15 marzo 2012

segni di moda

Ho un vizio.
Uffa. Sì, sì, d’accordo, ne ho ben più di uno.
Ma oggi volevo concentrarmi su uno in particolare, ovvero sulla mia attitudine ad iscrivermi a tutte le newsletter possibili ed immaginabili. Credo che, ad eccezione di quella dei Mamuthones di Mamoiada io mi faccia mancare poco o niente. Ricevo newsletter di una libreria cittadina che non frequento, della mia casa di cosmetici preferita di New York, di negozi di abbigliamento, di un vivaio (sì, io, quella coi pollici verdi montati al contrario), del mio fornitore di energia elettrica, del mio gestore telefonico, di musei, gallerie d’arte, circoli più o meno esclusivi, associazioni sconosciute, ricevo settimanalmente la newsletter di una tizia che mi propone percorsi guidati alla scoperta di mostre e monumenti. A Roma. Giuro, io a quella non mi sono iscritta. E se l’ho fatto, l’ho fatto a mia insaputa. Come so di non essermi iscritta a “enlarge your penis”, che, detto fra noi, non rientra fra le mie priorità. Non in questa vita, almeno.
Così, quando la settimana scorsa, nella mia casella, ho ricevuto l’invito per assistere ad un incontro con Rossella Jardini, direttrice creativa di Moschino, ho deciso che vi avrei partecipato. E, siccome nella mail era specificato rsvp, j’ai répondu, tout de suite. Che poi non mi si venga a dire che sono cafona.
Non sono una fashion victim, probabilmente solo perchè non me lo posso permettere, ma non è un mistero che la moda mi piaccia e che cerchi, per quanto possibile, di abbigliarmi sempre con un certo gusto (che può piacere o non piacere, chiaramente) per non rischiare di arrivare in ufficio conciata come Moira Orfei, o, peggio, come uno dei suoi elefanti.
E così ieri sera sono uscita dall’ufficio e sono arrivata alla FSRR, mi sono fatta accreditare all’ingresso (e il mio nome era nella lista degli invitati, che emozione!) e ho preso posto nell’auditorium. Che si è riempito all’inverosimile nel giro di 10 minuti.
Pubblico eterogeneo, in maggioranza femminile. Madaminchie della borghesia cittadina, studentesse alternative, modaiole, wannabe, casalinghe, impiegate, addette ai lavori, giornaliste.
Alla fine è arrivata Rossella Jardini che, intervistata da Antonio Mancinelli ha iniziato a parlare, sempre un po’ schiva, come fosse quasi intimidita nel trovarsi lì, commovendosi quando parlava di Franco Moschino, e rispondendo con estrema disponibilità e gentilezza alle domande che alla fine il pubblico torinese, sempre un po’ restio, le ha rivolto.
Perchè qua in terra sabauda l’understatement è fondamentale. Anche quando si tratta di moda.
Sono uscita da lì (dopo un bicchiere di prosecco, qualche tartina con tonno e salmone e una manata di tourinot che mi sono succhiata durante il viaggio verso casa) con l’ennesimo impossibile sogno erotico: Antonio Mancinelli.
Elegante. Ironico. Colto. Bello. Presumibilmente gay. In alternativa, biadesivo.


3 commenti:

  1. Si comincia a ragionare. Qui si. M'inchino....

    RispondiElimina
  2. IO ci capisco di moda come ci capirei di navicelle spaziali....

    RispondiElimina
  3. Ma quindi, a parte il risveglio dell'ormone, dopo la partecipazione a quest'incontro ti senti una donna nuova?
    E soprattutto, le tartine, erano ben fatte?
    Non ho altre domande, vostro onore... :)

    RispondiElimina