1 settembre 2009

London calling (veloce riassunto di una veloce settimana)


Non mi ricordavo che l’underground fosse così lenta. Sarà che quando sei giovane credi che il tempo non finisca mai, e non ci fai caso. Ma sabato scorso, quando siamo arrivate in città, ci abbiamo messo una vita ad andare da Victoria Station a Paddington. Ma non importa.Sussex Gardens, la strada in cui si trovava il nostro hotel era molto carina. Un susseguirsi di alberghi uno attaccato all’altro, tutti più o meno simili. Il nostro hotel era dignitosamente pulito. La stanza era piccola, ma me l’aspettavo. C’era il lavandino modello vasca da bagno di barbie, e mi aspettavo anche quello. La nostra stanza era al terzo piano senza ascensore, e questo me lo aspettavo un po’ meno. Ho affrontato la full english breakfast come se stessi seguendo una terapia a scalare: la prima mattina l’ho presa effettivamente “full”: 2 uova, bacon, fagioli in umido e un pomodoro pelato intiepidito.La seconda mattina ho chiesto di non portarmi il pomodoro e di portarmi un solo uovo.Il terzo giorno ho rinunciato anche ai fagioli.I restanti tre giorni sono passata ai corn flakes. Il tempo è stato decisamente favorevole. Un solo giorno di pioggia, ma nemmeno troppo intensa, e una temperatura invidiabile. Covent Garden e Camden Town hanno mantenuto inalterato il loro fascino. Anche se la zona di Camden la ricordavo molto più piccola e decadente. Carnaby Street è diventata un’anonima via commerciale come tante altre, e ha perso totalmente il fascino “alternativo” di un tempo. Abbiamo visitato la National Gallery, e la National Portait Gallery per visitare la mostra “Gay Icons”, il British Museum e la Tate Modern. Tutte rigorosamente free. In compenso se volevi visitare l’abbazia di Westminster e la St Paul’s Cathedral dovevi pagare rispettivamente 15 e 11 sterline. Che, mi si perdonerà, per entrare in una chiesa io non sono disposta a spendere. In alternativa noi siamo andate alla cattedrale di Westminster (che sono due cose diverse) e a St Bartholomew the great, la chiesa più antica della città, dove, fra l'altro, hanno girato alcune scene di Shakespeare in Love e Amazing Grace... Abbiamo snobbato la metropolitana preferendole gli autobus, abbiamo fatto un giro sul Tamigi, abbiamo evitato di passare anche solo per sbaglio da Piccadilly Circus, siamo andate al cinema, abbiamo preso treni (puntuali e puliti, bagni compresi), siamo state a Cambridge e a Bath, abbiamo fatto conversazione sul tempo, che da quelle parti è un classico. Ci hanno chiesto almeno due volte indicazioni stradali. Che è una cosa che a me fa piacere. Perché vuol dire che non abbiamo l’aspetto da turiste interdette, se non altro. 
E, per finire, gli inglesi sono gentili. Perché se io fossi stata al posto della commessa del negozio di scarpe in cui due mature italiche signore l’hanno tirata scema a forza di “Signorì, cara, ma che nummero è chisto?” e “Signorì, bella, voglio provare il 37” io le avrei mandate a cagare dopo cinque minuti. In inglese, of course. 



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