19 ottobre 2010

getting back to normality

E’ passata una settimana.
Ché il tempo vola, lo sanno tutti. E pian piano, inevitabilmente, si torna alla routine quotidiana. Anche perchè, che ti piaccia o no, è l’unica cosa che puoi fare.
In alternativa potresti struggerti il cuore riguardando le foto che – fra l’altro - non hai ancora scaricato, pensare a cosa stavi facendo quel giorno a quell’ora, ma non porterebbe a nulla di concreto.
Poi apri la posta elettronica, e leggi un messaggio che dice: “Non ti dimenticherò mai, sarò in Europa a febbraio, ci incontreremo in Italia”. E, anche se sai che non è vero, fingi di crederci, che tanto non costa nulla. E inizi a pensare a quanto manca a febbraio. E a come sarebbe bello se...
Poi riapri gli occhi, e pensi che a casa tua si è rotta la caldaia, e che stamattina ti sei lavata a pezzettini, perchè tu la doccia con l’acqua fredda non la fai nemmeno ad agosto. Che farsi il bidet ti ha procurato un brivido. Ma non era di piacere.
Cerchi nell’armadio qualcosa da metterti.
Provi una gonna che ti andava, fino al mese scorso. E’ larga. Ma ha il vantaggio di non cadere sul pavimento, e la metti lo stesso, tanto sopra hai una maglia lunga a sufficienza da non far vedere fin dove scende la gonna. Hai perso 17 kg. Sulla pancia al posto della tartaruga esibisci uno shar-pei, ma tanto non lo vede nessuno, che la tua vita sessuale è paragonabile, per vivacità ed esuberanza, a quella di un’ostrica da allevamento. E ti interroghi sul perchè tu venerdì pomeriggio ti sia comprata quel delizioso completo intimo La Perla in pizzo viola.

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