e dovrebbe mantenere un profilo più basso, quando decide di manifestarsi. 
Sto volutamente dando le spalle alla montagna di panni da stirare che staziona su una sedia, in sala. Facendo finta di credere che, se non li vedo, non esistono. 
Sul divano. Libro e caffè. Come segnalibro un biglietto del cinema. Sono ad un punto in cui, se ci fosse una colonna sonora, sarebbe uno dei miei pezzi preferiti di De Gregori, Il bandito e il campione, nel momento in cui dice "e già si racconta che qualcuno ha tradito"... Chissà cosa ne penserebbe l'autore. 
Ieri io e la bionda siamo andate a Cuneo. Per la fiera del marrone. Inteso come castagna. Amo le castagne in tutti i modi. Ma nutro un'insana passione nei confronti delle caldarroste. 
Ricordo quando da bambina, a novembre, si organizzava il viaggio a Milano (perché se hai 7/8 anni Torino-Milano è un viaggio, comprensivo di sosta all'autogrill a ponte di Novara) per andare dagli zii, e poi, tutti assieme, ci si spostava al cimitero di Zivido, dai nonni. E a visita conclusa a me e alle mie cugine venivano comprate le caldarroste. Ed era un momento di festa. Noi, le castagne, e le dita sempre più nere. 
Chissà se i caldarrostai si piazzano ancora all'ingresso dei cimiteri, in questo periodo. Che i "miei" cimiteri sono diventati troppi, ormai. E io ho smesso di frequentarli. 
Ieri ho fatto merenda con le caldarroste. 
La prima che metti in bocca la tieni un po' li, intera, per sentirne il calore. Poi inizi a schiacciarla, fra lingua e palato, per iniziare a sentirne il sapore. 
Un momento di piacere intenso. Quasi come quando baci qualcuno per la prima volta e sembra che le vostre lingue si conoscano da sempre. 
Ho fatto cena con pane, salame, formaggio e birra artigianale. 
Che, sempre a proposito di piacere... pane & salame dite quello che volete, ha sempre il suo porco perché. Giusto la mortazza a cubetti può fargli concorrenza, nella mia lista delle cose per cui valga la pena vivere. Vegetariana io? No, grazie. 
Per dessert i pettorali di Caveces, dopo il primo gol al Napoli. 
Poi di nuovo in strada.
Ho scoperto che le lumache sono ermafroditi, ma, per riprodursi, devono comunque accoppiarsi. 
Per 10 ore. 
Alla faccia di Sting. 

19 ottobre 2012

Total Recall

(p r i m a)


Cogan ce lo teniamo per sabato. O per martedì.
Che sabato l'indiscreto fascino della fiera del marrone potrebbe colpirmi. Spero non mi faccia troppo male, fra l'altro.
Che poi giovedì mi arrivano le belve.
Stasera si recupera ColinTamarroFarrell.
Che, se devo dirla proprio tutta, non è che il primo, quello con l'Arnoldone e la Sciaronston io me lo ricordi bene bene bene, eh? Che son passati giusto quei 20 anni.
Come passa il tempo quando ci si diverte, eh?
E comunque sono certa che il fatto di non ricordarmi il primo, mi aiuterà ad apprezzare (?) il secondo.
Sicuramente apprezzerò la pizza, dopo.
(d o p o)
Come immaginavo, la pizza era buona.
E anche la Moretti Grand Cru, che mi avevano finito la rossa.
E dove hanno la Moretti rossa tu sai che la bionda è Heineken.
E a me non interessa se pure James Bond ha abbandonato il martini (shaken, not stirred) per darsi alla birra. Perchè, signori, la Heineken non si può bere.
Ok. Dopo questa  dissertazione filosofica sul luppolo, possiamo iniziare.
Non vedevate l'ora, eh?
Lo so.
Prima del film ho visto i trailer dell'ultimo 007, Skyfall. Che già so che andrò a vedere. Perchè noi gli 007 li vediamo. Poi c'è stato 7 psicopatici. Sembra un'enorme cazzata. Non vedo l'ora che esca. Quindi Le belve, che anche quello lo si aspetta... e poi un film di e con Ben Affleck: Argo. A parte Ben Affleck con un acconciatura improponibile, e a parte che è Ben Affleck, il film sembra pure interessante. Poi inizia il film.
In un futuro prossimo, sul pianeta terra sono rimaste vivibili solo due aree: l'Unione Federale di Britannia e la Polonia (ehm, no, scusa Tiz!) la Colonia. Che ha la bizzarra forma dell'Australia. Dove piove sempre che nemmeno in Blade Runner e c'è Doug Quaid (ColinTamarroFarrell) che vive con sua moglie Lori, e lavora in una fabbrica addetta alla produzione di poliziotti sintetici e ha degli incubi e vuole andare alla Rekall, società che ti impianta false memorie in grado di farti vivere una vita non tua con cazzi mazzi ricchi premi e cotillons. E anche se il suo collega Harry tenta di dissuaderlo Doug ci va lo stesso. E che vita alternativa decide di intraprendere? Mica quella di Flavio Briatore che non fa un cazzo dalla mattina alla sera, no. L'agente segreto. E te pareva.
Ovviamente sul più bello qualcosa (forse che sì forse che no) va storto, irrompe la polizia, lui si scopre più forte di Rambo e Super Pippo messi assieme e li stende tutti. Torna a casa da Lori che tenta di ucciderlo e gli confessa di non essere sua moglie. E lì, Colin Farrell e le sue sopracciglia iniziano a chiedersi che cazzo stia succedendo. In buona sostanza Doug Quaid non è Doug Quaid, ma Carl Hauser, fenomenale agente segreto passato alla Resistenza, probabilmente catturato, riprogrammato con l'ennesima memoria farlocca e quindi un po' confuso.
Fra inseguimenti esplosioni mazzate sparatorie e se vi viene in mente qualcos'altro mettetecelo voi, il film riuscirebbe anche quasi ad appassionarmi. Se non fosse che si prende un po' troppo sul serio. Che a me il genere piace. Ma se riesce a prendersi per il culo lo apprezzo molto di più.
Che poi ho apprezzato l'orologio che compare al polso di Doug/Carl, che mi ricordava tanto quello di Jena Plissken in 1997: Fuga da New York.
Comunque alla fine sulla Polonia (ehm, no, scusa Tiz!) Colonia splende addirittura il sole.
Sarà vero?

"Nessuno ha mai tutto quello che sogna di avere"

18 ottobre 2012

Killer Joe

Se state credendo di essere finiti nel bel mezzo di un dejavu, tranquilli, non è così.
Cioè, sì. Insomma, più o meno.
Solo che ieri la Tiz e io, che siamo un po' strane, abbiamo deciso di andare a rivedere il film, ma questa volta in lingua originale.
Che ci sono film che con il doppiaggio perdono inevitabilmente. O, nel migliore dei casi, difficilmente ci guadagnano.
Posso dire, con la tronfia sicumera che mi contraddistingue e in cui stamattina mi sono avvolta prima di uscire di casa, che Killer Joe, fortunatamente, col doppiaggio non perde poi molto.
Per carità, si scopre che il bellissimo cane della famiglia Smith (quello che abbaia come un ossesso soltanto a quel minchione di Chris) si chiama T-bone, ma, a parte questo, e al fatto che Matthew McConaughey è bra-vis-si-mo (e anche Thomas Haden Church - Ansel è notevole), non c'è nulla che con il doppiaggio si perda irrimediabilmente.
Insomma, ho goduto di nuovo un po'.
E sono anche riuscita ad andare a dormire prima di Cenerentola.
Finalmente, aggiungerei.

Io intanto attendo questo. Perchè già il titolo è tutto un programma. Per non parlare del cast.

17 ottobre 2012

 
...e oggi saresti un ottantenne magari un po' acciaccato, ma sono sicura che riusciremmo ancora a farci le nostre fantastiche litigate davanti a un telegiornale. 
E sono certa che mi cambieresti ancora l'olio e i filtri, perchè a te piaceva sporcarti le mani.
E sono certa che non avresti voluto andartene così.
E sono certa che fra un po' questa malinconia se ne andrà.
E stasera andrò a farmi un altro segno sulla pelle.
E' il mio modo per ricordare.


Death Row

 
L'occasione era di quelle ghiotte: la visione dei 4 episodi di Death Row, documentari sulla pena di morte girati da Werner Herzog per un canale televisivo americano, proiettati uno in fila all'altro, alla presenza del regista.
E da brava appassionata pressapochista di cinema, mi sembrava un peccato perdermeli.
Ricordo che una volta, parlando con un tipo conosciuto da poco gli accennai alla mia passione per il cinema. E lui, per tutta risposta mi disse "ah, quindi sei una cinOfila". E no, non stava scherzando. Inutile dire che quel tipo non l'ho mai più visto. E no, non sono io che sono snob, non ci provate nemmeno.
Quindi, dopo aver anticipato l'appuntamento settimanale col dentista (un'ora sdraiata su quella poltrona a bocca spalancata. Sono uscita da lì che avevo quasi la nausea) sono tornata in città con largo anticipo. L'idea era quella di darmi al cazzeggio libero e selvaggio, attività in cui sono solita dilettarmi con pregevoli risultati, tra l'altro. Invece sono finita a prendere un caffè con un tizio conosciuto la settimana scorsa.
E lì mi sono resa conto che sarebbe stata una serata impegnativa. Perchè me stava a pià 'na cecagna di quelle sontuose.
Arrivata all'appuntamento con la Tiz ho preferito non affrontare la piadina per cena, perchè far iniziare un processo digestivo durante i 208 minuti di proiezione avrebbe sortito un effetto soporifero da antologia. Che tanto un po' di digiuno non può che farmi bene, viste le ragguardevoli dimensioni che sta assumendo il mio culo.
Comunque ce l'ho fatta.
Oddio, ammetto di aver avuto qualche attimo di cedimento, ma sono riuscita a resistere.
I sottotitoli ogni tanto latitavano. Ogni tanto funzionavano a minchia. Spesso andavano al galoppo per recuperare i vuoti, ma al 70% direi che erano in sincrono.
Trattandosi di telefilm trasmessi in tv a cadenza settimanale, l'intro è identica per tutti e 4 gli episodi, e parte inquadrando la stanza delle esecuzioni, spiegando che in america la pena di morte è adottata da 34 stati, per quanto soltanto in 16 venga effettivamente praticata. Tramite iniezione letale. Eccezion fatta per lo Utah, dove è presente anche il plotone di esecuzione.
Herzog alla fine spiegherà che la cosa migliore per approcciarsi a una visione del genere è conoscere in profondità il cuore degli esseri umani. Come fosse semplice, fra l'altro.
A parte il primo episodio, incentrato sulla figura di James Barnes, ambientato in un carcere della Florida, gli altri 3 episodi sono stati girati in Texas.
James Barnes è stato accusato dell'omicidio della moglie. L'uomo, dopo averla uccisa, ne ha nascosto il cadavere nell'armadio. Dopo l'arresto si converte all'Islam e, durante il Ramadan, per una sorta di processo di redenzione, confessa l'omicidio di un'altra donna. Alternando spezzoni di intervista alla sorella gemella, emerge un passato "problematico" dell'uomo fin dalla tenera età.
Hank Skinner (nella foto), è stato accusato dell'omicidio della compagna e dei due figli, nella deliziosa cittadina di Pampa, nonostante si dichiari innocente.
Quello che mi ha colpito di quest'uomo (oltre ad aver faticato un po' a capire cosa diceva, nei momenti in cui i sottotitoli erano andati a farsi una birra al bar) è che alla domanda "Cosa sogni?" risponde, come fosse la cosa più normale del mondo, "Avocado, lime e tequila".
Oltre alla lavatrice, da osservare in funzione bevendo un margarita, perchè lavare per tutti quegli anni la divisa nel lavandino arrotondato della cella gli ha deformato le dita della mano.
Nel terzo episodio Herzog intervista Joseph Garcia e George Rivas (ad oggi l'unico giustiziato fra gli intervistati), due componenti dei Sette del Texas, per concludere con una donna, Linda Carty, accusata dell'omicidio della sua vicina di casa, Joana Rodriguez, per rapirle il figlio, appena nato.
Indubbiamente interessante.
Dovesse capitarvi, dategli un'occhiata.
(Io probabilmente sono una brutta persona, perchè in almeno un paio di occasioni sono anche riuscita a ridere).
 
 

16 ottobre 2012

Stop me if you think you've heard this one before


Ieri ero un po' incarognita.
Tre ore di sonno, e tutta una serie di altre cose, mi hanno fatto passare una giornata di quelle che non vedi l'ora che finisca per arrivare a casa e fiondarti nel letto.
A un certo punto ero talmente incazzata e stanca che stavo anche per mettermi a piangere, poi, per fortuna sono riuscita a distrarmi in qualche modo.
L'idea di andare al cinema a vedere Killer Joe in lingua originale è stata accantonata quasi subito, e, dopo il massaggio settimanale (che, diciamocelo, un po' è servito a rilassarmi) sono arrivata a casa, dove, dopo aver mangiato qualcosa, senza nemmeno troppa convinzione, mi sono messa a guardare My son, my son what have ye done.
Che forse sarebbe stato meglio rivedere Pomi d'ottone e manici di scopa, a ben pensarci.
Fatto sta che non sarebbe cambiato nulla, perchè mi sono gloriosamente addormentata.
E, quando ho aperto gli occhi, ho deciso che potevo andare a dormire. Comunque il film una di queste sere me lo riguardo. Perchè, fino a quando sono riuscita a tenere gli occhi aperti, sembrava anche interessante. Ce la posso fare, lo so.
Mi sono addormentata con i Soprano in sottofondo, e devo aver sognato mio padre.
Perchè domenica ero in giardino. E guardavo la pianta di cachi. Stanno maturando. Saranno cinque anni domani, fra l'altro.
Ero in ufficio, cinque anni fa domani. Ed arrivò la telefonata di mia madre.
Che mi diceva di correre a casa, che papà era caduto dall'albero. E l'avevano portato all'ospedale con l'elicottero. E da quell'ospedale non ci sarebbe più uscito. Vivo, intendo.
Il resto è storia più o meno nota.
Il lento declino di mia madre, che da quel giorno ha smesso di combattere, per lasciarsi trascinare in una spirale di depressione e angoscia sempre più profonda, dalla quale non è più riuscita a riemergere.
E l'altro giorno guardavo i cachi che, come tutti gli anni, stanno maturando.
E pensavo.
Mio padre è morto in seguito a una caduta.
Mia madre è morta in seguito a una caduta.
Che se ci pensi è abbastanza assurdo.
Ma, se non altro, non dovrebbe essere ereditario.

Oggi è un altro giorno.
E sembra già meglio di ieri. Non che ci volesse molto, poi.
E comunque stamattina ascoltavo al TG regionale la notizia della condanna di una sedicente "maga", che aveva fatto credere ad una donna di 35 anni, a cui era morto il padre, che sarebbe riuscita a metterla in contatto con il genitore scomparso.
Tramite messaggi.
Sul cellulare.
Io mi chiedo come cazzo è che non ci siamo ancora estinti.

 

15 ottobre 2012

15 ottobre 1967

Non sono mai stata tifosa del Torino, e nel 1967 probabilmente nemmeno sospettavo che esistesse il gioco del calcio.
Nemmeno vivevo a Torino, a quell'epoca.
Ma, se lo fossi stata, a quei tempi lui, che ho "conosciuto" leggendo questo libro mi sarebbe piaciuto davvero molto.

Gigi Meroni - 24.02.1943 - 15.10.1967

14 ottobre 2012

Padroni di casa

Sai quei week end che si prospettano carichi di impegni, cose da fare, impegni da incastrare che per farci stare tutto invece di due giorni dovrebbe durare una settimana? Ecco. Il mio si prospettava più o meno così.
Infatti venerdì sera sono rimasta sul divano (si, fino alla mattina dopo, esatto), e sabato sono rimasta a casa fino alle 18.30. Che, fra una cosa e l'altra, il tempo è quasi volato.
Sono uscita solo perché dovevo andare in farmacia prima che chiudesse.
E poi sono andata al cinema. Stranamente, aggiungerei. Che a dirla tutta l'idea di Gianni Morandi mi inibiva un po'. Però Mastandrea e Germano mi sono sempre piaciuti. E poi nel nostro cinema del sabato sera quello c'era. O killer Joe. Ma ho già dato. O un giorno speciale. Ti pare che?
E quindi... col senno del poi, fossi rimasta sul divano non avrebbe poi fatto una grossa differenza.
No, non è un brutto film, eh? Anzi, a volte riesce anche ad essere un po' inquietante. Se non che ha quel certo non so che per cui dopo 10 minuti io ero già tutta pervasa da quella sensazione di pessimismo e fastidio per cui avrei preso volentieri tutti a sprangate, a cominciare da Valeria Bruni Tedeschi per finire col parrucchiere di Gianni Morandi.
Che, ebbene sì, interpreta il ruolo di un cantante, l'avreste mai detto? E, pensate un po', canta.
Gianni Morandi.
Che fa il cantante.
In un film.
E canta.
In un paesino sperduto e non meglio identificato dell'Appennino emiliano. Che si capisce che sono da quelle parti perché all'inizio alcuni indigeni parlano in dialetto. Che la bionda mi fa: "ma tu capisci?" e sì, io capivo. Ma lei no. Non che sia fondamentale per la comprensione globale del film, alla fine.
E non serve dire attenti al lupo. Perché non è il lupo, ad essere cattivo.
Come?
Non si capisce niente del film?
Lo immaginavo. Anche questo non è importante, alla fine.
Io intanto aspetto martedì, Werner Herzog e i 4 episodi di Death Row. È magari, nel frattempo, domani sera vado a rivedermi Killer Joe, questa volta in versione originale. Che secondo me il doppiaggio potrebbe avergli tolto qualcosa...
 
 

12 ottobre 2012

Killer Joe

"Dottie, ti fidi di me?"
"Non molto..."
"Bene!"
Se quando uscite dalla sala dopo aver visto il film vi vien voglia di andare a mangiare al KFC siete delle brutte persone, io ve lo dico. Io mi chiamo fuori, perchè non mangio pollo dall'infanzia, in seguito a un trauma infantile, ma questa è un'altra storia. Detto ciò, so che non guarderò più una coscia di pollo allo stesso modo, d'ora in poi.
Se non siete bravi-belli-e-buoni come Heidi o il dolce Remi, durante la visione vi divertirete davvero un sacco. Io ho riso parecchio, gia all'inizio, quando Sharla (Gina Gershon) apre la porta di casa a Chris. E si capisce subito che in casa Smith la morale è andata a farsi fottere tanto tempo fa.
Ma proviamo ad andare per ordine, che non voglio togliervi il gusto.
Chris (Emile intothewild Hirsch), fondamentalmente, è un solenne minchione, che campa spacciando droga. Dopo che la madre l'ha messo nei guai sottraendogliene una parte, lui, d'accordo col padre, decide di ucciderla per intascare la polizza assicurativa di cui è beneficiaria Dottie, la sorella minore un po' svaporata (Juno Temple, bravissima). Per farlo decide di ingaggiare Joe Cooper, un poliziotto che come secondo lavoro fa il killer. Il problema è che Joe (un Matthew MacConaughey in grande spolvero, talmente bravo che quasi non ci credi che è davvero lui) vuole essere pagato in anticipo, ma Chris & family avranno i soldi  nel momento in cui intascheranno il premio dell'assicurazione. Ovvero a lavoro finito. Joe a questo punto decide di contravvenire alle sue stesse regole, pretendendo Dottie come caparra. In una famiglia normale, al padre e al fratelo si inchianerebbero i cazzi e, girando i tacchi, se ne andrebbero indignati dopo aver fanculizzato il vecchio Joe.
E invece.
In un crescendo di violenza e cinismo il film scivola sulla sottile linea del paradosso, arrivando ad un gran finale che lascia aperte tutte le possibilità.
Film per molti, ma non per tutti.
Buona visione.

11 ottobre 2012

(un sapore) di ruggine e ossa

 Le mie socie mi hanno di nuovo mandata al cinema da sola, ieri sera.
Che a loro questo film non ispirava particolarmente. Che l'uscita dei film al giovedì a noi ci ha destabilizzato un po', diciamocelo. Perchè siamo tre vecchiette abitudinarie, e il film del giovedì si decideva in anticipo, noi. E invece magari finisce che tu decidi di vedere un film, e poi arriva il giovedì e quel film magari te l'hanno spostato in una sala in culo a giove o te l'hanno tolto dalla circolazione. Son problemi seri, sapete?
Ma partiamo dall'inizio:
Ali, fondamentalmente, è uno stronzo.
Ma mica uno stronzo cattivo, intendiamoci. Uno di quelli un po' così, che si ritrovano ad affrontare la vita con un sano distacco, senza - apparentemente - metterci del suo. Appare all'inizio del film mentre, con il figlio, cerca di raggiungere il sud della Francia, per andare a vivere dalla sorella. Non ha un lavoro, non ha un soldo, e ha un figlio che probabilmente non era abituato a gestire e che, a tutti gli effetti, non sa gestire.
Trova inizialmente un lavoro come buttafuori in una discoteca, e una sera - a seguito di una rissa - conosce Stephanie. Bella, sprezzante e sicura di sè. (Mi piaceva essere guardata. Mi piaceva sapere che li seducevo, e che li eccitavo. Ma poi tutto questo mi annoiava) fa l'addestratrice di orche in un parco acquatico. In seguito ad un incidente la sua vita cambierà. E Ali, che oltre ad essere sempre un po' stronzo è anche opé, riuscirà, con i suoi modi rozzi e senza delicatezza (Vuoi scopare?) a rimetterla in piedi. Amore e rabbia e dolore e sangue. E anche qualche dente che salta. Ahia.
La scena di Stephanie che torna nell'acquario è strepitosa. E anche la colonna sonora è incisiva il giusto. E secondo me è un gran film.
Se tutto questo non vi avesse ancora convinto, ci aggiungo, con il solito pressapochismo che mi contraddistingue, che Matthias Schoenaerts è parecchio notevole, e che Marion Cotillard ha due tette da urlo. Vedete voi.

10 ottobre 2012

L'appuntamento della settimana

Ci vediamo la settimana prossima, alla stessa ora.
No, non è l'appuntamento settimanale col trombamico del lunedì. Che quello lo sto saltando in scioltezza e a piè pari da almeno un paio di settimane. Che alla fine io mi stanco in fretta della metodicità delle cose. Che se per il sesso non è necessario l'amore, almeno un minimo di coinvolgimento e/o curiosità ci deve essere, altrimenti tanto vale arrivare a casa e lucidare i vibratori. Detto ciò, la frase sopra me l'ha detta il mio dentista, ieri sera.
Che - anche se odio la metodicità delle cose - sto vedendo dalla fine di settembre.
Frequento quello studio dentistico da... boh? da quando ho avuto bisogno di un dentista per la prima volta. E siccome mi trovo bene, non l'ho mai cambiato.  
Quindi, ieri sera, se qualcuno si fosse trovato a passare nel corridoio della clinica, avrebbe potuto estrapolare scampoli di discorso come:
 
"ma è possibile vedere tutti i tuoi tatuaggi?"
"no, perchè dovrei spogliarmi completamente!"
"e secondo te perchè ti ho fatto questa domanda?"
"chiaro, perchè sei un porco!"
 
e qua eravamo solo ai saluti. Poi ha iniziato a ravanarmi in bocca con tutti gli oggetti possibili ed immaginabili, e io che gli chiedevo di dirmi quello che mi stava facendo, perchè io DEVO sapere. Ogni tanto ridevo. Poi mi ha preso l'impronta, con quella sostanza molliccia che a me fa letteralmente schifo, e mi provoca un senso di soffocamento che non ve lo sto nemmeno a dire. Poi ha attaccato coi lavori di rifinitura e ad un certo punto ha detto qualcosa che nemmeno ricordo - sicuramente una battuta da trivio - e io sono scoppiata nuovamente a ridere dicendogli: "non puoi farmi ridere mentre mi stai infilando quel coso in bocca".
E' arrivata l'assistente e ha detto che lei d'ora in poi quando arrivo io si siede in un angolo e guarda, perchè è meglio che andare al cinema.
Son soddisfazioni.
 
Comunque, a proposito di tatuaggi, l'impegno concreto del giorno è riuscire ad uscire dall'ufficio ad un'ora decente, e passare dal tatuatore, per il prossimo.
 
 

9 ottobre 2012

what a boring day

Niente. 
Mi sono di nuovo addormentata sul divano. Vestita. E con gli occhiali addosso.
Se qualcuno fra di voi stesse pensando "Eh, ma allora sei idiota proprio!" potrei rispondergli che sì, ha ragione. Che ho aperto gli occhi e ho guardato l'ora. 
Ed erano le 4.30. Ed è partito un sonoro vaffanculo a me medesima. 
Quindi mi sono spogliata e mi sono infilata a letto. Per un paio d'ore. Perchè almeno la sveglia delle 6.00 l'ho disattivata. 
Che sono stata fin brava, sono riuscita a guardare tutto Fazio senza addormentarmi. 
A volte mi stupisco. Che poi, con quegli occhialetti e quel sorrisetto da primo della classe lo trovo più fastidioso del solito, ultimamente. 
Ho anche sentito Luca Carboni seviziare una canzone di Pierangelo Bertoli.
Che a me Luca Carboni piaceva anche, quando ero giovane. E quando era giovane pure lui. Che ieri sera l'ho visto. Col capello brizzolato e diradato. Lungo e unticcio. Ma che problema avete con lo shampoo, voi? Per caso qualcuno vi ha fatto credere che fa male? No, perchè vi stava prendendo per il culo, io ve lo dico. 
Che già vedere un cinquantenne col capello che si dirada fa male, lo so. Cioè, immagino faccia male al cinquantenne, in primis. Ma anche al pubblico. Ma se poi il capello, oltre che diradato, è lungo e tutto ùnscio come una frittura di calamari... beh, questo è inutile accanimento. Probabile che qualcuno abbia messo in giro la voce che alle donne piace.
Sì, come no.
Quanto vedere un uomo con l'imbottitura nei boxer, dopo che se li è tolti. Quindi, cari maschi, a mali estremi estremi rimedi. Mettetevelo in testa: coi capelli rasati state meglio. Tutti.
Comunque prima di addormentarmi sul divano, dopo CheNoiaCheFa, mi sono fatta un rum in veranda. Che se bevevo un caffè a quell'ora rischiavo di non dormire più. 
Voi credeteci.

8 ottobre 2012

1, 2, 3, 4 gimme some more.

Che molti di voi non se lo ricorderanno, ma questo era il titolo di una canzone anche abbastanza tamarra, non dico di no, del 1978. Che il mio fidanzato dell'epoca, quello con la cicatrice in faccia come Capitan Harlock, ballava benissimo. Lui. Che io son sempre stata portata per il ballo. Più o meno come un blocco di tufo. Comunque, all'epoca, noi si andava in discoteca, o a qualche festicciola a casa di amici. E quando non eravamo impegnati a limonare duro, lui ballava. Bene. E io lo guardavo, con gli occhi dell'ammore. Che avevo 14 anni. E anche se lui non corrispondeva proprio per un cazzo ai canoni standard del principe azzurro, a me piaceva tantissimo.
E mi aveva anche scritto una bellissima lettera, che credo di avere ancora da qualche parte. Di cui ricordo ancora alcune frasi. Che non rivelerò nemmeno sotto tortura. Ma se mi beccate una sera ubriaca pesa, può darsi che ce la facciate. Poi ci siamo lasciati. Col cazzo. Poi mi ha lasciata lui. Perchè io ero vergine, all'epoca, e avevo intenzione di restarlo. Salvo poi darla a quello arrivato subito dopo, nel prato dietro al cimitero di un paesino di montagna, in una notte d'estate, tanto per.
E no, non mi piacque nemmeno molto, all'epoca. Di sicuro non per colpa del cimitero. Comunque, avevo superato l'ostacolo. Ero diventata "grande".
Però, visto che la cosa non mi aveva entusiasmato così tanto, fra la prima e la seconda volta è passato un sacco di tempo. Se devo essere sincera non ricordo esattamente quando (figuriamoci se ricordo con chi) sono riuscita ad apprezzare davvero il sesso. Ma è successo sicuramente solo dopo qualche anno. E da lì è iniziato un periodo di "sperimentazione" (che è un modo garbato per dire che mi facevo anche i sassi)  durato un po' di anni (xxx tu sei gentilmente pregata di astenerti dal commentare che quel periodo non si è ancora concluso, grazie).
Poi mi sono data una calmata. Ci sono state storie serie, più o meno lunghe. Fino a quando è arrivato l'unico uomo che avrei anche sposato. Quello che se all'epoca fossero esistiti i cellulari, avrebbe avuto i numeri di tutte le femmine della provincia della regione in rubrica. Quello che era talmente bello che non riuscivo a credere che avesse scelto proprio me. Quello che una delle cose più romantiche che mi abbia detto è stata "ti sposerei per i tuoi pompini". Che son soddisfazioni, se stai a vedere. Quello che una delle ultime cose che mi ha detto invece è stata "ti amo più della mia vita". Poi infatti è morto.
E io mi sono ritrovata a 31 anni con una casa, che avevamo comprato e che avevamo iniziato a ristrutturare e che poi ho rivenduto. E che ancora oggi quando ci passo davanti mi fa male. Perchè alla fine non ci son cazzi. Qualcosa si spezza per sempre.
E hai voglia a dire che il tempo aiuta e bla bla bla.
Tutto vero. Il tempo aiuta. Ma anche avere due palle così serve, e scusatemi se per una volta non faccio la modesta. Che il tempo da solo non basta.
E poi inevitabilmente dici che tu no, non potrai più amare nessuno. E inevitabilmente invece capita che ti innamori di nuovo. Ma forse in maniera differente. Perchè non potrai più amare nessuno allo stesso modo. O semplicemente non vorrai farlo. Perchè non vuoi più provare un'altra volta un dolore che anche solo gli somigli, a quello. Per nessuno. E da quella volta, sarà una coincidenza, sarà una scelta più o meno consapevole, sarà quel che sarà, ma io mi sono infilata sempre e soltanto in storie senza futuro. Dove riesco ad infilarmi ancora oggi, fra l'altro.
Perchè tanto, non ho più nulla da perdere.
E va bene così.
 
 

7 ottobre 2012

Ted

 
Volevi un film neuroni free, no? L'hai detto tu. Quindi è inutile che quando esci fai tanto la figa (si fa per dire) e decreti "che stronzata".
Per carità, qualche crassa risata te la strappa anche, scorretta e volgare e chissenefrega.
Per non parlare delle varie citazioni, che io apprezzo sempre parecchio.
Marc Walhberg nella parte del mezzo minchione (facciamo anche tre quarti) babbo di minchia mi faceva fin tenerezza, quasi. Mentre Mila Kunis ogni volta che la vedo risveglia la mia infinitesimale parte lesbica.
E poi c'è Giovanni Ribisi, che, tanto per cambiare, interpreta un problematico pezzo di merda. Ora, io vorrei che qualcuno mi dicesse se quest'uomo, una volta nella vita, ha interpretato un personaggio "normale". Perché io, davvero, non ne ho memoria.
Prima del film abbiamo visto il trailer del nuovo film di Tom Cruise, di cui nemmeno ricordo il titolo. La bionda l'ha liquidato con un lapidario "che tamarrata". Le ho ricordato che dopo aver visto i mercenari 2 non era né credibile né qualificata per un'affermazione del genere.
Comunque il film l'abbiamo visto belle comode.
Che non sembra, ma fa.

5 ottobre 2012

Diner (a cena con gli amici)

Che è un vecchissimo film di Barry Levinson, che io, da buona tamarra, essendoci Mickey Rourke quando ancora aveva sembianze umane e la chirurgia plastica a quei tempi era predominio solo di Cher, vidi. Che io per Mickey Rourke c'ho avuto una passione mica da ridere. E molto prima di nove settimane e mezzo, fra l'altro. Che io ancora me lo ricordo, con quella faccia un po' così nel ruolo di Stanley White ne l'anno del dragone. Che lì il buon vecchio Rourke era di una bellezza commovente.
Oltre che bravo, ma certo.
Chissà che fine ha fatto Michael Cimino, fra l'altro. Cioè, oltre a sembrare la mamma di Cher, intendo.
Comunque, a scanso di equivoci, questo post NON parla di cinema.
E' che stasera io e la bionda si va a cena.
Che ogni tanto anche noi ci facciamo inculare fottere incuriosire da Groupon, e così, ad aprile, abbiamo acquistato una cena. Siamo talmente curiose che fra un po' ci scade, pensa te la smania che abbiamo. 
Ma il menu ci sembrava sufficientemente accattivante, e abbiamo deciso di correre il rischio.
 
(bis di antipasti freddi e caldi: tartare di tonno con burrata pugliese e triglie alla liparota (ricetta tipica siciliana con capperi e olive)
- bis di primi o singola portata: paccheri con fave, cozze e pecorino e troccoli alla carrettiera (aglio, olio, peperoncino, acciughe saltate in padella con pangrattato)
- secondo a scelta tra pesce spada al pepe rosa o filetto del pescato del giorno(*) al forno
- contorno a scelta tra patate o insalata
- calice di vino
- caffè
- bottiglia di acqua da 0,70 litri)
 
Non conosco il locale, nè conosco nessuno che lo conosca. E già questa non è un'ottima premessa, che qua in città i posti "buoni" per mangiare più o meno si conoscono tutti, anche solo per sentito dire. Ma, siccome rischio è il mio secondo nome (il primo è grandissima imbecille, e/o immensa idiota) stasera ci lanciamo alla scoperta. 
Inutile dire che tutto il risparmio ce lo fotteremo con la bottiglia di vino che pagheremo a parte, che ti pare che un calice di vino a me e alla bionda possa bastare per una cena intera?


se per qualche strano motivo non doveste più avere mie notizie, potrebbe essere per via che il (*)pescato del giorno si riferiva al giorno in cui abbiamo acquistato il coupon, ovvero il 21 aprile. 

Reality


Siamo a Napoli.
Ma è un caso. Che potremmo essere tranquillamente a Roma, Firenze, Torino, Milano.
Mega-ristorante specializzato in matrimoni ultrakitsch come in catena di montaggio, abbigliamto delle invitate (e degli invitati) che al confronto Moira Orfei sembra un donnino sobrio e, come ospite d'onore, da una cerimonia all'altra, un ex concorrente del Grande Fratello, che dispensa baci abbracci fotografie autografi e frasi fatte acclamato come una star. 
Fra gli invitati c'è Luciano, che gestisce una pescheria e con la moglie tira a campare con piccole truffe. Mentre lo guarda andare via (in elicottero) rimane affascinato dall'effimero individuo e, dopo aver partecipato quasi casualmente ad un provino per la prossima edizione del Grande Fratello, sviluppa, oltre alla certezza che riuscirà ad entrare nella casa, una vera e propria ossessione che lo porterà a perdere il contatto con la realtà, pensando che misteriosi personaggi lo stiano controllando per verificare se quello che ha raccontato durante il provino corrisponda a realtà.
Fra la crescente disperazione dei parenti, il contrasto fra il microcosmo familiare e  le aspettattive di un futuro scintillante ("zia, io vorrei avercelo, il problema di spendere i soldi!") Luciano si libererà di tutti i suoi averi, come se espiando una non ben precisata colpa, riuscisse ad avere finalmente l'accesso al "regno dei cieli", che per lui altro non è se non la "casa". 
Il vuoto che avanza.
Aniello Arena è bravissimo.
E la bionda, la tiz ed io siamo uscite dalla sala stabilendo che il prossimo film dovrà essere bello ignorante, leggero e disimpegnato.

4 ottobre 2012

Pietà

E violenza.
E odio.
E vendetta.
E amore.
E rimorso.
E perdono.
E morte.


(e Jo Min Soo è di una bellezza struggente)

3 ottobre 2012

cate(te)ring

Ogni tanto mi capita di dover organizzare dei pranzi di lavoro.
Lascia stare la segretaria strafiga che se il capo va a New York per un convegno lei lo accompagna e dorme nella suite con la porta comunicante. E il capo è sempre bello e giovane e ricco. E le fa fare pure un giro di shopping sulla 5th avenue con la carta di credito platino-diamanti-e-cazzi aziendale.
Dai, che lo sapete tutti che ho visto un sacco di film. Ma soprattutto che non sono strafiga.
Comunque.
Il mio capo al massimo mi regala degli alcolici. O dei brutti libri. Che io dico, lavoriamo assieme dal 1998. Insomma. Un rapporto iniziato ancor prima del suo matrimonio. Ma zio bambino, ma vuoi dirmi che in 14 anni tu davvero non hai ancora capito una fava di quello che mi piace leggere? Dai su, mica ci vuole una laurea. Ah, già, ma tu ce l'hai una laurea. Ops. Sarà per quello, allora.
Cioè, sulla scrivania ho volumi di Elmore Leonard, James Crumley e Romain Gary e tu sei riuscito a regalarmi le 50 sfumature? Meno male che con gli alcolici te la cavi decisamente meglio.
Comunque, venerdì scorso il mio capo mi dice che oggi avremmo avuto una 20ina di ospiti in sede per un incontro, di contattare un ristorante della zona e organizzare un pranzo veloce.
E fin lì.
E io contatto un paio di ristoranti, spiego, ascolto, trigo, brigo, resto in attesa di una proposta scritta, saluti e baci e ci aggiorniamo.
Lunedì il mio capo mi telefona, per dirmi che durante il week end gli ospiti sono passati da 20 a 40. E che quindi portarli al ristorante diventa troppo dispersivo, e cazzi e mazzi e "organizza un catering".
Al lunedì. Per il mercoledì.
Che non hai nemmeno il tempo di vagliare più proposte, che il primo che ti offre qualcosa di decente finisci per fartelo andar bene, visto il poco tempo a disposizione. Opto per del finger food, che è senz'altro più veloce, e alla fine riesco a concludere.
E comunque stamattina, dopo aver sceso (e risalito) milioni di scale, senza dare il braccio a nessuno, ma in compagnia di un tacco 13 e di un paio di bestemmie a grappolo qua e là, alla fine sono riuscita a far quadrare tutto.
E all'ora del rinfresco mi sono presentata in sala giusto per gustarmi un prosecchino (che per la scelta del vino il mio capo mi ha dato carta bianca), e, già che c'ero, anche una manciata di complimenti sparsi, che si sa, non fanno mai male.

1 ottobre 2012

ho degli attacchi di pigrizia che non ho voglia di combattere

Sabato ho larvato tutto il giorno sul divano.
Ma tipo che mi sono svegliata verso le 10.00, mi sono fatta il caffè e mi sono traslata sul divano. Dove sono rimasta praticamente fino alla sera. Come se qualcuno mi avesse messa in castigo dicendo "e guai a te se ti muovi da lì".
Non ho pulito casa, non sono andata a fare la spesa, non ho. Qualunque cosa vogliate aggiungere ci prendete. Che io sono pigra, e comunque di sicuro non l'ho fatta.
I programmi per la sera prevedevano la visione di un film con la bionda.
Le ho mandato questo messaggio: "ciao amica bionda, quanta voglia hai di uscire?" sperando che lei riuscisse in qualche modo a darmi la forza se non di truccarmi, almeno di vestirmi e uscire.
Infatti.
Risposta: "da 0 a 10 forse arrivo a 4, ma se tu ci tieni io mi sforzo..."
Eh.
Così è finita che ognuna è rimasta a casa sua. Avviluppata sul proprio divano.
Sarei uscita soltanto se qualcuno mi avesse detto "ti passo a prendere e ti porto allo stadio a vedere Juventus-Roma", per dire. Ma, siccome non me l'ha detto nessuno, il divano mi ha tenuto compagnia per tutta la sera. E io a lui.
Nel pomeriggio la mia cuginetta divorzianda mi aveva mandato un messaggio, per chiedermi se il giorno dopo sarei andata alle terme con lei. E io, che mi faccio sempre prendere dall'entusiasmo, le ho risposto che non mi sembrava una pessima idea e che probabilmente sì. Per poi pentirmene nell'esatto momento in cui ho dato l'invio.
Come al solito mi sono addormentata sul divano, mi sono svegliata, sono andata a letto, ma solo dopo aver cercato di scoprire il risultato della partita che nessuno mi aveva portato a vedere.
E domenica mattina mi sono svegliata. E c'era un tempo di merda. E sono partita lo stesso per Milano. E in tangenziale a Milano c'era il sole e io avevo caldo.
E poi niente. Siamo entrate alle terme. Che io devo capire perchè, assieme a quelle immonde tisane non facciano anche il caffè.
Comunque fra un idromassaggio e un grissino al cioccolato, uno scrub al bicarbonato e un grappolo d'uva, una doccia e una carota, il fresh-time e uno yogurt alla vaniglia, abbiamo fatto arrivare l'ora dell'aperitivo. Che per carità, va tutto bene, ma insomma, con quello che fate pagare l'ingresso potreste anche servire del vino di qualità superiore, eh?

Sapessi com'è strano trovarsi alle terme... a Milano.
 

Avrei voluto parlarvi della mia domenica milanese, ma stamattina mi hanno dato una notizia di quelle che non vorresti mai ascoltare.
Ciao Samu.