5 maggio 2011

Delle gioie del passeggio

Siccome il mio ruolo semi-manageriale prevede che io mi presti ad incombenze di varia natura, oggi ho vinto l’ennesimo viaggio premio al settore attività estrattive della Regione.

Così, raccattata tutta la documentazione, esco dall’ufficio e mi dirigo alla fermata del 3.
Incredibilmente ne arrivano 3 di seguito. Riesco a salire sull’ultimo, che è anche vuoto.
Dopo 5 fermate scendo e mi reco all’ufficio.
Mi faccio registrare all’ingresso, consegnando il documento in cambio del tesserino da visitatore. Mentre scambio due battute col vigilante entrano nel cortile due loschi individui: uno sembra il classico spacciatore di via Stradella, l’altro un frequentatore abituale di un bar gestito dai Village People: occhiale a specchio, baffi e pizzetto malandrino, capello lungo e ondulato, jeans aderenti, stivale, camicia rosa, gilet e cappello di pelle. Mostrano tronfi il distintivo nascosto sotto la cintura e se ne vanno.
Il vigilante mi guarda e sorride. Io non trattengo una risata e gli dico “Certo che l’ispettore Giraldi gli fa una pippa!”. Si mette a ridere. Se rinasco voglio fare il pagliaccio. Anche se, a pensarci bene, magari sono ancora in tempo.
Salgo al quarto piano, consegno la documentazione, mi faccio timbrare tutto il timbrabile e torno dal vigilante.
“Ma come, ha già finito?”
“Ha visto? Ci ha messo più tempo lei a compilarmi il foglio che io a fare tutto il resto!”
Gli restituisco il cartellino, mi riapproprio del documento, saluto e me ne vado. E’ quasi mezzogiorno, e quindi ne approfitto per addentrarmi a Porta Palazzo.
Le signore che vendono il pane arabo mi dicono qualcosa nella loro lingua, suppongo per via del mio look odierno, che prevede, nell’ordine: sciarpa marocchina, abito marocchino e babbucce marocchine.
Non compro il pane, ma il profumo della menta mi porta per un attimo lontano da lì.
Decido di andare a comprare del te, che sto grattando il fondo della riserva casalinga. Compro il te alla cannella e, mentre valuto se comprarmi del rooibos o dell’orange pekoe vedo un’etichetta: oolong affumicato. Chiedo di annusarlo: strepitoso. Rooibos e orange pekoe possono attendere. Esco dal negozio coi miei due sacchettini e torno in ufficio a piedi. Qualche alpino qua e la, ancora apparentemente sobrio. Arrivo in piazza Statuto e davanti ai miei occhi un tripudio di bancarelle. Mi fermo ad un banco francese che vende senape, marmellate e creme varie. Assaggio una crema di latte al calvados. Credo che domani tornerò a comprarla.
Che bella che sei, Torino.

10 commenti:

  1. ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh quanto mi piacerebbe visitarla...

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  2. il roiboos lo bevevo sempre in sudafrica. poi qui ho smesso, non so perchè, non mi piaceva più.
    Ora sto bevendo solo the arancia e cannella.

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  3. @princi: e cosa aspetti? :)

    @mamma: io la prima volta sono rimasta un po'... così. che ha questo retrogusto un po' "fangoso"? :) però adesso mi piace un sacco.

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  4. Ma tu pensa, ieri ero al Lingotto per lavoro! Magari ci siamo visto (hai visto un Ragno?).

    PS: perchè ci ho messo mezzora a capire la prima frase?

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  5. ma dai? Io sono praticamente dall'altra parte della città, quindi direi che no, non ho visto nessun ragno. In compenso in giardino ho dei grilli che mi stanno un po' sfrancicando le ovaie. Soluzioni?

    PS: non lo so. sarà per via del semi-manageriale?

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  6. dimmi che non avevi le babbucce....

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  7. raccontata da te e' davvero allettante.

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  8. @chanel: certo che le avevo! non mento mai... ;)

    @Amammuzza: ti riferisci a Torino? è allettante sempre, secondo me! ;) (grazie)

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  9. 28 e 29 sono ad alba ;-) dovrei beccarmi con mirtilla e ally... vi aggiungete pure tu e la only??? dai dai!!!

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  10. uh, ma che scoop! Se ce la faccio molto volentieri!!! Only, dove sei?

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