28 settembre 2012

E venne er dì

Ieri sera uscita dalla palestra ho saltato l'appuntamento settimanale al cinema. Che la bionda è un po' infognata col lavoro, questa settimana. Ho un arretrato di film(s) da smazzarmi che non ci sto più dietro. E' che non avevo voglia di andare al cinema da sola, fondamentalmente. Non in senso assoluto. Cioè, da sola trovo triste andare al ristorante la sera, di base, ma al cinema no, solo che ieri sera non ne avevo voglia. Di andare al cinema, che al ristorante, invece...
Magari ci riprovo stasera. Ad andare al cinema.
Quindi, visto che ci si era sentite nel pomeriggio, ho mandato un messaggio a un'altra bionda che mi ha proposto un boccone* al cino-giapponese dietro casa sua. E io, che sto alla voglia di arrivare a casa e prepararmi cena come Fabio Volo sta alla letteratura, ho accettato.
Anche perchè la bionda aveva un sacco di succose novità su cui aggiornarmi. E così, portinaia mode on, abbiamo fatto il nostro trionfale ingresso al ristorante. Che, sventurata me, era un all you can eat.
Con tanto di dolci a buffet. Tiramisu compreso.
Che ho preso.
E poi per tirarmi su avrei avuto bisogno di un argano a motore. O di Daniele Silvestri, in alternativa.
Ho mangiato come non ci fosse un domani.
Che invece c'è, ed è oggi.

 
 
* si fa per dire eh? che al 18° ho perso il conto. 


27 settembre 2012

Il diritto di sopprimere tutti quelli che ci infastidiscono dovrebbe figurare al primo posto nella costituzione della città ideale.

Non ho mai creduto alla teoria del complotto, ma stanotte deve essere successo per forza qualcosa.
Perchè i miei colleghi sembrano tutti posseduti da un'entità mitologica, che so, una specie di fatina minchiona, una roba a metà strada tra Flavia Vento e i Teletubbies.
E lo so che non lavoro al CERN di Ginevra e che molti di loro hanno normalmente l'intelligenza acuta del pupazzo Gnappo dopo un'endovena di valium e bromuro, ma cazzo, ci son giorni che davvero, i vaffanculo ve li andate proprio a cercare a gratis.
Ma dove avete dormito stanotte, in un letto d'anestetico? Che mi viene in mente quel gran (brutto) film di Wanted, dove, a fine giornata, l'Angelina si ricomponeva nel vinavil. O in qualche altra non meglio precisata sostanza biancastra e lattiginosa che... No, dai, facciamo che era Vinavil e la chiudiamo qui.
Una mi fa partire degli ordinativi di lavoro senza averli protocollati, l'altro mi chiama per chiedermi se gli dico dove si trova, sulla tastiera, il tasto dell'Euro. Che quando il mio capo dice che certa gente non se la merita, la tecnologia, spiegami come fai a dargli torto. 
A volte penso che mi stiano prendendo tutti per il culo e che i filmati con la mia faccia che, col sopracciglio alzato, ti guarda incredula come se avesse visto Antonio Banderas che limona duro con Rosita, sono tutti su youtube.
Poi, come se non bastasse, fra un insulto e una telefonata inutile (mi spieghi a cosa ti serve specificare che chiami da Rimini? qual è il valore aggiunto che un'indicazione del genere aggiunge alla tua inutile telefonata?) mi entra in ufficio un tizio. Non è un collega, non è un consulente, non è un cliente, non è un fornitore. Quindi, è un esterno, estraneo e sconosciuto.
Entra e a) non saluta, b) non si presenta. c) si piazza davanti alla stampante di rete.
Io sollevo lo sguardo e lo fisso. E chi mi conosce sa, che in quello sguardo, tu ci puoi leggere, in stampatello, e tu chi cazzo sei? E questo mi guarda, e, per tutta risposta, mi dice "devo prendere una stampa". E certo. Che se aspetti che la stampante ti faccia un cappuccino con la schiuma caschi male.
Ma brutto coglione, ma l'abc dell'educazione non te l'ha mai spiegato nessuno?
Ringrazia che oggi sono di ottimo umore. Stronzo.


26 settembre 2012

mi piego, ma non mi spezzo

Non mi sono mai rotta niente.
Se escludi i coglioni N-mila volte al giorno.
Però una volta - a seguito di una distorsione - mi hanno ingessato la caviglia.
Ero giovane e giocavo a pallavolo. E la distorsione me la procurai appunto giocando a pallavolo.
Che la mia caviglia aveva assunto più o meno le dimensioni della palla. E quando arrivai al pronto soccorso, con l'allenatore e una compagna di squadra, saltellando su una zampa sola, il medico di turno, guardandomi con ancora addosso le ginocchiere sentenziò "scommetto che ti sei fatta male giocando a pallavolo". Genio. Ricordo che già all'epoca lo guardai malissimo e gli ringhiai un "secondo te?". Se mi facesse oggi la stessa domanda credo gli risponderei "no, stavo partecipando alla maratona del pompino, quando tua madre ha sbroccato e ha iniziato a menare tutte le altre concorrenti".
Comunque essendo domenica non mi fecero nulla, se non una blanda fasciatura.
Tornai in ospedale il giorno dopo, dove, dopo l'attesa, la radiografia, l'attesa, l'attesa e l'attesa, mi portarono in sala gessi da dove uscì col mio immacolato stivaletto bianco.
Recuperai un paio di stampelle da un'amica e iniziai a fare pratica.
Ricordo il male agli avambracci, soprattutto. E il freddo al piede, che era inverno.
E il mio andare a lavorare comunque, con gesso e stampelle.
Che già arrivare alla fermata del pullman che mi portava in città era un'avventura. 
Poi arrivavo in città, scendevo alla stazione e prendevo il tram per arrivare in ufficio.
E salivo sul tram con il gesso e le stampelle.
E il più delle volte, su quel cazzo di tram, non c'era nessuno che mi cedesse il posto. Cosa che io, le rare volte che mi capita di salire su un mezzo pubblico, ancora faccio, anche se in quanto donna anziana, non sarei nemmeno tenuta.
Comunque, uno dei problemi del portare il gesso, è il prurito. Che se non immediatamente, dopo qualche giorno si presenterà, puntuale come la morte, le tasse, le zanzare ad agosto e la coda in tangenziale quando sei in ritardo.
Ovviamente io non ero esente.
E il prurito era ad altezza malleolo.
Mi ero attrezzata con un ferro da maglia, che con pazienza riuscivo ad infilare nello stivaletto, ogni giorno spingendomi un po' più giù. Ma senza mai arrivare al punto esatto dell'origine del prurito. E ritiravo il ferro, guardandolo con quell'espressione un po' così, che abbiamo noi che abbiamo visto genova, ma durante un coito interrotto.
E comunque, il giorno che finalmente riuscì a raggiungere il famigerato punto (vogliamo chiamarlo G?) io, giuro, ho avuto un orgasmo.
Provateci voi.
 


 

25 settembre 2012

Si vive una volta sola. Ma se lo fai bene, una volta è abbastanza.

Che palle.
Fa freddo.
Lo so per certo, l'ha detto anche Studio Aperto, quindi dev'essere vero per davvero.
Io resisto imperterrita ad andare in giro senza calze. Voglio essere la prima a sfoggiare una bronchite della nuova collezione Autunno/Inverno 2012. Che mi piace stare al passo con le nuove tendenze.
Sono due sere che mi addormento per poi svegliarmi alle 3.00. Così poi quando suona la sveglia alle 6.00 la ignoro come se fosse antani.
Funiziona così: apro gli occhi, guardo l'ora, bestemmio un po', fisso il soffitto. Sveglio il gatto, così, per rompere un po' i coglioni anche a lui. Accendo la tv. Che alle tre di notte guardare la tv è il male. Almeno una volta c'erano le pubblicità dei sexy.shop e delle linee erotiche. Bei tempi quelli.
Stanotte, per dire, mi sono incantata a guardare le mirabolanti prestazioni di Tobi platinum
State tutti calmi. Non è l'ultimo modello di vibratore in titanio extra strong superlight waterproof, eccitante per lei, avvilente per lui. E' un sistema di stiratura verticale. Te lo puoi portare anche a tracolla. Tu pensa. Che io me la vedo la casalinga invasata, mentre si aggira per casa col suo tobi a tracolla spargendo vapore su tende divani e golfini appesi manco fosse il prete alla benedizione pasquale.
Appagata da tanta poesia credo di aver preso sonno.
E ho sognato mia madre. Che mi cazziava per aver comprato tre padelle in ceramica senza aver chiesto la sua opinione.
Il problema è che io ho realmente comprato tre padelle in ceramica, una decina di giorni fa.
Che per una che negli ultimi sei mesi deve aver acceso il gas dieci volte ad arrotondarle in eccesso... ecco, forse non è stato propriamente un acquisto indispensabile. Ma non lo sono quasi mai, se ci fai caso.
E comunque stasera vado dal dentista.
Invidiatemi ora, che non c'è ancora coda.
 

24 settembre 2012

Magic Mike

Io e la bionda abbiamo portato gli ormoni al cinema, sabato sera. Come quella volta che portai la mia cuginetta a vedere Madagascar, in pratica. Che poi, se stai a vedere, c'era anche il "mio" imbianchino, quella sera, con la sua nipotina. Che teneri. Ecco. Al pensiero del mio imbianchino un paio di ormoni hanno avuto un fremito.
Basta così, la smetto subito. La prima volta che ho visto il trailer era la fine di luglio. Oh. Ma tanta roba proprio. Firmata Soderbergh. Il che non è sempre sinonimo di colpo sicuro. Che insomma, io dopo la visione di "bubble" son ancora qui che mi chiedo perché, ma fa niente. E ieri sera è scattata l'ora. La Tiz ha proposto la visione in lingua originale, ma io non volevo che un sottotitolo mi coprisse un addominale obliquo, sai com'è. Per caso l'ho già detto che son sensibile? Ecco. L'addominale obliquo fa miracoli, per la mia sensibilità.
Anche perché non è che sia sto film dai dialoghi imperdibili, diciamocelo.
Che è anche ispirato alla storia di Channing Tatum, che ha realmente fatto lo stripper in un locale di Tampa.
Per farla breve, (Magic) Mike di giorno fa il muratore, di notte si spoglia in un locale ma il suo sogno è di produrre mobili. Durante il lavoro diurno incontra il giovane Adam, che è appena arrivato in Florida e vive sul divano della sorella e lo fa entrare nello spettacolo. E il film prosegue fra uno show e uno scampolo di vita vera, che sembra filtrata attraverso l'obiettivo di una Lomo, le promesse di Dallas (Matthew McConaughey, 42anni e non sentirli) di un aumento della percentuale sugli incassi che non arriva mai, deliri di onnipotenza del giovane Adam, fra soldi facili, droga e gnocca facile. E la riservata sorella del ragazzo che innescherà in Mike il dubbio se quello che sta facendo è quello che realmente vuole, bla bla bla. Insomma, niente di che a livello di storia, ma indubbiamente una gioia per gli occhi. Che oltre a Channing Tatum e Matthew McConaughey ci sono Matthew Bomer, Joe Manganiello (un nome, un programma), Alex Pettyfer e Adam Rodriguez. Scusate se è poco.

e comunque il 3D quando serve davvero mai, eh?

22 settembre 2012

Gaber se fosse Gaber

Approfittando del fatto che è venerdì e che Savigliano è relativamente vicino, esco dall'ufficio, passo a prendere prima la Tiz, poi sua bionditudine e ci mettiamo in strada. Solito codone in tangenziale che però si risolve subito. In auto parliamo ancora delle incongruenze di Prometheus e della puntata di PiazzaPulita vista arrivate a casa. Ci soffermiamo sul servizio milanese alle varie wannabe e al chirurgo plastico delle olgettine (le ultime tette di Jacopo Urtis), e della sua improbabile PR, che come biglietto da visita, come dire, non è che sia davvero il massimo. Hai presente Mickey Rourke in The Wrestler? Ecco. Solo un po' meno femminile.
Come al solito ci facciamo domande ma non troviamo risposte.
Nel frattempo arriviamo a Savigliano. Parcheggiamo praticamente dietro al teatro Milanollo, dove dovrebbe esserci lo spettacolo. È presto, ma il teatro sembra barato. Non una locandina, un manifesto, un semplice foglio A4 scritto col pennarello, niente. Ci facciamo assalire da qualche ragionevole dubbio e tentiamo di sopirlo andando a cena. Quando usciamo davanti al teatro c'é un po' di gente e, poco dopo le 21.00, un vecchietto apre le porte. Entriamo. Prendiamo posto in prima fila, perché la Tiz ha chiesto a Scanzi in persona, tramite FB, di tenerci tre posti. E Scanzi ce li ha tenuti.
Il teatro è un gioiellino.
Buio in sala. Inizia lo spettacolo. Andrea Scanzi sul palco, che ci racconta chi fosse Giorgio Gaber, attraverso i suoi spettacoli teatrali, dagli anni 70 alla sua morte (1 gennaio 2003), coadiuvato da foto e (rari) filmati. E nonostante siano passati anni, che per alcuni versi sembrano secoli, quello che colpisce è come le cose che diceva il signor G siano ancora per certi versi così drammaticamente e terribilmente uguali.
Io ogni tanto mi fisso a guardare le mani inanellate di Scanzi. No, non mi sto distraendo. È che son proprio belle quelle mani, con tutti quegli anelli.
Finisce lo spettacolo. Applausi.
Usciamo. Aspettiamo per vedere se riusciamo a salutare Scanzi e soprattutto a ringraziarlo per averci tenuto i posti.
Arriva poco dopo. È alto. A vederlo sul palco non sembrava così alto. E bello. Che questo lo sapevo già. Ma dal vivo molto di più. Aspettiamo che resti solo e ci avviciniamo. Che facciamo tanto le fighe e in queste occasioni ci facciamo prendere dall'imbarazzo come delle verginelle al pascolo.
Ma ormai siamo li. Lo salutiamo, lo ringraziamo, ci presentiamo. Gli chiediamo se è in previsione una data a Torino. Sí, ma non sa dirci quando.
E quelle mani. Oh.

"C'è una fine per tutto. E non è detto che sia la morte".

21 settembre 2012

Prometheus (prima e dopo)

(prima)

Che a me i film di fantascienza non piacciono.
Per carità, sempre con le dovute eccezioni. Che alla fine se stai a vedere sono davvero pochine: La Cosa, Blade Runner, Strange Days, Pretty Woman.
E così, quando con le socie si è scelto il film della settimana io avrei preferito vedere "Pietà". Ma la Tiz l'ha visto mentre noi eravamo in ferie. Bourne Legacy lei non lo vuole vedere e quindi, per esclusione, fra incastri di orari e location delle sale, restava solo Prometheus.
Che il trailer se stai a vedere non è nemmeno terrificante. Cioè, ti incuriosisce abbastanza. Poi qualcuno l'ha visto e ne ha parlato. Quello che ho letto in giro nei vari blog che seguo mi ha quasi convinta che il film mi annoierà parecchio. Soprattutto dopo questa recensione, che ho trovato a dir poco splendida.
C'è da dire che partendo con un'aspettativa così infima magari alla fine ce la posso anche fare, a reggerlo, sto film. Se mi annoio davvero tanto e mi va di lusso magari riesco pure ad addormentarmi.
Se invece rimango sveglia, magari domani vi racconto qualcosa.
Va a sapere.

 (dopo)
ATTENZIONE: difficilmente riuscirò ad esimermi dal fare del bieco spoileraggio. Quindi, se qualcuno non avesse ancora visto questo capolavoro e fosse intenzionato a farlo, poi non venga a lamentarsi che non era stato avvisato, ok? Ok. Procediamo.
Iniziamo con le cattive notizie. Il film è ambientato suppergiù nel 2090, anno più anno meno, e, signori, io ve lo dico, il teletrasporto non è stato ancora inventato. Poi. Siccome non è che muoiono proprio tutti tutti tutti, preparatevi all'eventuale Prometheus 2.
Cominciamo.
Il film inizia non si sa dove non si sa quando con un tizio pallido pallido brutto brutto che ingerisce una sostanza gelatinosa, inizia a sgretolarsi e precipita in una cascata. Tanti saluti e baci.
Scozia, 2089. La coppia di archeologi  Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green - lui è decisamente belloccio, credetemi fanciulle) scopre dei graffiti in una grotta. Rappresentano una mappa stellare, come molti altri trovati in altri luoghi, in altre epoche.
In qualche imprecisato punto della galassia, due anni dopo. Un astronave con un equipaggio ibernato, controllato da David, un androide con le sembianze di Michael Fassbender, viaggia verso una destinazione non ben specificata. Per ingannare il tempo, l'androide con la faccia di Michael Fassbender gira in bicicletta con un pallone da basket, si ossigena i capelli, guarda vecchi film e resuscita lingue morte. Poco prima dell'arrivo inizia a risvegliare i componenti dell'equipaggio (assemblato non si sa dove quando come e perchè), capitanati da Charlize Theron (sempre figa, anche se qua è simpatica come una supposta di ghiaccio a forma di cactus). Quando si sono ripresi tutti, in una riunione alla presenza dell'ologramma di Peter Weyland, il ricco sponsor della missione, Shaw e Holloway spiegano il senso della missione. Che è andare alla ricerca degli "ingegneri".
Scusatemi. Che io ci lavoro con gli ingegneri. 7, per la precisione.
Comunque no, niente. Chi ti ha creato? Un ingegnere. Ah, ecco. Capisco.
Ma dai, siamo seri, su.
No, scusatemi di nuovo. Peter Weyland è interpretato da Guy Pearce.
Guy Pearce, avete presente? Priscilla, L.A. Confidential, Memento, L'insaziabile, The Hurt Locker...
Ecco. Tu prendi Guy Pearce e me lo riduci così? E sei una carogna, lasciatelo dire.
Ho divagato, torniamo al film.
Shaw e Holloway spiegano, la Theron dice quando scendete, se trovate qualcosa non toccate niente, loro scendono, trovano, toccano. David ci mette del suo, contagia Holloway, che si tromba Shaw, che è sterile ma rimane incinta (cazzo, che roba originale) e poi muore. Holloway. Che David è androide, quindi non può. E poi niente, che due palle, insomma. La faccio breve, che tanto...
Alla fine Shaw abortisce un calamaro gigante, gli ingegneri sono cattivi, quello non è un pianeta ma un astronave e il comandante della nave decide di sacrificarsi per impedire che si dirigano verso la terra per distruggerla. Muoiono tutti tranne Shaw, che, con la testa di David (incidente di percorso) in una borsa decide di andare a cercarli. Come se non avesse combinato già abbastanza casino.

20 settembre 2012

Aggiornamenti spiccioli

Di cui non fregherà un beneamato cazzo a nessuno.
Comunque ho interDet che funziona a minchia da martedì. L'unica cosa che viaggia a banda larga, al momento, sono le mie bestemmie.
Anche perché (oltre al cazzeggio libero e selvaggio) abbiamo delle procedure lavorative che, per funzionare, hanno bisogno di una connessione più o meno stabile. E una delle mie mansioni sarebbe anche quella di aggiornare N sezioni del sito web aziendale. Cosa che, al momento faccio un po' fatica a fare.
E a me, quando invece di progredire si regredisce, girano i coglioni.
Casomai non si fosse capito.

19 settembre 2012

L'inizio della fine

Avrei dovuto immaginarlo.
Quando quest'anno, per la prima volta, la ditta ha chiuso una settimana, ad agosto.
Che la settimana di Ferragosto, mi dicevo, più per autoconvincermi che altro, ci sta. Che poi io, per scelta, abbia deciso di non fare vacanze ad agosto, diciamocelo, sono tutti cazzi miei.
E infatti, l'anno prossimo me lo prendo in culo, visto che sta circolando un comunicato della direzione del personale, con la programmazione delle chiusure vacanzifere.
Oltre all'unico ponte fattibile, ovvero quello del 25 aprile, e alcuni giorni a natale, ad agosto la società chiuderà dal 12 al 23. Ergo, qua mi si succhiano ben 9 giorni di ferie. E nemmeno a mia insaputa, visto che mi stanno avvertendo con congruo anticipo.  
Ma mi sembra prematuro pensarci adesso.
Metti che muoio, nel frattempo.
 
 

Mantengo i contatti

Una delle cose che mi faceva incazzare di mia madre era che non prendeva mai in mano il telefono per chiamare qualcuno, salvo esordire, appena l'interlocutore dall'altra parte si faceva riconoscere, con un "stavo per chiamarti io". Ma quando mai.
Siccome io sono bravissima a predicare bene e razzolare peggio, non solo non chiamo mai nessuno, ma il più delle volte nemmeno rispondo, per dire.
L'altra sera invece mentre guardavo Law & Order Parigi, che non mi ha entusiasmato nemmeno un po' salvo per le riprese attorno alla zona di Les Halles, con la chiesa di Saint Eustache  ho telefonato a mia cugina E., visto che era dalle ferie (prima le mie, poi le sue) che non ci sentivamo. Mia cugina E. ha iniziato da poco a viaggiare. Scoprendo (ma tu pensa) che le piace tantissimo.
Al momento, non sapendo bene come muoversi, è ancora ferma al viaggio organizzato, quindi ci sono ampi margini di miglioramento. Anche se la sciagurata l'anno scorso è andata in crociera. E anche lei quando è tornata è entrata a far parte della categoria che, al ritorno dalla crociera, ti dice "si mangiava benissimo e a tutte le ore". Ma zio minchione, ma a casa non mangi? Dimmi cos'hai visto, cazzo! Ehm. A lei non l'ho messa proprio giù così dura, perchè è la mia cugina preferita, e le voglio bene.
Quest'estate è andata in Turchia.
Visto che sono "la viaggiatrice" della famiglia, mi ha chiesto consigli. E io le ho detto che doveva assolutamente andare a Pamukkale. E l'ho ripetuto anche a suo marito. Per non sbagliarmi.
Che se non lo vedi con i tuoi occhi le foto non bastano a farti capire quanto sia bello quel posto.
E lei al telefono me l'ha confermato. E mi ha anche detto che purtroppo non è riuscita ad andare ad Istanbul. L'ho informata che io ci sarei andata a inizio novembre, e lei mi ha detto che stavano prendendo in considerazione l'idea di andarci anche loro in quei giorni. Mi ha chiesto se non ci fossi già stata, nel mio giro precedente.
Le ho risposto che sì, ma sono passati tanti anni e che la città, che per quel poco che ho visto ricordo splendida, meritava sicuramente un'altra visita.  
Che al primo giro mi sono un attimo distratta, io. Colpa sua. ↓

18 settembre 2012

Do androids dream of electric sheep?

Sono sempre stata la pecora nera della famiglia.
Quella che andava controcorrente, che a 14 anni diceva che non si sarebbe mai sposata e che non avrebbe fatto figli, quella che si faceva i fatti suoi, che alle riunioni di famiglia arrivava con un muso così e non spiccicava parola, quella che rispondeva male, che si vestiva strana, che stava in giro tutta la notte, che non si sapeva mai con chi era, dove e perchè, quella che "ma tua figlia si droga?" Ma parliamone. Avete mai visto un tossico sovrappeso? John Belushi? Ok, niente, come non detto. Comunque no. Non mi sono mai drogata. Pesantemente, almeno.
Poi ultimamente ho scoperto che, forse forse, non ero proprio la peggio.
Mia cugina M. alle prese con una separazione abbastanza antipatica, un po' di tempo fa mi ha detto:
"sai che c'è? che ti hanno sempre criticato tutti, ma alla fine non hai nulla da rimproverarti, mentre io, che sono sempre stata la figlia perfetta, son qua che mando giù merda dalla mattina alla sera! Avrei dovuto fare come te e fregarmene di quello che pensavano gli altri!"
Credo che il punto sia questo. Dell'opinione degli altri non mi è mai interessato un granchè.
Le cose che ho fatto (cazzate comprese) le ho fatte perchè ero io a volerle fare, non perchè lo facevano tutti, andava fatto, si faceva così. E se tornassi indietro, facilmente rifarei tutto, cazzate comprese. Che quelle non ho mai smesso. Bisognerebbe darmi atto della coerenza, se non altro.
Ecco, magari, col famoso senno del poi, quello che non serve a una beata minchia, forse potrei rivedere la mia carriera scolastica, che con la storia dell'è brava ma non si impegna ci ho campato per anni. Quando, se solo mi fossi impegnata un pelo di più, magari adesso avrei un'inutile laurea in architettura nel cassetto e farei la donna delle pulizie alla Triennale. O alla GAM, o al GNAM. Che a me il GNAM fa impazzire. Come acronimo, più che altro.
E a proposito di gnam, uno zio romano, un cugino coatto da curva sud, un capo e amici a fottere, e nessuno di loro mi ha mai fatto assaggiare le coppiette? Ma che, si fa così?
 
 

17 settembre 2012

Appena mi viene in mente un titolo intelligente lo inserisco. Dici che un titolo intelligente mi rovinerebbe la media? ah, ecco.

Non vorrei parlare troppo in fretta (che poi c'è sempre qualcuno che non capisce e ti dice "scusa, puoi ripetere?") ma pare che la vicenda ENI stia andando a buon fine.
Dopo la bolletta che non arrivava e l'incauto addebito del deposito cauzionale, ne ho ricevuta una a importo zero, dove i consumi venivano compensati da una parte del deposito cauzionale. E la restante somma è già in accredito sulla prossima bolletta.
Ecco.
Bravi.
Vedete che se volete siete capaci a lavorare bene?
Che rompere i coglioni al prossimo è un lavoro duro, ma a volte serve.
E adesso vado, che la massaggiatrice mi aspetta.

Un tranquillo lunedì di settembre

Pensavo peggio.
Nel senso che non ho trovato il traffico furente della ripresa delle scuole, e me la sono cavata con una mezza dozzina di vaffanculo sparsi a pioggia.
Sono riuscita ad arrivare in perfetto orario, colazione al bar compresa. Ma senza brioche, per evitare che, scambiandomi per una balena, arrivi Greenpeace a proteggermi.
Oggi sarebbe il compleanno del mio babbo, fra le altre cose.
Nonchè della bionda collega surfista dalle tette rifatte.
Che, dagli States, dove dovrebbe essere, si è messa in contatto con il collega A. tramite Linkedin. Per dirgli che il suo fighissimo corso di inglese è saltato (ma tu pensa!). E che quindi lei probabilmente a metà ottobre sarebbe di nuovo qui. Chissà se posso anticipare il rientro dall'aspettativa? gli ha chiesto. E lui, senza scomporsi: non credo proprio.
Non puoi rientrare un mese e mezzo prima del tempo. Non si interrompe un sogno a metà.
Ieri ero in modalità casalinga.
Ho pulito casa. Ho pulito casa. Ho pulito casa.
Il vicino mi ha riportato la pappa del micio avanzata, quindi non ho fatto la spesa.
Ho cenato con una mela raccolta dall'albero.
Ho nutrito il gatto.
E anche il gatto abusivo.
Che stamattina ho scoperto essere perfettamente in grado di usare la gattaiola, visto che, uscita dalla doccia, me lo sono vista in sala, come se niente fosse. 
Fantastico.
Adesso cerco di capire quanti film sono usciti, cosa devo recuperare, come, quando e perchè, e poi direi che ci siamo.
Si ricomincia.

15 settembre 2012

Col senno di poi...



...Se nella vasca dei pescetti mi ci fossi seduta di culo e ci fossi rimasta immersa per tutta la notte avrei evitato di farmi venire un mezzo infarto appena salita sulla bilancia, rientrata a casa.
Non ci son più cazzi.
Dieta.
Rigida.
Anzi, no.
La dieta non basta.
Meglio il digiuno.
E non invitatemi a cena, che lo sapete che non sono capace a dire no.
Addio.

Si torna a casa

14 settembre 2012

Last days of summer

Ho sentito dire che a Torino la minima si aggira attorno ai 7 gradi. E dirlo mentre il sole ti accarezza la schiena, appena uscita dall'acqua, che già stai pensando a quando riuscirai a rivedere di nuovo il mare, insomma, se ci pensi fa un po' effetto. Mi godo questi ultimi istanti e cerco di non pensare a lunedì, perché è prematuro. E non voglio incazzarmi prima del tempo. Perché, appunto, avrò tutto il tempo per farlo.
Stasera il gruppo vacanze Piemonte ha organizzato la serata di chiusura. La collega L. me l'ha accennato ieri sera, e quando le ho risposto "sarei tentata, ma... no, grazie." mi ha mandato a fare in culo, ma con affetto. Del resto io e L. andiamo d'accordo, quindi lei può.
Ma davvero, stasera ho da fare.
Vado a farmi la pedicure coi pescetti.
Che a me viene già da ridere adesso. Che potrebbe anche essere divertente. Hai visto mai. Soprattutto perché io soffro il solletico. Ricordo che quando A. (l'unico feticista nel vero senso del termine che io abbia mai frequentato) mi propose una sessione di tickling ero abbastanza scettica. Ma, siccome sono più curiosa dell'esercito delle 12 scimmie, che ve lo dico a fare?
E alla fine fu un'esperienza... come la vogliamo definire, interessante? Ma sì, dai.
Tutto questo inutile pippone di cazzi miei per arrivare al dubbione esistenziale: ma prima di immergere i miei piedini nella vasca, si concorda la safeword?

13 settembre 2012

Ho scritto t'amarro sulla sabbia


E il vento oggi non c'è. Quindi è rimasto lì.
Spiaggia e musica oggi. Stamattina il dj era talmente vintage che ho avuto il dubbio che a colazione si fosse ingoiato un pensionato. Che quando ho sentito "in silenzio morderai le lenzuola..." volevo alzarmi e dirgli mi dispiace DEVI andare. Dove ti pare, ma lontano da qui.
Oggi pomeriggio invece deve averci l'ormone in subbuglio, perché è un susseguirsi di canzoni strappamutande che non si capisce. Adesso c'è Chris Isaak con Wicked game, per dire.
E io son qua. Che nienteggio alla grande. E mi guardo in giro. Alla mia destra c'è un donnino bizzarro. Marrone, coi capelli biondo platAno, con le treccine. La bionda dice che secondo lei ha più o meno la nostra eta. Sì, ma se fai la somma, secondo me.
Non ho capito di dove sia, ma deve vivere in un posto curioso. Stamattina ha visto un gabbiano in spiaggia e ha reagito come una che non ha mai visto un uccello in vita sua. Oggi pomeriggio una signora ha fatto riferimento a una marmotta e lei le ha chiesto cosa fosse.
Che io alle volte non mi capacito.

12 settembre 2012

Simpatia, portami via.

Sono così integrata nel "mio" gruppo vacanze che stamattina, avvicinandomi alla ragazza che distribuiva il visto per entrare in Turchia, lei mi ha guardato con le pupille a ? e mi ha detto "no, qua è per chi fa parte del gruppo, non credo ti interessi". Le ho risposto "purtroppo sì" e lei - inutilmente mortificata - ha iniziato a scusarsi. Le ho detto che non era il caso, anzi. Per farla breve, oggi siamo espatriate un attimo a Bodrum, in Turchia. L'apoteosi del tarocco più o meno taroccato.
Io e la bionda non ci siamo fatte prendere dall'entusiasmo e ci siamo dedicate alla visita del castello dei cavalieri di San Giovanni. Bello. Ben conservato. Con un sacco di reperti interessanti. A volte sembrava di essere in un labirinto. E a volte potevi incontrare dei pavoni. Che non avevano alcun interesse a fare la ruota. Che con questo caldo dev'essere anche faticoso, io li capisco. Pure io mi sono autoesentata dallo sculettare sul tacco 12.
Uscite dal castello ci siamo infilate nei vicoli gremiti di negozi. E di gente che gremiva i negozi che gremivano i vicoli.Tutti alla ricerca dell'affare della vita.
E di sicuro di affari ne faranno. I negozianti che gestiscono i negozi che gremiscono i vicoli gremiti dalla gente.
Noi ci siamo fermate a mangiare kebab. Che in Turchia ci sta.
E in Turchia ci sta anche che nel posto in cui mangi non servano alcolici. Per fortuna non è una regola universale, e prima di rientrare a Kos abbiamo potuto berci una Efos. Che assaggiare la birra locale è quasi un obbligo morale.
E dopo aver visto gente che è riuscita a comprarsi un trolley leopardato ho capito che al peggio non c'è mai fine. Ed è per questo che non sono ancora le 22.00 e io e la bionda siamo in stanza a guardare CSI.

11 settembre 2012

Faccio Kos(e), vedo gente.

 
Io e la bionda oggi abbiamo abbandonato il nostro posto lettino in riva al mare dove siamo solite arenarci, per andare un po' in giro per l'isola. Un po' in giro è un'affermazione presuntuosa. Abbiamo preso il bus (anzi, la corriera, come si diceva una volta) e da Kardamena siamo andate a Kos. Perchè Kardamena, diciamocelo, ha lo stesso appeal di Nichelino. Con la differenza che a Nichelino non c'è il mare. Kos invece ha diversi siti che ne testimoniano la storia.
Abbiamo camminato fra scavi e mosaici, abbiamo visto il platano di ippocrate, dove la leggenda vuole che, sotto la sua ombra, Ippocrate insegnasse medicina ai suoi studenti, siamo entrate nella Fortezza dei Cavalieri di San Giovanni, e poi ci siamo fermate a mangiare in una taverna tipica. Dove abbiamo ordinato un'insalata tipica, per accompagnare un modesto birrino da mezzo litro. Io ve lo dico, non voglio più vedere un cetriolo fino alla prossima glaciazione.
Edibilmente parlando.

10 settembre 2012

Preferisco il rumore del mare

Che nella mia vita precedente, quando ero molto più snob di adesso (possibile? Sì), se mi avessero proposto un viaggio organizzato dal mio CRAL li avrei guardati con uno sguardo a metà strada fra incredulità e disprezzo. E invece.
Sto partecipando a un viaggio organizzato dal mio CRAL. Conosco soltanto un paio di colleghe, e uno degli obiettivi che mi sono prefissata è che a fine vacanza la cifra resti invariata.
So che ce la posso fare.
Ieri sera mi hanno chiesto se fossi scesa in spiaggia.
Certo, ma mi sono tenuta a distanza di sicurezza. Che se il mio scopo nella vita fosse stato quello di socializzare con chiunque ve ne sareste accorti, probabilmente.
E quando L. è venuta a dirmi che eravate tutti seduti da quella parte le ho chiesto di spiegarmi esattamente da quale parte, per andare nella direzione opposta.
Noi puffi siam così...
Ieri pomeriggio, abbandonata la spiaggia, abbiamo fatto un giro a Kardamena. Stradine piene di negozi che vendono paccottiglia, alternati a locali chiusi, ristoranti più o meno tipici. Poca gente in giro, se escludi qualche inglese ancora sobrio e già pronto per la cena. In fondo eran quasi le 18.00.
Io e la bionda abbiamo camminato e camminato e camminato, poi, prima di tornare in hotel ci siamo concesse un sobrio margarita. E quando dico sobrio, dovete credermi.
Oggi oziamo in spiaggia, domani, se riusciamo a capire dov'è la fermata dell'autobus, andiamo a fare un giro a Kos città.
Lo so, è un duro lavoro.
Ma qualcuno dovrà pur farlo.

9 settembre 2012

La partenza, l'arrivo, l'ozio. E tutto quello che ci sta in mezzo.

Orizzontale in spiaggia. Una delle mie posizioni preferite.
La spiaggia è quella del villaggio che mi vede ospite da ieri sera.
Io sto alla vita da villaggio turistico come Rosy Bindi alla lap dance.
Ma una settimana una tantum, posso farcela. Che basta rispondere "no grazie" a qualunque cosa ti chiedano gli animatori, fosse anche "come ti chiami?" e il più è fatto. E quindi son qua.
Che a me la gente piace anche. E che la gente che frequento, solitamente, l'ho scelta io. E vorrà dire qualcosa, credo.
Poi ce l'altra gente. Quella brutta. Che subisci. Quella che fa casino, che urla quando non dovrebbe (praticamente sempre, urlare dovrebbe valere solo allo stadio) che si lamenta del caldo quando fa caldo, del freddo quando fa freddo, e quando non fa nè troppo caldo nè troppo freddo si lamenta del tiepido. Quelli che vogliono gli spaghetti di zia Pina a Kuala Lumpur, per poi lamentarsi che fanno schifo. Insomma, laggente.
Stamattina è arrivata in spiaggia una coppia di maschi, genere "papà coi figli", e mentre i due ragazzini si dirigevano di corsa sul bagnasciuga uno dei due uomini ha iniziato a lamentarsi. Che la spiaggia era piccola, che per i bambini era pericoloso (!) perchè c'erano le rocce, che se lo sapevano restavano in piscina, che Rimini era meglio e che gli italiani dovrebbero imparare a valorizzare le loro località e che lui era di Gallipoli. Che se io fossi di Gallipoli le mie vacanze le passerei li, per dire. Che io ricordo delle spiagge, da quelle parti, che non avevano nulla da invidiare ai Caraibi. A parte l'assenza del maschio caraibico, ecco.
Che poi, qua, oggettivamente, la spiaggia non sia bellissima, ci sta. Più che altro è piccola. Ma il mare è pulito, e l'acqua trasparente. E poi, lamentarti mentre sei in vacanza è davvero triste.
E adesso scusatemi, vado a fare il bagno.

8 settembre 2012

Voglio conoscere un pubblicitario

Ammesso che si chiami ancora così, piuttosto che account advertising executive manager deluxe di sta gran cippa di minchia. Che con il politicamente corretto (che, personalmente, mi ha un po' trifolato i coglioni) non sai più come comportarti.
E magari dare del pubblicitario a qualcuno potrebbe essere considerata un'offesa, al giorno d'oggi.
Che, se pensi all'immensa bruttezza di certe pubblicità, non è nemmeno sbagliato. Ma lo voglio conoscere. Per chiedergli se non si vergogna nemmeno un po' per gli spot che inventa. Perchè davvero, è un insulto all'intelligenza. Anche se, se stai a vedere la gente che trovi in giro... boh, ecco. Forse si meritano a vicenda. Loro.
Della tizia che dice a Tom che non può vivere senza la sua piastra ho già parlato ieri. E, avendola rivista stasera, so che non si è trattato di un'allucinazione.
Ma vai a lavorare, vai.
Alla radio sto sentendo da una settimana quella della Fata cerulisina, che con qualche strano incantesimo ti fa sparire il cerume. Io, per non essere costretta a sentirla ancora quasi quasi nelle orecchie mi faccio gettare una colata di cemento a presa rapida, per non sbagliarmi. Se poi dovessi pentirmene posso chiamare la sorellona dell'amuchina. Che io mi chiedo se davvero c'è gente così fanatica che, in assenza di neonati, ha davvero bisogno di disinfettare ogni cosa. Che finisce che i vostri anticorpi diventano resistenti come stuzzicadenti. Di cachemire. Non sto dicendo che sul pavimento di casa vostra debba esserci uno strato di 5cm di merda, e neanche che quando rincasate gli acari del vostro materasso vi corrano incontro scodinzolando per farvi le feste. Ma non mi potete diventare così ossessionati e ossessivi, mi fate paura.
E poi, stolti, non lo sapete che in agguato c'è l'arrivo della terribile "pupù liquida"? Non me ne intendo, ma credo sia la versione hardcore della "cacchina santa".
Se poi vi ritrovate dei bimbiminkia in giro per casa... ecco, abbiate la decenza di non lamentarvi. L'avete voluto voi.

7 settembre 2012

Should I stay or should I go

 
O il trionfo della banalità. Che titolo, eh?
Manco avessi il dubbio. Vado, certo che vado.
Domani. Pomeriggio.
Così domattina magari posso pensare di preparare la valigia. L'unica cosa pronta, al momento, sono i libri. 4. Che poi pesano. E, se continuo a leggere ai ritmi di questi mesi, almeno 3 saranno di troppo. Uno di sicuro, che Sua Bionditudine vuole che io porti anche le 50SfumatureDiStaMinchiaInElicottero. A dirla tutta mi vergogno un po'. Magari gli metto la copertina di qualcosa di più impegnato, che ne so, "The Great Singapore Penis Panic and the Future of American Mass Hysteria", ad esempio. Ma non vorrei dare l'impressione di una che se la tira troppo. Meglio qualcosa più terra terra, come questo. Oppure me ne fotto, come sempre.
L'autolettura del contatore del gas l'ho fatta, il frigo è tornato al suo status di normalità, ovvero semivuoto. Direi che ci siamo. Devo ricordarmi di comprare la pappa per  il gatto  i gatti, bagnare l'orchidea e... ah, sì, cercare il passaporto. Che ho scoperto che la carta di identità, con il timbro che ne proroga la scadenza, non è ritenuta valida da tutti i paesi ai fini dell'espatrio. E allora vorrei che qualcuno mi spiegasse l'utilità del timbro, perchè io da sola, come sempre, non ci arrivo.
Ieri sera, indovina un po', mi sono addormentata sul divano. Durante "il cavaliere oscuro".
Ma stavolta ero preparata. Nel senso che mi sono accorta che stavo per addormentarmi. E ho tolto gli occhiali.
Poi come sempre mi sono svegliata, ho preso un caffè, ho fumato un paio di sigarette e prima di andare a dormire ho visto una pubblicità. Mio malgrado.
Credo di uno shampo.
Con la solita sgnacchera bellicapelli che dice: "Non posso vivere senza la mia piastra".
Giuro. NON. POSSO. VIVERE. SENZA. LA. MIA. PIASTRA.
No, ma dai. Per favore. La piastra? Avessi detto non posso vivere senza il mio dildo, tanto quanto, avrei anche potuto capirti. Che quello funziona anche senza corrente elettrica. Che se ti ritrovi in un campo tendato in Tanzania mi spieghi a cosa ti serve la tua merdosissima piastra? No, non dirmelo, non lo voglio sapere.
E mentre cercavo di prendere sonno mi è venuta voglia di ascoltare Closer.
E poi ho sognato che ero nella cucina di zia Angela, a Milano, a mangiare biscotti. Con la nutella.
Sigmund, secondo te?
 
 

6 settembre 2012

“Il mio è un disordine sistematico: non ci capisci niente a vederlo così, devi guardarlo a una certa distanza”

E credici, no?
Che io son due settimane che cerco i pantaloni della palestra e non li trovo.
Non che i pantaloni siano della palestra. Sono i miei, che uso per andare in palestra. Cioè, che userei, se la palestra riprendesse i corsi che frequento. Su, dai, smettila. IL corso. che. frequento. due volte la settimana. Vabbè. I corsi riprenderanno martedì. Tu pensa quando si dice il destino avverso. Io martedì, a quell'ora, se le mie stime sono esatte, potrei essere:
- sdraiata in spiaggia sorseggiando un ouzo,
- a bordo piscina a bere metaxa, 
- seduta in un bar con un bicchiere di rakomelo in mano.
Son problemi.
Comunque i pantaloni non li trovo. Li ho cercati un po' ovunque, anche nella borsa della palestra.
Me ne farò una ragione.
Ieri sera, dopo cena, volevo vedere un programma su La7.
Più che altro perchè sapevo ci sarebbe stato Andrea Scanzi, che io amo. Non ricambiata, ma questo è un dettaglio irrilevante. Come sempre.
Teresa Mannino non mi è nemmeno antipatica. Se escludi che si veste in un modo che al confronto Moira Orfei sembra una casalinga di Pizzighettone un po' dimessa. Però non so.
Per fortuna Scanzi è intervenuto quasi subito.
Ha stroncato in maniera fantastica le 50sfumaturedistaminchia e io mi sono addormentata.
Felice.
Sul divano.
Con gli occhiali (che se non metto gli occhiali coi tastini del telefono faccio danni, io).
Perchè stavo parlando con un'amica su uazzapp. Finchè ero sveglia.
Che sia narcolettica?
Poi a mezzanotte ho aperto gli occhi.
Ho lavato i piatti, sono uscita in veranda a fumarmi una sigaretta, ho risposto ad una mail e poi ho fatto partire una lavatrice.
E sono tornata sul divano a guardare la tv.
E non avevo più sonno.
Infatti all'una e mezza ero di nuovo in veranda.
Io, la sigaretta e gatto abusivo, che ormai si è stabilito fisso in veranda. 
E soprattutto è una gatta.

5 settembre 2012

No, niente (Addio, e grazie per tutto il pesce)

Sai che c'è?
Niente, appunto.
C'è che son fatta male. Sai che novità.
No, ma mica solo fisicamente, dico.
E proprio nella testa che c'è qualcosa di sbagliato.
Perchè sarei anche una donna adulta, anagraficamente parlando.
Che la carta d'identità mica mente.
Poi succedono cose nella vita.
Nella vita di tutti, mica solo nella mia. Che non ho mai preteso di avere l'esclusiva, io, mai.
E' che quando qualcosa si spezza puoi provare a ripararlo. Ma niente torna mai come prima.
A me si è spezzata la voglia di diventare grande, ad esempio. E di assumermi delle responsabilità.
E ho deciso di perdere tempo.
E prendermi in giro.
Quando sarebbe stato meglio, magari, a volte, prendere in giro gli altri.
O almeno provarci.

4 settembre 2012

I had a dream

Ieri sera sono tornata a casa a mezzanotte, in perfetto cenerentola style, e Settechilidigatto mi stava aspettando sul divano. Considerato che non lo vedevo da giovedì mi ha fatto piacere scoprire che si ricorda di avere ancora una casa. Del resto ognuno ha il gatto che si merita.
Sono uscita a ritirare la posta e a chiudere la finestra della cucina. Gatto abusivo stava dormendo, tomo tomo cacchio cacchio, sulla sedia della veranda.
Mi ha guardato e non è scappato.
Ho dato da mangiare a settechili, poi, siccome sono gattara dentro, ho preso una manciata di crocchette e le ho posate sul pavimento della veranda, sotto la sedia. L'abusivo è sceso e ha iniziato a mangiare. Che fra fame e paura, vince la prima.
Settechili nel frattempo si affaccia in veranda e inizia a studiare l'altro animale. Io gli chiedo se lo conosce. Che leggere Kafka sulla spiaggia evidentemente un po' ti segna. Ma, siccome non sono Nakata, il gatto non mi ha cagato di pezza. Prendo atto della cosa e mi accovaccio ad osservare la scena. I due si studiano, e poi iniziano a prodursi in versi che sembrava di essere nella sala di doppiaggio di Alien.
Prima che la situazione degeneri, prendo settechili, lo porto in casa e andiamo a dormire.
Lui mi guarda. Secondo me sta pensando che sono una deficiente. Non mi sento nemmeno di contraddirlo.
E poi mi addormento.
E sogno.
Che stavo tornando in ufficio e all'improvviso dietro di me si materializza F, il mio primo fidanzato, quello con la cicatrice in faccia come Capitan Harlock. Mi afferra per i fianchi e mi bacia. E mi bacia. E mi bacia. E io lo bacio, ti pare che no?
Arriviamo all'angolo della strada e Corso Regina Margherita diventa Viale Regina Margherita. Da Torino a Roma in un istante. Che nei miei sogni il teletrasporto l'hanno già inventato. Mi chiede di accompagnarlo all'ospedale, perchè deve verificare le condizioni di un gruppo di profughi.
Lo accompagno.
Entriamo in una sala a piano terra. Penombra e pareti rosse.
Donne ovunque.
Più che un ospedale a me ricorda un bordello, ma, siccome sono un donnino discreto, non faccio domande. F sparisce. Ad una ad una spariscono anche le donne.
Resto sola.
La stanza è un negozio di borse.
Ne vedo una, di pelle, nera.
La prendo e vado alla cassa per pagarla.
Se chiedi quanto costa non te la puoi permettere, si dice.
La cassiera batte 6000 (seimila) euro sul registratore di cassa.
E, nonostante sia un sogno, non me la posso permettere nemmeno lì.
Mi scuso con la commessa, dicendole che non pensavo che una cazzo di borsa potesse costare 6mila fottutissimi euro, e che io non li ho. Lei mi guarda schifata, manco fosse Miuccia Prada in persona, ma io la ignoro.
E poi mi sveglio.
E mi chiedo il perchè. Ma forse non vale la pena farsi tante domande. Soprattutto se sai che non ti piaceranno le risposte.
Esco in veranda.
Gatto abusivo è sulla sedia.
Mi vede. Soffia. Ma si lascia accarezzare.
Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.

R.I.P. Michael Clarke Duncan (1957-2012)


Sono stanco, capo.
Stanco di andare sempre in giro solo come un passero nella pioggia
Stanco di non poter mai avere un amico con me che mi dica dove andiamo, da dove veniamo e perché.
Sono stanco soprattutto del male che gli uomini fanno a tutti gli altri uomini.
Stanco di tutto il dolore che io sento, ascolto nel mondo ogni giorno, ce n'è troppo per me.
È come avere pezzi di vetro conficcati in testa sempre continuamente.
Lo capisci questo?
 

3 settembre 2012

Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie. Scomodi

Non so se vi capitano mai quelle giornate in cui vi svegliate e ancor prima di capire che ore sono, che giorno è, chi siete, da dove venite e soprattutto dove andate, avete già le palle girate e tutto quello che vorreste fare è rimettervi in posizione orizzontale e continuare a dormire.
Ovvio che non potete farlo. O meglio, io non posso farlo. Così mi alzo, fastidiosa e infastidita, e inizio la sequenza di cose da fare. Che, essendo metodica in maniera quasi noiosa, si sussegue identica ogni giorno.  
Inizio trascinandomi in bagno ad occhi socchiusi.
Poi mi porto in cucina ad accendere la macchina del caffè.
Cerco di ricordare dove ho abbandonato le infradito la sera prima, le recupero e le infilo. 
Apro porte e finestre in numero variabile da 1 a 4, a seconda dei programmi della giornata.
Cerco le chiavi per aprire la porta di casa.
Finalmente mi preparo il caffè.
Esco in veranda e mi accendo la prima sigaretta. 
Adoro.
Caffè e sigaretta in veranda.
Toglietemi tutto  (sai che fatica, solitamente sono in mutande e canotta), ma non la prima sigaretta del mattino.
Poi scopro il gatto abusivo, ovvero il gatto che l'altra sera è entrato in casa per mangiare il cibo del mio gatto. Che ha preso l'abitudine di dormire nel vaso sul balcone della mia vicina. Ho provato a vedere se riuscivo ad avvicinarlo, ma, ovviamente, essendo un gatto, se ne fotte delle mie intenzioni, e mi evita. Però mi guarda. Secondo me prima o poi riuscirà anche ad addomesticarmi. I gatti ci riescono sempre.
Realizzo che fa freddo.
E il livello di fastidio aumenta.
Ma ho deciso che non cederò.
Le calze - eventualmente - me le rimetto solo quando torno da Kos.
A costo di andarci con la bronchite.
Vaffanculo.
(il gatto abusivo)

Lie to me

Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni.

E quando mi dicono "Se vieni già stasera ti aspetto per cena. Formaggi e vino francese." capisci anche tu che io - che nell'arte del farmi pregare sono poco credibile - accetto. Senza farmi pregare, appunto.
Nonostante sia venerdì, e nel week end dovrei pulire casa, fare la lavatrice, un po' di spesa, compreso il cibo per settechilidigatto, preparare una valigia per la settimana prossima, insomma, entrare nel ruolo di casalinga perfetta. Ma anche no. Così arrivo a casa, sistemo due cose, e riparto.
Quando mi fermo in autogrill a comprare le sigarette mi rendo conto che fa freddo.
Proseguendo la temperatura cala in rapida progressione.
Pure troppo per i miei gusti.
Infatti quando arrivo a destinazione, ci saranno circa 10 gradi.
E che cazzo, Poppea, ti pare il modo?
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E dopo 48 ore in cui hai fatto godere fegato, colesterolo, e un'altra manciata di organi più o meno riproduttivi, torni a casa, e ti accorgi che hai lasciato la luce accesa in cucina.
Da venerdì. 
Che sono generosa io, e voglio che anche l'Enel possa godere un po'.
Ed è di nuovo lunedì.
E sono in ufficio.
In modalità sofferenza e fastidio.