15 novembre 2010

Non ci sono più certezze, nemmeno a Milano.

Sono un donnino metodico, io. Ho i miei rituali, le mie fissazioni, i miei percorsi, i miei parcheggi, le mie abitudini. Una di queste abitudini è, ogni volta che si va a visitare una mostra allo Spazio Forma, fermarsi a pranzo nell’adiacente ristorante che, per una cifra irrisoria, soprattutto se consideri che siamo pur sempre a Milano, ti propone un menu assolutamente dignitoso. E invece sabato, arrivate là di fronte, la delusione: “il ristorante dello spazio forma è aperto a pranzo dal lunedì al venerdì”.  Ecco. Dopo il primo attimo di sconforto ci siamo ricordate della trattoria “Madonnina”, che ogni volta sorpassiamo dicendoci che dovremmo provarla, prima o poi. E sabato è venuto il momento. Soffitti bassi e vecchi poster alle pareti, atmosfera rilassata e tavoli gremiti da gente che sembrava residente nel quartiere. Abbiamo intravisto anche il pergolato, sicuramente d’estate mangiare all’aperto, circondati dalle case di ringhiera, non dev’essere male. E magari – sempre prima o poi – ci toglieremo anche questa curiosità. Sei a Milano, a pranzo, di sabato, cosa prendi? La cotolEtta, per forza. E la cotolEtta è arrivata, con il suo osso regolamentare e le patate al forno a far da contorno. Poi siamo andate a vederci la mostra di Robert Doisneau, come da programma. Al mattino invece abbiamo passeggiato per Brera, che ha sempre il suo fascino. E devo ancora capire se quel vecchietto coi capelli bianchi che si credeva il nonno di Heidi e che, coadiuvato da un vecchio registratore, cantava assieme ad Elisabetta Viviani “ti sorridono i monti” mi ha messo più tristezza o allegria.
 

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