9 luglio 2012

Detachment

And never have I felt so deeply at one
and the same time so detached from myself
and so present in the world”.

Un film che inizia con una citazione di Camus, e termina con un passaggio di Edgar Allan Poe la dice lunga su quanto si rida durante il film.
Un po’ meno di niente, esatto.
Un film triste parecchio. Ma bello. Insomma, bello triste.
C’è Adrien Brody, tutto stropicciato e sexy.
Oh, a me quelli così, tutti un po’ stropicciati mi piacciono mica poco, che ci posso fare?
Dicevo, c’è Adrien Brody nel ruolo di Henry Barthes, professore di letteratura che si trova a prestare supplenza in una classe di un liceo pubblico frequentata da ragazzi “difficili”, seguiti da un gruppo di professori disillusi in una scuola che sta per chiudere.
La sofferenza antica di Henry, causa del suo atteggiamento distaccato nei confronti delle persone, riemerge in alcuni flashback durante le visite all’anziano nonno che, in seguito al suicidio della figlia, ha perso la lucidità.
L’incontro casuale con Erica, prostituta minorenne, e il suicidio di un’alunna che in una foto raffigura il professore come un uomo senza volto in una classe senza persone, probabilmente riusciranno a far breccia nella corazza di Henry, sgretolando quel muro che lui stesso ha costruito attorno a se, pensando che scivolare sulla superficie delle cose sia l’unica maniera per non affondare.
Nel cast ci sono anche Lucy Liu e James Caan, e il regista, Tony Caye, è lo stesso di American History X.

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